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I cori della curva fanno scendere la vergogna sul Ceravolo

Dalla Capraro si levano frasi riprorevoli nei confronti di una donna...E le tribune provano a cancellare l'onta con i fischi, ma la macchia resta

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    di GIULIA ZAMPINA

    Di che colore è la vergogna? Nessuno può saperlo, ma forse, anche se non è visibile ad occhio nudo, è proprio il colore della vergogna che domenica pomeriggio è sceso sul nobile e blasonato stadio Ceravolo che mai, neanche nei periodi più bui del calcio a Catanzaro, ha conosciuto la bassezza di un tifo che si trasforma in istinto animalesco ed esce fuori da bocche malate e teste ancor di più bacate sotto forma addirittura di un coro.

    Ma qui il calcio non c’entra nulla, non c’entra la delusione né la contestazione che è parte integrante del tifo. Qui c’entra solo l’inqualificabile gesto di chi ha smarrito ogni pudore e anche ogni onore e ha ricoperto di vergogna appunto quello che è stato uno dei templi del calcio. Domenica pomeriggio infatti dalla Curva si è levato un vergognoso coro che “minacciava” gesti riprorevoli  nei confronti di una donna.  Frasi che definire vergognose è davvero poco.

    Un coro a cui hanno fatto da contraltare i fischi delle tribune, ma che non hanno avuto purtroppo la funzione di una spugna che cancella.

    Un coro intonato da uomini che sono padri, fratelli ma soprattutto figli nati da donne e che “promettono” di “vendicare” l’onta dei mancati risultati calcistici nel modo peggiore con cui un uomo possa pensare di far diventare una donna oggetto del suo malsano desiderio.

    Un coro intonato da chi spesso si vanta di condurre battaglie civili e culturali in nome di un’uguaglianza sociale che dimentica appena da gruppo diventa branco.

    Di che colore è la vergogna? Non lo sapremo mai. Chi però ha ascoltato quei cori  , ha provato dentro si sé il sapore amaro della rabbia per chi ha infangato una maglia, una storia, un luogo, il nome di un grande uomo e quello stesso della persona a cui la curva è dedicata

     

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