Festival d’Autunno: Carboni,è sempre ‘Luca lo stesso’ (video)

«E’ una grande festa quando riusciamo a venire da queste parti»

Più informazioni su


    Quando canta “sono sempre Luca lo stesso”, dice il vero. Con Luca Carboni il tempo sembra essersi fermato: lui è sempre lui, chitarra al collo, braccia spalancate, sguardo verso l’alto e gli immancabili occhialoni scuri, che vanno sempre in coppia con un sorriso compiaciuto.

    Luca Carboni è Luca Carboni, oggi come ieri, e la sua “presa” sul pubblico si rinnova col passare degli anni, anche quella identica nel tempo. Non poteva iniziare meglio il diciassettesimo Festival d’autunno, che ieri sera al Teatro Politeama ha aperto ufficialmente i battenti – dopo un paio di anteprime – all’insegna del cantautorato italiano, il leit motiv dell’intera edizione. Ospite sul palco una sorta di eroe della cantautorato pop: Carboni ha saputo affermarsi negli anni ’80, in un’epoca in cui la musica andava da tutt’altra parte rispetto agli autori, e lo ha fatto facendo leva su aspetti che ancora oggi sembrano centrare il colpo. Semplicità, orecchiabilità, sentimenti puri e riflessioni individuali, ma comuni ai più, forse sono la chiave di un successo che, seppure tra alti e bassi, rimane inalterato e anche ieri sera sul palco del Politeama, ha avuto una delle sue più felici espressioni.

    La serata era stata presentata, come di consueto, dal direttore artistico Antonietta Santacroce, che nel salutare il pubblico del Festival ha illustrato il tema dell’edizione 2019, oltre ai prossimi appuntamenti in programma sia al Teatro Politeama sia al Museo Marca. Poi era stato il turno del cantautore toscano Effenberg che anche a Catanzaro, come per tutte le date del tour, ha aperto il concerto di Carboni proponendo alcuni suoi brani come “Elefanti per cena”, dall’omonimo primo album , e “Tergicristalli” dal secondo album, “Il cielo era un corpo coperto”, per il quale lo stesso Luca Carboni ha disegnato la copertina. Quindi è stato il turno dell’ospite principale della serata, osannato da una parte del pubblico femminile che a gran voce lo chiamava sul palco prima ancora che si abbassassero le luci.

    Lui, come dicevamo, si è presentato nel pieno della semplicità che lo contraddistingue: jeans e giubbotto di pelle, T-shirt nera con una grande stella rossa, il simbolo di Sputnik – l’ultimo album del cantautore bolognese che dà anche il titolo al tour -, indossata peraltro anche dagli altri membri della band che lo ha accompagnato. Poche parole per il pubblico, le prime dopo almeno tre brani, molti ringraziamenti a chi lo ha portato nuovamente a Catanzaro – mancava dal 2011, dal Politeama dal 2007, come ha ricordato lui stesso «E’ una grande festa quando riusciamo a venire da queste parti», ha detto -, e a chi, tra tecnici e personale sul posto, hanno permesso che si svolgesse la serata. Quindi spazio ai brani nuovi, quelli di Sputnik, come “Una grande festa”, “Amore digitale”, “Non voglio”, “Prima di partire”, per citarne qualcuno, ma anche quelli più “storici”, come “Segni del tempo”, “Primavera”, “Mi ami davvero”, “Bologna è una regola”, “Il mio cuore fa ciok”, “Stellina”, e le sue celebri “Farfallina”, “Silvia lo sai”, “Luca lo stesso”, “Ci vuole un fisico bestiale”, “Mare mare mare”, su tutte. Non sono mancate riflessioni sul tema del Festival, dedicato alle parole – e quindi ai cantautori -, «bella l’idea delle parole dentro la musica –ha detto -, le parole spesso nascono prima della musica, ma è la musica che va a cercare le parole e tira fuori quello che vuole da me». E non è mancato neanche un piccolo omaggio a quel Lucio Dalla che lo spinse a cantare, oltre che a scrivere brani – e che sarà ricordato dal Festival d’autunno con un concerto di Ron interamente dedicato a lui e alle sue canzoni -, con “Quale allegria” che Carboni aveva già proposto nell’album di cover “dotte”, “Musiche ribelli” del 2009.

    Carmen Loiacono

     

     

    Più informazioni su