Verde pubblico, presidente ordine architetti: tutelare la storia

Gli “orti” di Catanzaro, con le loro stratificazioni storiche, diffusi a macchia di leopardo in tutta la Città, rappresentavano un valore identitario dei luoghi, in cui la natura era protagonista, insieme ai palazzi storici, alle Chiese, ai beni religiosi e alla comunità

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    Mi riallaccio ai recenti articoli apparsi sulle principali testate giornalistiche locali riguardanti il tema del verde pubblico e del verde privato della città di Catanzaro. Ho molto apprezzato l’iniziativa dell’assessore al ramo Domenico Cavallaro tendente al censimento e alla valorizzazione delle aree verdi della Città, con la necessità di redigere un regolamento comunale della materia, sostenuta dall’iniziativa del Presidente dell’Ordine degli Agronomi di Catanzaro, Dr. Antonio Celi, che ha posto l’attenzione sulla necessità di ridare valore e sicurezza al verde pubblico come risorsa naturale necessaria al riequilibrio della funzione naturalistica anche in chiave di sicurezza urbana.

    Ma vorrei ricordare anche l’iniziativa di qualche tempo fa di alcuni consiglieri comunali per il recupero delle aree verdi della Città da finalizzare alla diffusione degli “orti urbani” a scopo produttivo e sociale con ricadute sulla qualità ambientale dei quartieri, soprattutto dove maggiore è la disponibilità di aree urbane ed exstraurbane abbandonate (sia pubbliche che private). Oppure l’azione che sta svolgendo la prof.ssa Mariangela Bettini Ferrara – Presidente del Garden Club Catanzaro, attraverso incontri con le Scuole e convegni, per promuovere azioni educative vissute e perpetuare il giardino come valore della storia, della vita e della natura. Tutte iniziative lodevoli che devono trovare la loro attuazione in una visione strategica di sostenibilità ambientale, decoro urbano, tutela storica e identitaria della Città. Mi ha però incuriosito un recente articolo pubblicato sul web che fa una narrazione molto interessante del verde della Città, richiamandosi agli “orti e giardini” urbani ed al valore sociale e simbolico che essi hanno avuto nel corso della storia e che oggi risultano sottovalutati e male utilizzati, con ricadute negative dal punto di vista estetico e naturalistico, dimenticando che il P.r.G. tutela i giardini storici presenti nella Città consolidata. In questo articolo, riferendosi alla Città di Catanzaro, pone l’attenzione sulla necessità di tutelare il verde pubblico ma ancor di più il verde privato, in quanto essi, sono ancora in grado di svolgere una funzione pubblica se correttamente valorizzati e tutelati, incidendo sul decoro, sulla qualità urbana e paesaggistica che genera valore per la qualità della vita e il riequilibrio tra il costruito utilitaristico e il verde inteso come valore collettivo da preservare.

    La nostra Città storica, con il suo tessuto urbano, le vie pubbliche, i giardini e la presenza degli orti, è storicamente e ampiamente caratterizzata, ma nonostante ciò, il verde urbano storicizzato è stato quasi sempre ignorato e sottovalutato, preferendo, molte volte in nome di un’ipotetica modernità sacrificarli per altri usi e funzioni avulse dalla loro storia e dal loro valore sociale e simbolico, cementificandoli a discapito della loro bellezza. Nel medioevo, questi spazi verdi, racchiusi da mura, erano rappresentati da giardini e/o orti storicamente definiti come “hortus conclusus” dal latino giardino chiuso, che rappresentò per secoli il luogo privato volto al rapporto con la natura, in un luogo confinato oltre lo spazio pubblico.

    Questi spazi, mutuati, urbanisticamente dagli impianti dei complessi monastici, rappresentavano il luogo dove la natura e la mano dell’uomo si fondevano in un’unica opera d’arte, in cui vivere in sintonia con la natura e Dio e riscoprire la purezza e la potenza della creazione. Gli “orti” di Catanzaro, con le loro stratificazioni storiche, diffusi a macchia di leopardo in tutta la Città, rappresentavano un valore identitario dei luoghi, in cui la natura era protagonista, insieme ai palazzi storici, alle Chiese, ai beni religiosi e alla comunità, che poteva godere della bellezza dei cosiddetti “giardini” con i loro frutti (limoni e arance), le loro specie ornamentali ed arboree in cui la rosa, il giglio e la palma richiamavano simbolicamente il sangue divino, la purezza e la gloria, per riaffermare le radici cristiane della Città. Oggi, alla necessità di recuperare il rapporto con la natura e di tutelare i luoghi storici della Città, si affianca la necessità di preservare e potenziare il verde urbano in chiave ambientale oltre che storica, per contrastare i cambiamenti climatici attraverso regolatori termici naturali, che consentano gratuitamente di contribuire all’abbassamento della temperatura urbana e di contrastare la produzione CO2, conseguendo in un’unica azione qualità della vita e recupero della bellezza storica della Città. Quindi, è giusto regolamentare il verde pubblico e privato, ma ancor di più è necessario far rispettare questi valori storici, censire e porre sotto tutela i valori ambientali rappresentati dagli orti, dai giardini, dagli spazi verdi (soprattutto nel centro storico) e da tutto il sistema relazionale che essi rappresentano in termini di qualità della vita e di coesione sociale.

    Il Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Catanzaro ,Giuseppe Macrì

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