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Da domani cambiano le formule di Confesso, Gloria e Padre Nostro. Ecco come

Non un nuovo Messale ma un nuovo modo di concepire la Liturgia

di Monsignor Vincenzo Bertolone*

Non si tratta di un nuovo messale (non viene modificata la messa!), ma del rinnovamento del delicato compito che ogni comunità ha di tenere vivo il rapporto tra la lingua, la cultura e la celebrazione nel corso degli anni.

Diciotto anni di lavoro per il rinnovamento del Messale che entrerà in vigore domani

Più di 18 anni di lavoro che dapprima è stato affidato ai periti liturgisti e poi sperimentato in alcune comunità, scelto e discusso dai vescovi, hanno portato a questo testo che ora viene messo a disposizione. Il nuovo libro liturgico propone una revisione del linguaggio e delle forme espressive della celebrazione eucaristica, ma costituisce anche una nuova opportunità per approfondire l’esperienza di partecipazione all’Eucaristia e l’arte del celebrare nell’assemblea convocata e presieduta da Gesù Cristo mediante il ministro.

L’obiettivo è di guidare e accompagnare meglio la preghiera delle comunità

In questo modo la Chiesa italiana si prefigge l’obiettivo di guidare e accompagnare al meglio la preghiera delle comunità che ci sono affidate. Questa terza edizione ha avuto una nuova stesura di quella parte, non meno importante e fondamentale, costituita dalla Institutio Generalis, documento che, posto all’inizio del Messale, offre il significato delle singole sequenze rituali e dei
particolari elementi celebrativi che compongono il rito della Messa, fornendo allo stesso tempo utili orientamenti per l’uso e per le modalità di realizzazione.

Le variazioni a livello pratico

A livello pratico, ci saranno alcune variazioni nelle parti riservate ai fedeli: nel Confesso a Dio onnipotente; nel Gloria; nel Padre nostro; nell’invito del sacerdote alla Comunione e nel saluto finale.

La maggior parte delle novità riguarderanno le formule proprie del sacerdote. Sono privilegiate le invocazioni in greco «Kyrie, eleison» e «Christe, eleison» sull’italiano «Signore, pietà» e «Cristo, pietà».
E ancora: dopo il Santo il sacerdote dirà «Veramente santo sei tu, o Padre, fonte di
ogni santità» proseguendo con «ti preghiamo: santifica questi doni con la rugiada
del tuo Spirito». Inoltre nell’intercessione per la Chiesa l’unione con «tutto l’ordine
sacerdotale» diventa con «i presbiteri e i diaconi».

Nel rito della pace invece di «scambiatevi un segno di pace», il sacerdote dirà «scambiatevi il dono della pace».
All’invito alla comunione, il sacerdote dirà: «Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che
toglie i peccati del mondo. Beati gli invitati alla cena dell’Agnello». Infine nei riti di
conclusione è prevista la formula «andate e annunciate il Vangelo del Signore».

Entrano le donne nella celebrazione “Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli e sorelle…”

Nelle novità in cui sarà coinvolta l’assemblea, il Confiteor dell’atto penitenziario
avrà un linguaggio più inclusivo: «Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli e
sorelle…» e «supplico la beata sempre Vergine Maria, gli angeli, i santi e voi, fratelli e sorelle…».

Come cambia il Gloria

Questo linguaggio sarà presente ogni volta che il sacerdote si rivolge all’assemblea dicendo «fratelli»: quindi nei riti iniziali, nel rito dell’offertorio, nel ricordo dei defunti nella preghiera eucaristica. Il Gloria avrà la nuova formulazione «pace in terra agli uomini, amati dal Signore», che sostituisce: «pace in terra agli uomini di buona volontà».

Le novità del Padre Nostro

Nel Padre nostro è previsto l’inserimento di un «anche» (“come anche noi li
rimettiamo”) e non ci sarà più «e non ci indurre in tentazione», ma «non
abbandonarci alla tentazione».

Costituisce l’occasione per il rilancio della pastorale liturgica che non si esaurisce solo nel momento celebrativo

Questa pubblicazione rappresenta un momento importante per la vita della Chiesa, in quanto se da una parte stimola ad una maggiore consapevolezza del valore cardine della celebrazione eucaristica, dall’altra costituisce l’occasione per il rilancio della pastorale liturgica che non si esaurisce solo nel momento celebrativo ma nel contesto di una visione più ampia, ovvero nell’orizzonte di una pastorale integrata, raccorda la celebrazione liturgica con l’evangelizzazione, la carità e con l’intera vita cristiana.

Universalmente riconosciuto come uno scrigno prezioso, il Messale richiede di essere aperto, accolto, conosciuto e amato nello Spirito Santo, per poter tutti apprezzare le ricchezze che custodisce.

*Vescovo Metropolita Diocesi di Catanzaro- Squillace