Teatro, Catanzaro apprezza l’Antigone del Teatro di Calabria

Quasi tutti esaurito per il primo dei due appuntamenti del Teatro di Calabria 

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    Non c’è stato il tutto esaurito, ma poco c’è mancato: Catanzaro ha risposto benissimo all’appello del Teatro di Calabria Aroldo Tieri e delle sue recite dell’ormai consueta rassegna “Grecalis, il vento della parola antica”, che ieri sera ha avuto il suo primo dei due appuntamenti con “Antigone” di Sofocle, nel chiostro del complesso  San Giovanni.

    La tragedia del drammaturgo greco è stata presentata nella versione, molto rispettosa dell’originale, riveduta e ridotta da Luigi La Rosa. Alcuni personaggi sono spariti, ne sono stati inseriti di nuovi, e il coro è stato declinato al femminile, per dire i più evidenti: in scena, con la regia di Aldo Conforto, è rimasta la forza della parola di Sofocle, una riflessione sulla contrapposizione tra la Legge civile e quella emotiva, del cuore; così come la ribellione “quieta” di Antigone – una convincente Mariarita Albanese, straziata e straziante al punto giusto -,  elemento posto ad eguale distanza tra le due, ferma nella sua decisione, sullo sfondo una Tebe devastata dalla guerra fratricida. Da contraltare a lei, c’è stato Creonte, il nuovo re: molto bravo Paolo Formoso in un ruolo francamente antipatico eppure efficace come despota causa del suo stesso male – “Spesso il male sembra un bene ad un uomo a cui la mente volse un Nume alla rovina”, dice il coro di Sofocle -, ammonito dal cieco veggente Tiresia (qui un porto sicuro, Aldo Conforto) nel metterlo in guardia dalle proprie azioni. A completare i personaggi, il Nunzio del sempre valente Salvatore Venuto e l’Emone di Bunty Andrea Giudice che ha saputo dimostrare grandi progressi nella recitazione. Tutte brave, chi più chi meno, le componenti del Coro: qualche imprecisione per lo più nel finale non ha sminuito una performance di sicuro effetto, come sempre in questi casi.

    Belle le scene, per quanto stilizzate: il Teatro di Calabria da anni predilige gli spazi del chiostro del San Giovanni e sembra trovarcisi perfettamente a suo agio. Sfruttando la profondità del parterre, le balaustre e scalinate, i personaggi si sono mossi tra il pubblico – e anche sopra! -, avvolgendo gli spettatori, manco a dirlo, nella parola. Sul palco, essenziale, solo qualche elemento, come il trono di Creonte, sempre in scena.

    Molto belli i costumi – di Conforto -, cupi, luttuosi, ma dai colori decisi, che già rivelavano il carattere dei personaggi. A parte qualche incertezza nelle luci e qualche imprecisione audio – per lo più per le voci fuori scena e le musiche, azzeccate, ma da rivedere -, lo spettacolo è stato un buon esempio di teatro classico, una causa che La Rosa & co. hanno da tempo sposato, con risultati dignitosi e un pubblico che li continua a premiare.

    Carmen Loiacono

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