Catanzaro tra rischio idrogeologico e rete idrica in crisi

Le considerazioni di un ex dirigente del Consorzio di Bonifica

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    di Francesco Nisticò*

    La difesa idrogeologica, l’allagamento sistematico di alcune zone di Catanzaro Lido, la precarietà del servizio idropotabile sono temi che nei giorni scorsi sono stati opportunamente evidenziati sugli organi di stampa locali.

    Situazioni critiche sono state segnalate per la Fiumarella, il Castace e per l’allagamento delle aree prossime all’area portuale e alla stazione di Lido.

    Lo stato di manutenzione dei due corsi d’acqua è pessimo e non risulta che sia stato previsto un progetto organico a livello di bacino per dare corso a una sistemazione definitiva ed efficace, al di là di interventi puntiformi, alcuni dei quali in corso di esecuzione.

    Catanzaro Lido presenta poi una situazione allarmante. Tutta la zona compresa tra Casciolino, quella più prossima all’area portuale, e la rotatoria di Giovino a monte e a valle della strada statale 106 ionica è  stata densamente  urbanizzata: qui i canali di scolo naturali e artificiali delle acque meteoriche risultano tombati fino al loro sbocco in mare.

    Altrettanto problematica risulta essere la situazione esistente all’altezza di via Stretto antico e della vicina stazione FS.

    Se si sovrappongono le carte topografiche degli anni ’50 con quelle attuali si può contatare come alcuni canali sono addirittura scomparsi.

    Le urbanizzazioni che il quartiere marinaro ha subito, comportano un aumento notevole delle acque che si riversano direttamente nei canali mentre prima venivano assorbite dal terreno libero, oggi occupato dall’incremento delle superfici impermeabili costituite dalle aree di sedime delle costruzioni realizzate.

    La carente manutenzione, in occasione di eventi meteorici anche non eccezionali, comporta esondazioni e allagamenti che normalmente provocano disagi ma che in occasione di eventi più severi possono essere causa di pericoli e di danni. Basta fare riferimento alla linea ferroviaria Reggio-Taranto e alla SS 106.

    Si potrebbe dettagliare maggiormente la situazione in ambito tecnico ma in questa sede intanto è bene porsi il problema di come affrontare la problematica in forza dei  fenomeni pluviali con maggiore volume e frequente intensità che si registrano anche da noi per il cosiddetto “cambiamento climatico”.

    È del tutto necessario pensare che solo la progettazione di interventi su scala di bacino può risolvere le problematiche interessate relative alla Fiumarella, al Castace e alle zone di Lido prima specificate. Sarebbe, a proposito, interessante sapere che peso e che consistenza assumono queste situazioni nella redazione in corso del Piano Strutturale Comunale.

    Oltre 250 milioni di euro per gli interventi atti alla riduzione del rischio idrogeologico in Calabria sono stati stanziati dal ministero dell’Ambiente tramite accordi di programma con la Regione negli ultimi otto anni, circa 30 milioni solo nel 2018, cui vanno aggiunti per il 2018/2019 altri finanziamenti in corso di perfezionamento pari a circa 20 milioni di euro e quelli provenienti dal Patto per lo sviluppo della Regione Calabria, che ammontano a circa 300 milioni. Oltre 500 milioni di euro, complessivamente, nei quali sono inclusi gli interventi per la difesa dall’erosione costiera.

    Esistono dunque per gli Enti preposti  – qui ci sarebbe da disquisire giacché sono quasi del tutto trascurati i Consorzi di Bonifica che potrebbero essere un riferimento e un supporto tecnico e operativo importante – i mezzi economici per affrontare organicamente, in una logica programmatoria, le criticità evidenziate che certo non esauriscono il quadro delle emergenze idrogeologiche cittadine ma ne comprendono una parte significativa.

    L’atavica questione dell’approvvigionamento idropotabile di Catanzaro merita una attenzione particolare da parte della politica cittadina, provinciale e regionale.

    Negli ultimi anni si è registrata con pesante evidenza la precarietà del sistema di approvvigionamento idropotabile cittadino.

    L’adduttrice dell’Alli è soggetta a rotture sistematiche, le falde subalvee del fiume Corace versano in una situazione critica, i costi dei sollevamenti tramite pompe costituiscono una spesa energetica  annua non indifferente a carico dei cittadini

    contribuenti.

    Da cinque decenni si sa che solo la realizzazione della diga sul Melito è la valida soluzione del problema e non solo per la città di Catanzaro ma anche per quella di Lamezia Terme.

    Ora che è prossimo il rinnovo dell’Amministrazione regionale e delle città di Lamezia e (forse) di Catanzaro, potrebbe essere approntato un protocollo di intesa per riproporre la ripresa dell’opera la cui costruzione è stata interrotta da anni. Premettendo che non ho alcun interesse personale essendo amabilmente in quiescenza da un anno, ricordo che esiste un progetto di ridimensionamento della vecchia opera, volto tra l’altro al contenimento dei costi approvato dal Consorzio di Bonifica Ionio-Catanzarese,che prevede anche la costruzione di un acquedotto potabile senza costi energetici di sollevamento per le città di Catanzaro e Lamezia. Una politica che voglia essere lungimirante può disporre di un primo strumento di lavoro per affrontare un problema che ha bisogno di una definitiva soluzione nel quadro più ampio dello sviluppo dell’area centrale della Calabria.

    *già dirigente tecnico dei Consorzi di Bonifica di Catanzaro

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