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Le storie di chi ha oltrepassato il limite nella prima omelia di don Mimmo da arcivescovo di Napoli

L’ex presidente del Centro calabrese di solidarietà non dimentica di parlare degli ultimi


Inizia da ciò che è stato. Raccontando la storia di Stefano, ragazzo sieropositivo, Don Mimmo Battaglia ha consegnato alla Chiesa di Napoli, di cui da oggi è arcivescovo, il suo passato da presidente del Centro calabrese su solidarietà , il suo presente di pastore in cammino, ma soprattutto il futuro della Chiesa di Napoli, che dovrà commuoversi, ma anche camminare per vie strette e tortuose, per essere Chiesa che esce dalle sagrestie per andare in mezzo alla gente.

Generico febbraio 2021Don Mimmo Battaglia, nuovo vescovo di Napoli

“Gesù ci conosce per nome – ha detto don Mimmo in una parte della sua Omelia – ho conosciuto persone che avevano sentito il sapore amaro del limite oltrepassato, della vita perduta, Stefano aveva 25 anni era fragile sieropositivo, in una lunga notte che trascorremmo insieme mi chiese di aiutarlo, a dire a sua madre che gli voleva bene, era notte fonda, io lo abbracciai e le nostre vite cambiarono, Stefano mi ha fatto guardare in faccia la morte e mi ha insegnato ad amare la vita”.

Stefano mi ha fatto guardare in faccia la morte e mi ha insegnato ad amare la vita

Don Mimmo Battaglia chiede che ogni credente sappia dire “Eccomi”, per lasciare che siano gli ultimi ad aprire il cammino della Chiesa “non mi piace l’appellativo prete di strada, siamo tutti sulla strada per essere chiesa, figli amati e desiderati”.