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‘Ndrangheta: ordinanza, Pittelli e la pratica dell’affiliato

''In violazione dei principi di buon andamento ed imparzialità'' della Pa, ''nonché in violazione del segreto istruttorio'', Pittelli e Naselli ''intenzionalmente procuravano a Delfino un ingiusto vantaggio patrimoniale

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    ”Giancarlo Pittelli e Giulio Calabretta, quali determinatori ed istigatori della condotta (nell’interesse del “comune cliente”, l’imprenditore Rocco Delfino, effettivo dominus della M.C. Metalli S.r.l. nonché di Giuseppe Calabretta, amministratore fittizio della predetta società e fratello di Giulio Calabretta); Rocco Delfino, quale effettivo dominus della ”MC Metalli Srl” e beneficiario della condotta; Giorgio Naselli, in violazione dei doveri inerenti alle sue funzioni e comunque abusando della sua qualità di pubblico ufficiale, quale Tenente Colonnello dell’Arma dei Carabinieri con l’incarico di Comandante Provinciale di Teramo, acquisivano notizie d’ufficio che dovevano rimanere segrete e ne rivelavano o ne agevolavano la conoscenza”.

    È quanto si legge nell’ordinanza di custodia cautelare dell’inchiesta ”Rinascita-Scott” coordinata dalla Dda di Catanzaro e che ha portato all’arresto di 334 persone, fra cui molti politici. In particolare, scrive il gip Barbara Saccà (dopo aver evidenziato che Rocco Delfino alias ”’u Rizzu”, ”soggetto affiliato alla ‘ndrangheta ed in particolare alle sue articolazioni territoriali note come cosche Piromalli e Molè di Gioia Tauro”, storiche alleate della famiglia Mancuso e del suo referente apicale Luigi Mancuso), ”il Naselli, su richiesta del Pittelli, a sua volta investito della questione dall’avvocato Giulio Calabretta, fratello dell’amministratore fittizio Giuseppe Calabretta, e da Rocco Delfino, si interessava della vicenda esaminando una “pratica” relativa alla ”M.C. Metalli S.R.L.”, pendente presso la Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo di Teramo, e la cui documentazione risultava altresì detenuta presso il suo ufficio, rivelando quali erano le criticità, oggetto delle verifiche in corso coperte dal segreto istruttorio”. Lo stesso gip aggiunge che, ”in violazione dei principi di buon andamento ed imparzialità” della Pa, ”nonché in violazione del segreto istruttorio”, Pittelli e Naselli ”intenzionalmente procuravano a Delfino un ingiusto vantaggio patrimoniale, concertando preventivamente le modalità e tempi di intervento per la definizione della “pratica” pendente dinanzi alla Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo di Teramo”.

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