Renato Montagnolo, il Mister catanzarese tra i più giovani di Serie C

Nell'intervista parla del suo percorso professionale. In futuro gli piacerebbe lavorare al Sud, e perché no, anche a Catanzaro

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     di Maria Teresa Rotundo

    È di Catanzaro uno tra gli allenatori più giovani della Serie C e a soli 29 anni ha già ottenuto grandi risultati professionali. Si chiama Renato Montagnolo, è vice allenatore della Reggiana e sul suo curriculum vanta una formazione sportiva e una storico-letteraria.

    Nato a Catanzaro ma cresciuto in Toscana, è molto legato alla sua terra d’origine ed è convinto che la sua personalità abbia molto a che fare con l’essere calabrese. Nell’intervista che abbiamo voluto dedicargli parla di sé, della sua esperienza sui campi di gioco e ci confessa che avrebbe piacerebbe a lavorare al Sud, perché no, anche a Catanzaro.

    Catanzarese di nascita e toscano di adozione, che legame hai con la tua terra d’origine?

    Amo la Calabria e cerco sempre di ritagliarmi del tempo per poter visitare i posti a cui sono legato fin da bambino. Sono nato a Catanzaro e ho sempre vissuto in Toscana ma grazie ai miei genitori, entrambi catanzaresi, che costantemente mi portavano in vacanza a Catanzaro, ho creato un forte legame con la mia terra d’origine. Sono un amante del mare e non solo in estate, così cerco di venire a fargli visita ogni volta che mi è possibile. E poi, probabilmente, sono calabrese più di quanto si possa pensare, molti lati del mio carattere sono certamente legati alle mie origini, sono una persona molto solare, testarda nel perseguire i propri obiettivi e passionale.

    Cosa ti piace dei calabresi?

    Un aspetto che mi incuriosisce molto è il fatto che noi calabresi siamo un po’ ovunque. Domenica scorsa, ad esempio, nel match contro il Piacenza, ho incontrato Daniele Cacia e, malgrado il pareggio finale, incontrarlo e parlare con lui è stato un piacere. Lo ricordo da quando ha iniziato il suo percorso e lo ammiravo in televisione, lo apprezzo molto come giocatore e averlo rivisto è stato emozionante. Mi fa sempre piacere incontrare calabresi fuori dalla propria regione, fare con loro una chiacchierata, avere un confronto e non solo sul campo.

    Quando hai capito che avresti fatto del calcio il tuo mestiere?

    Ho sempre giocato a calcio, quando ero bambino con i miei amici giocavamo sull’asfalto, e ricordo anche quando ci incontravamo qui a Catanzaro per sfidarci in un parcheggio in via Lucrezia della Valle, ci piaceva giocare a calcio e preferivamo questo sport ai videogiochi. Mio padre ha assecondato i miei desideri e non si è mai rifiutato di accompagnarmi a giocare con gli amici, se amo questo sport lo devo a lui e anche a grandi giocatori come Roberto Baggio, capaci di trasmettere grandi valori. Sono stato sempre uno sportivo e mi è sempre piaciuto vivere la squadra, capire le dinamiche della sua gestione e poi leggere le biografie e le storie di grandi allenatori, per capire il loro modo di pensare. Ho unito la passione per il calcio alla curiosità per l’aspetto manageriale ed oggi faccio l’allenatore.

    Mister Montagnolo il tuo è un curriculum che vanta anche una formazione storico-letteraria, hai infatti una laurea triennale e una specialistica in Scienze Storiche, come si lega la passione per la storia a quella per il calcio?

    Le due passioni sono legate tra loro, non sembra, ma è così. Mi piace la storia e mi sarebbe molto piaciuto poter fare l’insegnante. Poi la mia carriera sportiva ha preso il sopravvento, ma credo che il lavoro di allenatore abbia molto a che fare con quello dell’insegnante. Fare l’educatore vuol dire stimolare i propri allievi, farli crescere, educarli. Stare in classe è come allenare una squadra, devi prepararli, saper motivare, incuriosire, creare occasioni di condivisione. Insegnare in un’aula non è poi così diverso che farlo in un campo di gioco.

    E nel tuo futuro cosa vedi? Ti piacerebbe allenare una squadra calabrese?

    Spero di proseguire questo bel percorso. Oggi sono vice allenatore e mi piacerebbe continuare a crescere anche in posti diversi, perché credo che sia importante fare tante esperienze per migliorarsi. Ho dei ricordi d’infanzia meravigliosi legati al Catanzaro Calcio, andavo spesso a seguire le partite di Coppa Italia al Ceravolo con mio padre e non nego che mi piacerebbe lavorare anche al Sud, perché no, anche a Catanzaro, sarebbe un piacere immenso e motivo di orgoglio per me e i miei familiari!

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