Il tesoro di Tiriolo sotto l’ex campo sportivo, il Parco archeologico di Gianmartino foto

Inaugurata l'area che conserva i resti di un imponente edificio di cultura Brettia. Il sogno realizzato dall'amministrazione Lucente

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    Il nastro tricolore vibra, ma non è il vento. Sono le mani del sindaco di Tiriolo, Giuseppe Lucente, visibilmente emozionato davanti alla sua comunità. In un freddo pomeriggio di primavera, si consuma non già una semplice cerimonia di inaugurazione: i presenti sono tutti testimoni della “consegna” di un sogno, chiamato Parco archeologico di Gianmartino. Un vero e proprio tesoro, sotto l’ex campo sportivo di Tiriolo. Cinque anni fa, quando tutto è iniziato, sembrava un traguardo lontano, quasi impossibile da raggiungere in tempi ragionevoli. Ma la caparbietà di Lucente, della sua Giunta comunale e dei cittadini, diventati volontari e supporters di un progetto che parte da lontano, hanno contribuito a portare alla luce, assieme  ai resti di un imponente edificio di cultura Brettia, databile tra il IV – III sec. a.C che ieri pomeriggio sono stati consegnati a tutta la Calabria, e non solo, le opportunità di un rilancio dell’economia turistica di questo paese ai piedi del monte Tiriolo. Tante le autorità civili e militari presenti, tra questi il prefetto di Catanzaro, Luisa Latella; il questore Giuseppe Racca; il vice presidente della Giunta regionale, Antonio Viscomi; la senatrice Doris Lo Moro; il deputato Brunello Censore; i consiglieri regionali Arturo Bova e Antonio Ciconte; il consigliere provinciale e comunale Nicola Ventura (che ha portato i saluti del presidente della Provincia, Enzo Bruno); Domenico Schiava, dirigente Settore Beni Culturali Regione Calabria.

    La scoperta delle strutture murarie relative a diverse fasi insediative antiche nel parco urbano di Gianmartino era avvenuta a conclusione dei lavori preliminari di scavo archeologico che hanno interessato l’area. L’intervento è stato attuato sotto la direzione scientifica della Soprintendenza calabrese, in accordo con l’Amministrazione comunale, affidata a Giovanna Verbicaro, dal personale della società ISA Restauri e  con il coordinamento tecnico dell’archeologo Ricardo Stocco. Sono stati effettuati il rilievo laser scanner 3D dell’area di indagine, l’analisi georadar estensiva sull’ex campo sportivo e la riapertura parziale dei precedenti scavi, condotti in questa stessa area nel corso degli anni ‘90.

    Gli scavi portano alla luce “Il Palazzo dei Delfini”

    L’area di Gianmartino, che si estende alle spalle del palazzo dei feudatari Cigala, è stata già interessata, nel 1998, a brevi saggi di scavo che avevano fatto emergere grandi strutture murarie ed importanti reperti litici. E questo a testimonianza di un arco cronologico di frequentazione, compreso tra il quarto secolo prima di Cristo e l’età romana, confermando, così, l’esistenza di un centro abitato di grande pregio dotato di edifici sontuosi. Probabilmente l’area di Giammartino costituiva una vera e propria area pubblica e un centro molto importante della vita politica della comunità brettia. L’archeologo Ricardo Stocco ha illustrato il progetto di scavo, e il lavoro svolto dall’avvio della campagna di scavi il cui esito potrebbe inserire Tiriolo tra i centri archeologici d’eccellenza d’Italia. Gli scavi hanno riportato alla luce alcune strutture riferibili ad un grande edificio, denominato dagli archeologi “Il Palazzo dei Delfini”, splendidamente decorato e in eccezionale stato di conservazione, riferibile alla cultura dei Brettii e databile, sulla base delle informazioni al momento disponibili, al IV-III sec. a.C. Un unicum, relativo alla frequentazione brettia dell’entroterra catanzarese che conferma Tiriolo antica come uno dei più rilevanti centri pre-romani dell’intero istmo Lametino.

    Un tesoro sotto l’ex campo sportivo

    Il lungo lavoro dei tecnici ha permesso di documentare le diverse fasi di costruzione, ristrutturazione e riuso dell’edificio, prima che venisse distrutto da un violento incendio che ne determinò il crollo e la sostanziale cancellazione. Numerose e di grande rilevanza scientifica sono le scoperte effettuate nel corso dello scavo di Gianmartino che fanno nuova luce su aspetti finora sconosciuti del mondo e della cultura dei Brettii. Essendo ancora in corso lo studio dei reperti e le analisi di laboratorio, non è possibile al momento definire con sicurezza quale fosse l’originaria destinazione d’uso dell’edificio; numerosi indizi, tuttavia, farebbero pensare che, almeno in parte, esso avesse una funzione religioso-sacrale.  Le strutture rinvenute si articolano in un lungo corridoio colonnato, sul quale si aprono tre ambienti: ad ovest vi sono una stanza (solo parzialmente indagata, in quanto ancora coperta dalla gradinata del vecchio campo sportivo), pavimentata con coccio pesto e con un riquadro centrale in mosaico che raffigura due delfini e un terzo pesce non ancora identificato; una seconda stanza (anche questa coperta in parte dalla gradinata del campo sportivo) con porta monumentale dal ricchissimo apparato architettonico. Ad est del corridoio si aprono una terza stanza, pavimentata con coccio pesto decorato con motivi geometrici, e un grande atrio-vasca solo in parte scavato.

    Verbicaro: serve il sostegno delle istituzioni

    Ed è proprio la funzionaria della Soprintendenza, l’archeologa Giovanna Verbicaro, prima del taglio del nastro al fianco del sindaco Lucente e del vice sindaco, delegato alla Cultura, Angelo Colacino, ad incalzare le istituzioni: serve un sostegno concreto per la realizzazione di un progetto che consenta di ampliare l’Antiquarium che è alle spalle del Parco per renderlo in grado di “accogliere” i tanti reperti venuti alla luce che sono in fase di restauro. Il “Palazzo dei Delfini” rappresenta, in ogni caso, uno straordinario unicum relativo alla frequentazione brettia dell’entroterra catanzarese e conferma Tiriolo antica come uno dei più rilevanti centri preromani dell’intero Istmo Lametino. Un “tesoro”, dice il sindaco Lucente, che “se bene utilizzato potrebbe rappresentare lo sviluppo di Tiriolo, favorendo la meritata crescita economica e il rilancio culturale che merita”.

     

    La dichiarazione del vice presidente della Giunta regionale, Viscomi

    “La ricchezza di un territorio come quello di Tiriolo – ha detto il vice presidente della Giunta regionale, Viscomi – è confermata da ritrovamenti come questo, che meritano una appropriata valorizzazione. È fondamentale che un luogo e un’esperienza simili siano custodite come patrimonio collettivo, con un’opera di sostegno condivisa da tutte le istituzioni, e diventino la leva per cementare il senso di comunità della popolazione. La collaborazione che viene dal basso, dai cittadini che si prendono cura dei loro beni, come già sta avvenendo a Tiriolo, è il migliore ausilio alla  crescita civile e alla programmazione di occasioni di sviluppo per un intero comprensorio, che può fare delle eccellenze artigianali e del patrimonio storico-naturalistico, i driver fondamentali che muovono il motore del suo futuro. Riscoprire il senso stesso dell’essere comunità è il presupposto per la crescita economica del territorio in una logica di azione virtuosa che considera i beni culturali non solo come affascinanti memorie del passato, da proteggere dal degrado e dall’incuria, ma come aggregatori di competenze ed esperienze culturali, sociali ed economiche in grado di animare il territorio”.

    Maria Rita Galati

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