Mimmo Stillo: ‘Dopo 60 anni di lavoro mi ritiro da vincitore’

Lo storico ristorante del quartiere marinaro 'spegne' i fuochi della sua cucina

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    di Giulia Zampina

    “Voglio ritirami da vincitore”. Sono queste le uniche parole che Mimmo Stillo riesce a dire al telefono appena la notizia della prossima chiusura del suo storico ristorante fa il giro del web. In realtà le altre parole fanno parte di una conversazione intima come solo la condivisone dei ricordi può essere. Classe 1941, il fisico ed il sorriso non tradiscono l’età di “chez Mimmo” che in 60 anni di attività ha reso più belli e lieti i momenti di tanti Catanzaresi. In origine il suo ristorante era un angolo di paradiso, posto su quella collinetta che sovrastava il mare nel quartiere marinaro. Si chiamava “La Brace” ma tutti dicevano “andiamo da Mimmo Stillo”.

    Con annesso hotel, Stillo ha ospitato la squadra del Catanzaro negli anni d’oro, quelli di cui molti parlano senza averli mai veramente vissuti. L’immagine di copertina che ha scelto per la sua pagina social, quegli anni li racconta ancora, con un trio d’eccezione seduto al tavolo del suo ristorante, Ranieri, Silipo, Banelli. La fama del suo cocktail di gamberi superava i confini e c’è chi giura che, come accade per la Cocacola, ci fosse un ingrediente segreto che nessuno conosce. Non è mai caduto nella lusinga di moderne quante effimere spezie, mantenendo i gusti di una cucina tradizionale, prediligendo i gusti che arrivano dal mare. Poi in questa città iniziarono gli anni del caos urbanistico, anche nel quartiere marinaro, di quello sviluppo voluto e non gestito e Mimmo Stillo decise di investire in località Giovino. Sacrificando la parte alberghiera e investendo solo sul food. Nel 2015 ciò che mai si sarebbe aspettato. Un incendio distrusse il locale. Fu il periodo in cui molti imprenditori catanzaresi subirono l’attacco della malavita locale con finalità estorsive. Mimmo Stillo si rialzò anche in quell’occasione. Ma sulle sue spalle il peso di un tempo che è cambiato e certamente non in meglio si è sentito e soprattutto visto. L’incendio distrusse anche molti dei ricordi dei 60 anni di attività, bruciando tante fotografie.

    Ma la malvagità dell’uomo tutto può, ma solo fino ad un certo punto, perché non può arrivare mai a distruggere sensazioni, emozioni, vissuti che restano nel cuore. E Mimmo Stillo, il suo ristorante, il suo cockatail di gamberi, la sua cordialità e l’amore per il suo lavoro che era amore per la sua clientela, potranno sì trasformarsi in fuoco, ma quello della passione di chi oggi lo saluta consapevole che è un arrivederci dell’anima, anche se da domenica si trasformerà in un doloroso addio.

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