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Don Mimmo, il prete ispirato da Don Milani e che a volte ha “predicato” con le canzoni di De Andrè e Mannoia

I ragazzi che sono stati ospiti del Centro, ma sono originari di Napoli, il giorno del suo insediamento porteranno lo striscione Centro Calabrese di Solidarietà

“Fa strada ai poveri senza farti strada”. La frase di Don Milani, incisa su un grande quadro che Don Mimmo Battaglia ha avuto sempre alle sue spalle in qualunque struttura sia andato, in realtà è stata l’essenza della sua vocazione.

Quando Don Mimmo voleva partire per l’Africa e Monsignor Cantisani gli disse “E’ qui la tua Africa” e gli affidò il Centro calabrese di solidarietà

Non solo quella di prete, ma quella di uomo. Racconta Monsignor Cantisani, che Don Mimmo, allora giovane prete, gli confidò di volersi sentire utile e di voler andare in Africa e che lui, allora Vescovo della Diocesi di Catanzaro – Squillace, lo convinse a temporeggiare. Poi un giorno lo chiamò e gli disse che la “Sua Africa” era qui, c’era una comunità terapeutica per ragazzi tossicodipendenti da rilanciare e strutturare. E così gli affidò l’allora Ccs, Centro Calabrese di solidarietà.

Don Mimmo Battaglia il giorno della sua nomina con Monsignor Bertolone e Monsignor Cantisani

Le strade impervie percorse da Don Mimmo sempre  accanto agli altri

L’accoglienza, la prima struttura in cui le persone affette da dipendenza si trovano, era ed è in un luogo che in pochissimi conoscono. Ci si arriva per una strada impervia. Come impervie sono state tutte le strade che ha percorso Don Mimmo. Carismatico oltre il suo stesso volere, presente anche nell’assenza, forte nel silenzio, determinante senza essere invadente nelle scelte altrui.

Non è stata una cavalcata quella che ha portato Don Mimmo Battaglia alla guida di una delle Diocesi più importanti d’Italia. E’ stato un cammino fatto passo dopo passo, caduta dopo caduta. Anche quando a cadere non era lui direttamente o fisicamente,  ma le persone che gli sono state accanto a cui lui tendeva una mano per aiutare a rialzarsi, ma che poi lasciava andare, convinto come era del valore della libertà individuale a cui non corrispondeva mai un errore, secondo lui, ma l’assunzione di una responsabilità, inanziutto dinanzi a  se stessi.

Nessun uomo è mai l’errore che commette

“Noi – ripete sempre Don Mimmo – non siamo gli errori che facciamo, ma il modo in cui superiamo le difficoltà”. Tante le vite che  sono entrate sfatte nelle varie residenze del Centro Calabrese di solidarietà, o in una delle parrocchie in cui ha prestato il suo servizio sacerdotale,  e sono uscite da lì cariche di opportunità per sé e per gli altri.

Parroco dell’antica chiesa del Carmine

E’ stato parroco dell’antichissima Chiesa del Carmine, nel cuore del centro storico della città, ha illuminato gli splendidi vicoletti di via Case Arse con un presepe vivente animato dai ragazzi ospiti della sua comunità. Perché, nonostante il riconoscimento a livello nazionale del Centro Calabrese di solidarietà e la sua nomina della Fict, la federazione italiana delle comunità terapeutiche, quella era e sarà per sempre “la comunità di Don Mimmo”.

Le omelie con le canzoni di Fiorella Mannoia e Fabrizio De Andrè

Ha  fatto suonare le canzoni di Fiorella Mannoia e Fabrizio De Andrè (sue infinite passioni musicali) durante le messe del sabato a Villa Emilia, celebrate in un luogo che non era chiesa, ma dove c’era spazio per un altare, molte preghiere recitate fuori dagli schemi convenzionali e tantissime storie.

Ha tenuto la mano fino all’ultimo respiro al compianto Don Franco Lorenzo.

La nomina a Vescovo, l’ordinazione, i giorni difficili dei furti al Centro e quel Pastorale creato dai ragazzi della comunità con legno di Satriano e l’anello Vescovile con l’oro che fu del padre

Nel 2016, in un giorno di inizio estate, l’annuncio orgoglioso emozionato e fiero di Monsignor Bertolone alla comunità catanzarese, Don Mimmo Battaglia aveva accettato la nomina a Vescovo, a settembre dello stesso anno l’ordinazione di quel prete commosso e incredulo davanti al clero della diocesi, con Monsignor Bregantini venuto a rendere omaggio da un altro luogo più a sud di questa città.

Gli ultimi mesi alla guida del Centro calabrese di solidarietà, contraddistinti da un’altra ferita. Due furti in pochi giorni. Azioni davanti alle quali la città, chiamata a raccolta da Catanzaroinforma.it, si unì per dare una mano al Centro che era ed è risorsa sociale indispensabile per l capoluogo.

Poi la destinazione. Diocesi di Cerreto Sannita. Un altro luogo impervio da raggiungere, come se la strada di Don Mimmo, originario di Satriano, dovesse per forza essere metaforicamente contrassegnata da salite. E di Satriano ha sempre portato con sé il profumo, tutto racchiuso in quel Pastorale di legno ricavato da un albero vicino casa sua, lavorato e forgiato dalle mani dei suoi ragazzi. Delle sue origini conserverà il ricordo nel suo cuore ed in quell’anello ricavato da un prezioso appartenuto a suo padre.

L’uomo scelto dalla fine del mondo ha portato a Napoli un altro uomo che a chi arriva dalla fine del mondo “ha fatto strada senza farsi strada”

Quattro anni dopo, nel giorno della Madonna di Guadalupe, di un anno che l’umanità non dimenticherà, quell’uomo “Scelto dalla fine del mondo”, come disse Papa Francesco di sè nel giorno del suo insediamento, ha portato nella città più contraddittoria e per questo stimolante e bellissima d’Italia, Napoli, un altro uomo che, a coloro che arrivavano dalla fine del mondo, ha fatto strada, senza farsi strada.

E i ragazzi che del Centro sono stati ospiti, ma sono originari di Napoli, hanno già promesso che il giorno del suo insediamento nel capoluogo partenopeo, saranno presenti con lo striscione Centro calabrese di solidarietà. Lo saranno per loro, per chi non ci potrà essere e per chi non c’è più ma ha sempre un posto nel cuore di Don Mimmo Battaglia. Un uomo  diventato Vescovo che in uno dei giorni più importanti della sua vita disse “Chiamatemi Don Mimmo”.