Catanzaro difende la Chiesa del Monte. Non si può cancellare la storia

In uno scritto inedito di Padre Remigio Le Pera è custodita l’essenza dell’opera dei Frati Cappuccini.

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    di Maria Teresa Rotundo

    L’ipotesi della possibile chiusura della Chiesa del Monte dei Morti, affidata da secoli ai Frati Cappuccini, preoccupa tutti. Fedeli, associazioni cittadine, studiosi e amministratori si sono mobilitati affinché nel cuore del centro storico del capoluogo non venga a mancare la presenza di quei frati che con le loro opere di carità si sono sempre impegnati a favore dei bisognosi, divenendo centro di spiritualità per i cittadini, custodendo al suo interno preziosi libri e opere d’arte. E’ solo una possibilità, certo, ma permettere la chiusura del convento in cui oggi è presenta una piccolissima comunità di frati, vorrebbe dire cancellare secoli di storia del capoluogo che hanno contribuito a creare una salda identità storica, religiosa e sociale della città. Per tale motivo, proprio in questi giorni, diverse associazioni cittadine stanno preparando un documento attraverso il quale inviteranno ad un confronto aperto il Ministro Provinciale dei Cappuccini Padre Piero Ammendola e il Vescovo di Catanzaro Mons. Vincenzo Bertolone, per cercare di trovare in via definitiva una soluzione alla questione dell’ipotesi di chiusura. Catanzaro difende la Chiesa del Monte e lo fa essenzialmente per tre ragioni: c’è il punto di vista religioso, quello legato ai beni culturali e la difesa della sua memoria storica.

    E’ in uno scritto inedito di Padre Remigio Le Pera, composto in occasione del primo centenario dell’insediamento dei Cappuccini nella Chiesa del Monte, recuperato dallo scrittore catanzarese Silvestro Bressi, che è racchiusa l’importanza della presenza della comunità religiosa a Catanzaro e che oggi spinge l’intera città a schierarsi a suo favore per non perderla.

    “I Cappuccini, genuino ramo serafico, s’insediarono a Catanzaro nel 1534 sul monte Pezzano in un vecchio convento dei PP. Conventuali. Circa l’anno 1600 si trasferirono in un’altra località più idonea per lo sviluppo pastorale, dove oggi vi è il Presidio Militare (Caserma Pepe) – scrive Padre Remigio – Fu quello un importante convento rigurgitante di religiosi, dove per circa tre secoli si diffondeva tanta luce di fede e carità francescana.” E già in quegli anni, la vita dei frati, condotta in umiltà e a favore della comunità, ebbe tanta riconoscenza da parte dei Vescovi e del popolo che in loro trovò un punto di riferimento spirituale e non solo.

    Nel 1885 Mons. Bernardo De Riso concesse ai Cappuccini l’abitazione  accanto alla Chiesa del Monte con l’incarico di servire l’Oratorio  – prosegue Padre Remigio precisando poi che fu il 30 aprile del 1892 che è stata emessa la “Bolla” vescovile con la quale si decretava la cessione in perpetuo dell’oratorio – Da allora per la Chiesa del Monte incomincia un’epoca nuova e feconda di apostolato che la lega a quella svolta nei secoli passati del primitivo cenobio cappuccino, rinnovando e confermando la presenza francescana.” Così i Cappuccini dalla periferia hanno raggiunto il cuore della città mettendo in pratica le loro opere di carità e avvicinandosi ai cittadini che oggi ne pretendono la permanenza perché ne riconosco la grandezza. Grazie a loro la città ha le due lapidi marmoree con il nome dei 178 catanzaresi morti nel Primo Conflitto Mondiale, mentre durante la Seconda Guerra Mondiale, nonostante il convento fosse stato danneggiato, seppero assistere i catanzaresi condividendo sacrifici e sofferenze: “I Cappuccini, i quali non lasciarono la loro chiesa neppure un’ora, fecero opera di soccorso con abnegazione, aiutando con francescana carità quanti ne incontravano bisognosi di un conforto, non curanti del pericolo e accettando alla loro mensa chiunque con fraterna carità.” E il loro modo di assistere concretamente e spiritualmente la città non è mutato negli anni. Nonostante i tempi moderni sono sempre pronti ad assistere chiunque, a stare vicino ai propri fedeli.

    Ma la riconoscenza a questi frati si lega anche ad altro. Essi sono custodi di un grande tesoro, prima di tutto c’è il legame spirituale che unisce la loro comunità e i cittadini e poi c’è quello fatto dai beni culturali: “Dal momento in cui ricevettero da Mons. De Riso in dono perpetuo l’importante Oratorio del Monte dei Morti e della Misericordia, sono stati sempre gelosi di tale consegna, curando con scrupolosità il funzionamento religioso di esso.” I Frati hanno saputo custodire le opere d’arte presenti nella Chiesa nonché la sua biblioteca di oltre 10000 volumi e un interessante Archivio provinciale con molti oggetti preziosi. Che fine farà questo tesoro se il Convento dovesse chiudere? Catanzaro oltre a perdere un grande centro spirituale, perderà anche importanti opere, insieme alla possibilità di recuperare e ricollocare all’interno della Chiesa del Monde un dipinto di San Vitaliano ora custodito in provincia di Reggio Calabria. La questione è delicata perché c’è una grande identità da difendere, troppa storia da continuare a custodire, un legame prezioso con i frati che Catanzaro non vuole e non può sciogliere perché creato da quell’amore caritatevole creatosi nei secoli e oggi ancora fortemente presente.

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