Rinascita- Scott, Gratteri: soffiata partita da addetti ai lavori

'Idea ce l'abbiamo, ci stiamo lavorando' dice in tv a Skytg24. 'Se ho paura? Certo ma bisogna addomesticarla'

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    La soffiata che ha costretto la Dda di Catanzaro ed i carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Vibo Valentia ad anticipare di 24 ore il maxi blitz contro le cosche vibonesi “è partita dagli addetti ai lavori, ovvio, non dal barista in piazza”. A dirlo è stato il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri a “L’intervista di Maria Latella” su Sky Tg24. “Qualche idea – ha aggiunto – ce l’abbiamo e ci stiamo lavorando. La storia spiegherà anche chi è stato”.”E’ la disperazione che porta a rivolgersi alla ‘ndrangheta. La responsabilità è di tutti noi, forse avremmo dovuto e dovremmo fare molto di più rispetto a quello che facciamo, ma principalmente della politica, di chi amministra, di chi progetta, di chi programma il futuro di una regione o di una nazione”. ha detto ancora Gratteri aggiungendo. “Negli ultimi 20 anni – ha detto Gratteri – la politica si è indebolita tantissimo e questo ha avvantaggiato la ‘ndrangheta perché ha occupato gli spazi dal punto di vista dell’interlocuzione sociale. Mediamente un politico è presente sul territorio sei-sette mesi prima delle elezioni, poi magari cambia anche il numero di telefono. Il capo mafia è presente 365 giorni all’anno, dà risposte, sbagliate, truccate, drogate, di sottosviluppo, di dipendenza, di schiavismo, ma dà risposte in aree in cui la disoccupazione sfiora anche il 50%. Per questo è la disperazione che porta a rivolgersi alla ‘ndrangheta”.

    Paura “Certo che ho paura ma la cosa importante è addomesticarla, parlare con la morte per ragionarci così non si perde il controllo della situazione”. Ha aggiunto ancora Gratteri su Sky Tg24. “Ho fatto una scelta di campo nel 1989 – ha aggiunto il magistrato – quando hanno sparato a casa della mia fidanzata e poi l’hanno chiamata per dirle che avrebbe sposato un uomo morto. In questi anni ho fatto in modo che non uscissero le notizie ma ho subito tantissime minacce ed evitato diversi attentati, informazioni tratte da intercettazioni, non da lettere che non ho mai ricevuto. Ma questo non mi ha fatto cambiare idea. Credo fermamente nel lavoro che faccio, mi emoziona ancora e penso di fare qualcosa per questa terra, per la Nazione. E come me sono la stragrande maggioranza dei miei colleghi e delle forze dell’ordine. Abbiamo un alto senso dello Stato”. (ANSA)

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