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Si discute il ricorso di Amendola e Costa contro Lacava, ma “i due consiglieri di maggioranza hanno agito così come fossero di minoranza”

Il Tar potrebbe non pronunciarsi poichè "non dirime controversie di tipo politico" come una nomina sgradita

Si sta discutendo in queste ore il ricorso presentato da Andrea Amendola, consigliere comunale, contro la nomina a  presidente dei revisori contabile dell’amministrazione di Franco Lacava.

Ad Andrea Amendola nei giorni scorsi si era unito anche l’altro consigliere comunale, che pure con Franco Lacava aveva condiviso un percorso politico, Lorenzo Costa. Ma occorre ricostruire i fatti per capire cosa in realtà sia accaduto ed il perché di tanto accanimento più che contro una nomina, contro un nome.

Nella seduta dell’11 gennaio scorso, – alla quale Amendola ha preso parte poiché regolarmente convocata e con chiara e predeterminata indicazione dell’ordine del giorno – il Consiglio comunale ha espresso il proprio voto finalizzato alla “nomina quale componente dell’organo di revisione economico – finanziaria con funzioni di Presidente per il triennio dal 2021 al 2023”. All’esito dello scrutinio, Vincenzo Maiellare ha ottenuto 8 punti unitamente a Rosamaria Petitto, mentre altri due candidati hanno ottenuto punteggi inferiori.

La presidenza del Consiglio, non essendo pervenuti ad una decisone, ha  comunicato che la votazione si sarebbe tenuta nella seduta successiva.

La nota di Rosa Maria Petitto del 5 febbraio e la richiesta di parere della presidenza del Consiglio al Ministero degli Interni

Intanto il 5 febbraio Rosamaria Pettito, presidente dell’ordine dei commercialisti,  ha comunicato  che da un controllo effettuato presso il sito del Ministero dell’Interno – Area Finanza Locale “elenco revisori in fascia terza” aggiornato a gennaio 2021, aveva potuto verificare che il candidato . Vincenzo Maiellare, al quale sono stati attribuiti n. 8 voti a parità della stessa, non era alla data dell’ 11.01.2021 in possesso dei requisiti necessari ed indispensabili per ottenere la nomina, non risultando iscritto in  elenco, e che, pertanto, i voti attribuiti a  Maiellare erano da considerare nulli e che, inoltre, in esito alla votazione, l’individuazione del Presidente si era validamente perfezionata in favore della stessa Petitto, avendo riportato  8 voti, rispetto agli altri candidati che ne hanno riportato 6 e 2”. Su tale premessa, il Presidente del Consiglio ha richiamato le azioni messe in atto dal segretario generale dell’ente una volta acquisita la denuncia della professionista candidata, vale dire quella di “richiedere apposito parere, allegato alla presente, al Ministero dell’Interno, Dipartimento Affari Interni e Territoriali, Direzione Centrale per la Finanza Locale, in ordine al corretto iter procedurale da seguire onde evitare l’ instaurarsi di eventuale contenzioso.

Dalla lettura del parere, allegato, si individua il quesito posto dalla segretaria generale al Dipartimento Affari Interni e Territoriali del Ministero dell’Interno, vale a dire – preso atto dell’assenza dei requisiti del candidato– “se il Consiglio Comunale debba procedere a nuova votazione o debba prendere atto che alla data dell’11 gennaio 2021 – stante il fatto che il professionista A non aveva i requisiti necessari per la nomina in argomento – il professionista B risultava aver riportato un maggior numero di voti e se, conseguentemente, potesse essere validamente e direttamente individuato quale Presidente dell’Organo di Revisione”.

Il parere del Ministero degli Interni

L’Ufficio Consulenza per gli affari economico-finanziari del Ministero dell’Interno ha riscontrato il quesito comunale, affermando che: “da un lato, emerge ictu oculi che il procedimento iniziale di elezione del presidente, nella seduta dell’11 gennaio 2021, è inficiato da un vizio genetico, sui requisiti di un candidato, tale da aver compromesso la potenziale capacità di nomina degli altri revisori considerati nel voto, cioè sia di quello con il medesimo maggior numero di voti, sia degli altri che avrebbero potuto avere diverse possibilità. Dall’altro lato, nondimeno ai fini dell’efficienza e della celerità del procedimento di nomina, voler ritenere valida la seduta consiliare di nomina, espone al rischio di eventuali ricorsi dei controinteressati nel procedimento di nomina. In conclusione, in via generale ed astratta, questo ufficio, ritiene, rispondente alla legittimità ed alla trasparenza amministrativa, ove conforme ai regolamento comunale in materia, procedere ad una nuova elezione dei nominativi considerati previa valutazione dei requisiti previsti dalle disposizioni di legge e regolamentari vigenti”. Sulla scorta del parere reso – lungi dall’essere “una sorta di potestà sovraordinata del Ministero”.

La nuova seduta e l’elezione di Lacava

Il Presidente, facendo proprie le riflessioni ivi poste, ha ritenuto di procedere all’elezione del componente dell’organo di revisione con funzioni di presidente” in quella sede, rinnovando le votazioni e dando possibilità a tutti i consiglieri (presenti) di esprimere il proprio voto nei confronti di candidati effettivamente eleggibili senza che lo stesso potesse dirsi vanificato o sprecato poiché attribuito a soggetto non eleggibile (come accaduto nella votazione di gennaio 2021). All’esito delle votazioni – alle quali non hanno partecipato né Andrea Amendola (perché assente) Lorenzo Costa (poiché uscito dall’aula quale forma di dissenso).

In quella seduta Francesco Lacava ha ottenuto 13 voti contro l’unico invece attribuito alla candidata professionista pure partecipante.

Amendola e Costa, in qualità di consiglieri comunali, hanno agito come fossero di minoranza. Posto che il Tar non potrebbe mai dirimere controversie di natura politica (tipo nomine sgradite)

Ma, secondo quanto sostenuto dalla difesa di Lacava, Crescenzio Santuori, il  ricorso presentato da  Andrea Amendola – e sostenuto ad adiuvandum da Lorenzo Costa,– è inammissibile e infondato per difetto assoluto di legittimazione ad agire dei consiglieri, infatti i consiglieri non fanno valere una reale limitazione del proprio mandato elettivo ovvero una compressione ma reagiscono a una scelta di merito espressa dal Consiglio Comunale e non a loro evidentemente gradita. Il giudizio amministrativo, infatti, non è, di regola, aperto alle controversie tra organi o componenti di organi di uno stesso ente, ma è diretto a risolvere controversie intersoggettive, sicché non può il consigliere dissenziente pretendere di proseguire a far valere il proprio dissenso dinanzi al giudice che non è organo di soluzione delle contese interne tra maggioranza e opposizione. Nel caso di specie Amendola e Costa ,hanno agito contro  l’Amministrazione in qualità di consiglieri comunali di minoranza, contestando  gli atti impugnati formulando censure che non evidenziano alcuna violazione delle attribuzioni o prerogative proprio dello status di consigliere comunale o vizi procedurali lesivi del diritto ad esercitare il mandato di cui sono titolari”