I lavori erano contrari al Pai, Ministero Ambiente vince al CdS

I giudici amministrativi non hanno ritento valide le motivazioni della Satim di Catanzaro

Più informazioni su


    Sono state più forti le motivazioni del Ministero dell’ambiente rispetto a quelle della Satim davanti ai giudici amministrativi del Consiglio di Stato. La società  rappresentata e difesa dagli avvocati Demetrio Verbaro, Alfredo Gualtieri e Domenico Poerio, è proprietaria di un immobile adibito ad albergo ubicato in Catanzaro, quartiere Catanzaro Lido, nell’ambito di un contesto territoriale che il Piano di Assetto Idrogeologico considera, per la presenza di un attiguo torrente, “area di attenzione per pericolo di inondazione”.

    Intendendo procedere ad alcuni lavori sul fabbricato, la Satim aveva formulato, nel 2014, istanza di permesso di costruire, che tuttavia il Comune ha rigettato sulla scorta della  connotazione della zona in cui è situato il manufatto.

    La società ha, quindi, commissionato a tecnici di fiducia uno studio specialistico, da cui è emerso che l’area non presenterebbe un effettivo rischio idrogeologico: lo studio è stato debitamente comunicato, tramite il Comune di Catanzaro, all’Autorità di Bacino in data 12 luglio 2016.

    Stante l’inerzia dell’Amministrazione, la società Satim ha quindi formulato, in data 13 marzo 2018, una diffida con cui, ai sensi dell’art. 24 delle norme di attuazione del Piano di Assetto Idrogeologico, ha sollecitato l’Autorità di Bacino a provvedere all’aggiornamento della perimetrazione recata dal Piano e, in particolare, ad escludere il terreno della ricorrente dalla menzionata “area di attenzione per il pericolo di inondazione”.

    L’Autorità ha riscontrato la diffida con nota del 7 maggio 2018, con cui ha reso noto che la procedura di aggiornamento del rischio idrogeologico dell’area  era confluita nella più ampia procedura di rivisitazione ed aggiornamento dell’intero Piano, anche in considerazione dell’avvenuta soppressione dell’Autorità di Bacino Regionale, confluita nella neo-istituita Autorità di Bacino Distrettuale del Distretto dell’Appennino Meridionale.
    Dopo aver avuto ragione davanti al Tar il ministero ha presentato ricorso che è stato accolto dal Consiglio di Stato. I giudici amministrativi hanno osservato che  l’anelata modifica del Piano di Assetto idrogeologico non incide direttamente ed immediatamente “sul regime delle acque pubbliche”, ossia su aspetti “che concorrano, in concreto, a disciplinare la gestione e l’esercizio delle opere idrauliche o a determinare i modi di acquisto dei beni necessari all’esercizio e alla realizzazione delle opere stesse od a stabilire o modificarne la localizzazione o a influire nella loro realizzazione”.

    Al contrario, la modifica del Piano incide sulle prospettive edificatorie delle zone da esso perimetrate; più in generale, il Piano non riguarda le acque come risorsa pubblica, ma come potenziale fattore di rischio (appunto idrogeologico) per la collettività che condiziona, conforma e vincola le possibilità di uso del territorio

    In termini generali, dicono i giudici,  l’aggiornamento della perimetrazione delle aree recata dal Piano consegue – contrariamente agli assunti formulati nell’appello – sia a richieste di Amministrazioni pubbliche, sia ad iniziativa dei privati interessati.

    In definitiva, la perimetrazione delineata dal Piano è aggiornata, fra l’altro, a seguito della presentazione di studi da parte di soggetti tanto pubblici quanto privati. In ossequio al fondamentale canone del buon andamento amministrativo, le modifiche e gli aggiornamenti del Piano non possono non essere concentrati entro un contesto procedimentale unitario, pena la perdita di quell’organicità pianificatoria che costituisce il senso stesso della previsione legislativa di un sistematico Piano di assetto idrogeologico.

    Di converso, ammettere che la presentazione di uno studio da parte di un privato radichi per ciò solo un micro-procedimento di modifica da concludersi entro un termine predefinito avrebbe un impatto devastante in termini di economicità ed efficacia dell’azione amministrativa,

    Conseguentemente, le richieste di aggiornamento, provengano esse da soggetti pubblici ovvero privati, debbono essere sì scrutinate dall’Autorità, ma nell’ambito di un’unitaria ed organica rivisitazione del Piano, non singolarmente.  

    g.z.

     

    Più informazioni su