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Crolla un muro in accampamento rom. Da via Lucrezia della valle si chiedono case e sicurezza (con video)

L'appello  di Cosimo Veneziano: non vogliamo andare via di qui 

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    Ci sono paradossi che le parole non possono spiegare. Ci provano le immagini e le parole dei diretti protagonisti. Ma anche in questo caso la strumentalizzazione di chi non ha voglia di prendersi in carico un problema è dietro l’angolo. Questa storia inizia nel 1958, nel terreno della baronessa Lucrezia, coltivato con ogni tipo di frutta, acquisito nelle disponibilità del Comune, trova posto uno degli insediamenti rom della città.

    “Quelli di via Lucrezia della Valle” saranno conosciuti nel tempo. Quelle baracche però non diventano mai case e l’accampamento o villaggio come lo chiamano loro, si degrada sempre più. Cambiano i capi e anche gli equilibri. E alcuni di quei Rom si trasferiscono in altri quartieri. Ma loro, i Veneziano e alcuni dei loro discendenti restano lì, ben attenti a non voler seguire chi se ne è andato nelle case popolari. Stamattina l’ennesimo crollo di un muro che ha distrutto un furgone e il fatto poteva avere ben altre conseguenze se nei dintorni ci fosse stato qualcuno. Ma nonostante questo Cosimo Veneziano, oggi referente principale di quella comunità, non chiede che gli vengano assegnate case diverse, vuole la bonifica di quel villaggio che comunque insiste su un territorio comunale. Vuole che il comune si faccia carico di offrire loro delle case ma costruite lì, dove sono morti i loro nonni e i loro  padri e nati i loro figli e nipoti.

    Andare in un altro quartiere, dice Cosimo Veneziano, significherebbe fare massa con gli altri nuclei rom, che, a suo dire, hanno scelto un altro modo di vivere e questo potrebbe creare attriti e problemi tra di loro. Da qui, in un angolo nascosto di questa città, non visibile agli occhi dei cittadini e opportunamente celato a quelli delle istituzioni, parte la richiesta di chi si sente catanzarese a tutti gli effetti e non vuole più essere un nomade. Cosimo Veneziano parla anche delle malattie di alcuni dei loro bimbi. Non è provato che questo sia legato al luogo, ma di certo le condizioni igieniche non sono delle migliori e non aiutano a crescere sani. Loro si sentono catanzaresi, per la politica, dal 1958 in poi, sono stati un po’ come la polvere da nascondere sotto il tappeto. Dopo circa 60 anni forse sarebbe ora di trovare una soluzione definitiva.

    g.z.

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