Salvini, una sera, sul lungomare di Soverato (VIDEO)

Cronache dal sotto palco di Salvini

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    di EllennE

    Alla fine non si è fatto male nessuno. Ma ci sono stati momenti di tensione e nervosismo davanti al palchetto allestito per inscenare la performance di Matteo Salvini, sceso a Soverato ieri sera nel proseguimento del suo tour balneare iniziato, neanche a dirlo, al Papeete Beach di Milano Marittima come ricordato dalla costante presenza, accanto al leader della Lega, di Massimo Casanova, proprietario del lido romagnolo è in virtù di questo candidato ed eletto alle ultime elezioni europee. I manifestanti anti Salvini, nell’ora abbondante di buco tra le 21 e l’effettivo inizio del comizio, hanno avuto tutto agio di guadagnare passo passo spazio sul lungomare Europa, fino a portarsi a dieci metri dal palco. Come abbiano fatto rimane un mistero, considerato l’imponente schieramento di forze dell’ordine predisposto dal questore Di Ruocco in collaborazione con carabinieri, fiamme gialle, volontari delle associazioni di polizia e finanche guardie ecozoofile. Rimane il fatto che tutta l’attenzione dei presenti, degli osservatori neutrali come i giornalisti, dei semplici curiosi a margine dell’evento, ma anche degli stessi sostenitori del leader, è stata assorbita dal rimbalzo continuato tra le urla e i fischi dei contestatori e il concitato eloquio di Salvini. Il quale, salito sul palco in bermuda cachi e t-shirt blu con logo “I love Calabria”, non ha certo lesinato in provocazioni verbali, a cominciare dall’esordio: «Facciamo un applauso anche a quelli cui sarebbe servito fare un anno di servizio militare obbligatorio, o un po’ di lavoro in parrocchia o un po’ di volontariato. Però abbiamo approvato che l’educazione civica torna materia di studio obbligatorio a scuola, perché dove non arrivano la mamma e il papà, e lì non ci sono arrivati, è evidente..». E così via per tutto il comizio, iniziato sulle noti trionfali di “Vincerò”, durato in sè non più di mezz’ora, intervallata da un buco di 10 minuti causato da un black out all’alimentatore della corrente. Pericoloso perché il focus si è concentrato sulla linea di urto tra polizia e contestatori, implementata dai diffusi scontri, per fortuna solo verbali, tra convenuti di opposti pareri. Il servizio d’ordine alla fine ha retto, anche se ci sono voluti due robusti respingimenti per portare gli antisalvini a un margine di sicurezza dal palco. Al ritorno di luce e microfono, l’annuncio da parte dello stesso Salvini, con tono da imbonitore, che il “cretino” responsabile del guasto era stato individuato e che avrebbe pagato di tasca sua i danni causati.

    Per il resto, non è arrivata nessuna novità rispetto a quanto già saputo sulla crisi di governo e sulle prossime mosse del Capitano. Un accenno fugace alle elezioni calabresi: «Molti mi chiedono se abbiamo già in testa i nomi per le elezioni regionali. No, ancora no, ma abbiamo in testa le idee per come vincere anche qui in Calabria, mandando a casa questo centro sinistra così inconcludente e incapace». Aprendo la via a tutte le interpretazioni possibili. Alla fine, la solita giaculatoria salviniana post comizio. Ci sarebbe da scrivere un approfondimento del tipo: Fenomenologia del selfie con Matteo. Più di un’ora a smaltire la fila di autoritratti con flash, predisposta dal ministro con la solita ironia: «Mi raccomando, ci sono qui fino all’ultimo selfie. Ma entrate tutti dalla destra, che solo da lì arrivano le cose buone». Giù appalusi, per lo meno dalle prime fila. Più indietro, meglio lasciar perdere per amore di patria e di bon ton. Piuttosto, una considerazione. Solo a regolare sul palco il traffico in funzione di selfie, una ventina e più di agenti in borghese con distintivo a vista e uomini in divisa. Un agente con telecamere a filmare tutti i selfisti guancia a guancia con il ministro, che con fare atletico si adattava alle diverse altezze dei partecipanti al rito, abbassandosi, contorcendosi, cambiando inclinazione del busto, sorridendo davanti allo smartphone del o della fortunata. In più l’addetto stampa del ministro a fotografare con il suo dispositivo. Se per Grillo l’imperativo era: “una testa un voto”, per Salvini l’equivalente è : “un selfie un voto. O anche due o tre.

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