Cosa vuol dire un topo in via Buccarelli foto

L’appello dei commercianti: rispettiamo le regole

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    di Lello Nisticò

    Un topo è un topo è un topo. E poi ci sono i 300.000.000 milioni di topi di De Gregori: «Ci sono topi tutti in giro/topi tutti intorno/topi mattina e sera/topi mattina e giorno//Ci sono topi tutti intorno/topi in Via Frattina/traversavano la strada tranquillamente/alle undici di mattina». Via Buccarelli non è via Frattina. Ma il topo c’era. Non solo alle 11, ma pare anche più tardi, all’ora di pranzo, e pure di cena. Via Buccarelli non è via Frattina, ma in qualche modo è a quella assimilabile. È una strada di una certa e ben fondata pretesa, sede di bei condomini, una banca da poco inaugurata, la Corte dei Conti, il Tribunale amministrativo regionale, l’Enel, negozi di grido. E un topino, che ha fatto il giro del social in blu. Dovrebbe essere del genere domestico (Mus Musculus), considerata la taglia.

    Che poi, visto così, da poco vicino, fa anche tenerezza. Sorpreso sulla grata del tombino, da cui forse è risalito o nel quale va ad imbucarsi, prima di tirare un po’ di fumo da quei tre o quattro mozziconi che poggiano sulla ghisa. Anche quelli, eh, fanno un po’ senso. Perché il problema di via Buccarelli, ma un po’ di tutta la città, non sono solo i topi. Quelli sono dovunque, formano colonie sotterranee e ogni tanto qualcuno fa una gita fuori porta. Certo, sarebbe meglio starne alla larga. Per tutto quello che sappiamo. Un modo per ridurne le sortite sarebbe tenere pulito l’ambiente, le strade, evitare i rifiuti liberi, le deiezioni canine e non. Ecco, su questo punto c’è molto da lavorare.

    Ne sono convinti i commercianti di via Buccarelli. È stata una di loro a fotografare il topo e a mandarlo in orbita per la rete. Per lanciare non un allarme, ma un appello alla maggior cura per la pulizia, il decoro, il rispetto delle regole in tema di igiene pubblica. «E – dice, confortata dall’assenso di un gruppo di colleghi che intanto si sono aggregati – siamo noi tutti i primi responsabili. Non possiamo imputare nulla alla Sieco (l’azienda che ha l’appalto della raccolta rifiuti, ndr). Che è puntuale, salvo casi eccezionali, nella raccolta, ben predisposta ad ascoltare richieste ed esigenze. Ma qualcuno, più di uno, di noi cittadini non fa il proprio dovere. E le conseguenze si vedono». Il conferimento e la raccolta dei loro rifiuti avviene regolarmente nelle ore di chiusura per quanto riguarda i cartoni, e seguendo le indicazioni fornite dal concessionario per tutto il resto.

    I commercianti di via Buccarelli si conoscono tutti l’un l’altro. Spesso si coinvolgono reciprocamente in iniziative comuni, per ravvivare l’offerta e smuovere il commercio. Talvolta chiedono al Comune di vietare per una sera o due il passaggio e la sosta delle auto. Per fare festa, coinvolgere i passanti, vendere e brindare in allegria. Sono una ventina di esercizi, tutti di buon livello qualitativo, per qualcuno potremmo spingerci nella categoria lusso: abbigliamento, calzature, bar, parafarmacia. Hanno già programmato tra giornate speciali, una al mese, da qui fino a Natale, quando la strada si addobba con le luci e i colori della festa. Per tutto questo, anche per questo, per la passione che mettono nel gestire il loro mestiere, vorrebbero che le cose andassero per il verso giusto.

    Ecco, una cosa che li fa adombrare, per usare un eufemismo – è la fila di cassonetti che occupa tutto un tratto di marciapiede proprio dove Buccarelli incrocia la discesa di via Mario Greco. Non tanto peri cassonetti in sé, naturalmente, ma per l’uso sconsiderato che se ne fa. Gli scarti alimentari degli esercizi vicini – frutta, verdura, carne, pesce – man mano che riempiono i contenitori dei negozi, vengono direttamente sversati nei raccoglitori sul marciapiede, in qualunque ora del giorno. Lo abbiamo constatato direttamente.

    Ne abbiamo chiesto ragione allo “sversatore” che ha riferito di essere pienamente legittimato a farlo. Non sappiamo se così è, ci informeremo in proposito, ma questo rende ragione del fetore che aleggia intorno ai raccoglitori in questione che, tra l’altro, servono anche ai vicini condomini. Senza contare il particolare dell’improvvida coesistenza, alle spalle dei contenitori, delle bacheche delle affissioni pubbliche riportanti gli annunci mortuari. Non sembra una soluzione visivamente ottimale, per tacere delle implicazioni più intime di rispetto per chi se ne è andato e per chi rimane. Insomma, qualcosa da sistemare, nei comportamenti e nei posizionamenti, ci sarebbe.

    Per ultimo. La canzone di De Gregori, che si intitola proprio 300.000.000 milioni di topi, riportava le stime della popolazione topesca in Italia nell’anno della canzone, il 1988. Da allora può darsi che i topi siano aumentati di numero. Al netto dell’inflazione.

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