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Don Mimmo Concolino: “Dio parla a tutti, Santi e peccatori, dotti ed ignoranti”

L'intervento del cappellano della Magna Graecia

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di Don Mimmo Concolino*

Uno degli ultimi gesti di Gesù risorto – lo ricorda il vangelo di Luca (cf. Lc 24,45) – fu quello di aprire la mente dei suoi amici e discepoli per comprendere le Scritture. Un dono che ancorava la Chiesa alla Parola di Dio scritta e che avrebbe sempre accompagnato la sua Chiesa perché possa parlare di Dio con verità e franchezza.

La volontà di Papa Francesco di istituire la Domenica della Parola

Proprio guardando a questo dono, papa Francesco pensò di istituire a partire dal gennaio del 2019, la domenica Parola di Dio, perché, come lui stesso scrive “Non venga mai a mancare nella vita del nostro popolo questo rapporto decisivo con la Parola viva che il Signore non si stanca mai di rivolgere alla sua Sposa, perché possa crescere nell’amore e nella testimonianza di fede.” (Aperuit illis, 2).
Per Francesco la Chiesa è Chiesa se ascolta e fa ciò che dice il suo Signore. Tutto qui. Ma perché la Parola? Perché è necessaria ascoltarla? Perché, come dice l’ultimo Concilio, la Chiesa non può che vivere e agire in un perenne religioso ascolto di Dio? (Dei Verbum 1)

I quattro motivi per cui la Parola è importante

Diversi sono i motivi, ma almeno quattro bisogna che siano ricordati.

 

La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda

Primo: Ascoltare Dio significa avere la possibilità di trasformare le nostre parole. Per Gesù le parole non sono semplicemente suoni che passano senza lasciare traccia, ma segni che svelano chi siamo veramente. Per Gesù la parola dell’uomo, quella che pronuncia consapevolmente, rivela chi è veramente: “La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda” (Mt 12,33-35); le parole dunque sono cose serie e bisogna educare il nostro cuore a saperle pronunciare bene. Anche noi lo sappiamo, quando ricordiamo a distanza di decenni espressioni di bene o di male che ci son state rivolte. Per questo saperle ascoltare significa conoscere la nostra direzione di vita.

Si capisce anche perché il giudizio del cielo non si limita ad analizzare le nostre azioni ma arriva anche ad esaminare ogni nostra parola, soprattutto quelle che poggiano sul nulla, che non hanno fondamenta, perciò false e mendaci: “Ma io vi dico: di ogni parola vana che gli uomini diranno, dovranno rendere conto nel giorno del giudizio (Mt 12,36). Gesù chiede di costruire la casa della nostra esistenza non sulla sabbia di parole infondate, ma sulla roccia di parole vere.

La paura non giustifica affatto la lontananza tra Parola di Dio e popolo di Dio

Secondo: c’è qualcosa che è andato perduto sul rapporto tra fede personale e parola di Dio. Noi siamo eredi d’un passato in cui la parola di Dio, la Bibbia, veniva letta ed insegnata come una specie di vademecum spirituale, un ricettario da consultare prima di ogni buona azione. Sapere cosa bisognava praticare o quale peccati bisognava evitare era tutto ciò che si chiedeva alla Sacra Scrittura. Tutto l’aspetto che riguarda l’apertura spirituale insita in quei testi, l’ispirazione che si genera leggendola, la recezione di una bellezza che nutre anima e cuore, il suo essere stimolo intellettuale in vista della realizzazione della personale chiamata, restava in ombra.

Così per lunghissimo tempo, il popolo di Dio teneva in mano una spiegazione della Parola di Dio, un Catechismo ma non la sua fonte, cioè la Parola. La familiarità con la Bibbia stessa, così come oggi viene raccomandata dalla Chiesa e da Papa Francesco, sembrava cosa difficilissima.

É vero che senza buoni e competenti interpreti, si rischia in alcuni casi di creare confusione più che chiarezza. Tuttavia la paura non giustifica affatto la lontananza tra Parola di Dio e popolo di Dio. In realtà la Parola di Dio è
molto più che un catechismo imparato a memoria. Per i Padri della Chiesa come Ambrogio o Agostino, la Parola di Dio è soprattutto uno specchio in cui vedere Dio e conoscere se stessi. É una forza di luce capace di ospitare e toccare la vita dei suoi lettori ed ascoltatori. Origene ad esempio la paragona ad uno strumento che ci mette in camino verso il Signore, qualcosa (o qualcuno) che riesce a parlare simultaneamente alla mente ed al cuore.
Numerosissimi santi come Ignazio di Loyola, Francesco d’assisi, Teresa d’Avila, Charles de Foucauld, Edith Stein e la lista sarebbe davvero interminabile, hanno sperimentato tutti questi fondamentali aspetti insiti nella Parola di Dio. Sono loro a testimoniare e ricordarci come ascoltare la parola di Dio, leggendola personalmente o ricevendola dalla Chiesa. Soprattutto ci hanno fanno conoscere ciò che con un linguaggio più moderno chiameremo performatività della parola, cioè, quella particolare capacità insita in quelle parole di plasmare, modificare, incoraggiare, illuminare e correggere la vita di ogni vero uditore di Dio.

La Parola però non si è fermata mai, misteriosamente, non ha cessato di incontrare ovunque e sempre uomini e donne di buona volontà

Terzo: ma se è vero che per moltissimi cattolici, la parola di Dio, è diventata purtroppo un
libro chiuso e molto spesso, in diversi punti, incomprensibile. La parola non ci parla, perché i suoi buoni interpreti sono diventati più che rari, poco attraenti. Forse anche per questo le altre parole sono sembrate agli occhi degli stessi credenti più accattivanti della poverissima parola biblica.
La Parola però non si è fermata mai, misteriosamente, non ha cessato di incontrare ovunque e sempre uomini e donne di buona volontà (Rm 9,6; Gal 2,2; Fil 2,16; 3,12). Questo suo essere cibo che nutre, luce che fa vedere e spada che separa il bene dal male secondo Dio, è il triplice sguardo che anche papa Francesco chiede oggi a tutti i credenti
affinché diventi il nostro grande patrimonio spirituale.

Riscoprirenella santa Messa un luogo privilegiato in cui il Signore tocca la nostra vita

Infine: una volta il cardinale Ratzinger disse che: “Il miracolo della Chiesa è di sopravvivere ogni domenica a milioni di pessime omelie”.

Non so se oggi le cose siano davvero cambiate, ma in un tempo in cui internet ha potenziato la possibilità di accedere a nuove e sempre più aggiornate comprensioni della bibbia, credo sia importante ridare al popolo dei credenti un’antichissima certezza: quella di riscoprire anzitutto nella santa Messa un luogo privilegiato in cui il Signore tocca la nostra vita. Proprio in essa si realizza il miracolo quotidiano (accanto a quello dell’eucarestia), di un Dio che non smette di parlare al suo popolo, a tutti e a ciascuno, esattamente nella misura in cui la lettura dei sacri libri e
l’annuncio del Vangelo – predicato più o meno bene -, siano uditi sia nell’orecchio che nel cuore.

Dio ci parla come un Maestro che ha cura dei suoi figli

Così, nella fede, Dio continua a parlarci, come un Maestro che ha cura di tutti i suoi figli, continua a parlare a tutti, indistintamente. Parla a santi e peccatori, a dotti e ignoranti, piccoli e grandi. Il Signore parla persino a chi, per servizio, è chiamato ad aprire i tesori contenuti nella bibbia all’intero popolo dei credenti.
In un mondo plurale in cui ogni nostra parola scolpisce e plasma la nostra e le altrui personalità, tracciando così il nostro cammino nel mondo, sarà ancora possibile, se crediamo, scoprire una Parola differente capace di risvegliare quell’umanesimo aperto verso un futuro amico dell’uomo, del mondo e della storia.

*cappellano Campus Magna Graecia, autore de: La parola affidata. Parlare di Dio in un mondo plurale

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