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Villa Margherita/5, una storia nobile sublimata dalla visita di Re Umberto

Tanto amata e altrettanto trascurata, Villa Margherita è una nobile decaduta che, nel difendere altera la sua bellezza, disdegna il presente e sogna un futuro degno dei trascorsi fasti. Ma arrivano buone nuove, e fondi a seguito, che fanno ben sperare

Una storia nobile sublimata dalla visita di Re Umberto

di Elisa Giovene
In un quadro storico della città di Catanzaro, non può certamente essere trascurata la singolare “Villa Margherita”, il più antico fra i giardini del contesto abitativo (sito in Via Jannoni nel centro del capoluogo). Durante il primo sviluppo urbanistico, molti degli insediamenti a sud della città erano abitati da popoli di cultura “greco – ebraico – islamica”, particolarmente dediti alla coltivazione dei terreni con piante da frutto, soprattutto quelle di gelso, sia bianco che nero, per ottenere il “nutricato” che veniva usato per allevare i bachi da seta. Una parte di questi appezzamenti erano formati da terrazzamenti naturali che quasi penetravano nel tessuto urbano, come accadeva per i terreni dell’odierna Villa Margherita. Il processo storico/territoriale cambiò il contesto della zona deputandone una parte come terreno facente parte del Monastero di Santa Chiara (oggi Caserma dei Carabinieri) edificato presumibilmente nel 1309, anche se tale data non sembrerebbe del tutto certa. C’è da dire che nelle adiacenze del Monastero, esattamente sul lato nord, esisteva un’ampia area, il largo Santa Chiara (denominato “Largo Ariella”), dove, sino al 1668, veniva svolta una considerevole fiera indirizzata per lo più ai tessuti serici catanzaresi (poi venne abolita con l’avvento della peste bubbonica). Le varie dinamiche progettuali urbanistiche deputarono questa zona adatta all’attuazione di un mercato ad un piano, con struttura in ferro, tuttavia l’idea non trovò i giusti consensi archiviando in maniera definitiva il progetto, solo successivamente, proprio in quell’area, venne realizzata l’attuale Villa Margherita (il mercato venne poi edificato dove oggi sorge il “Teatro Politeama”).

Il giardino, su progettazione dei fratelli Federico ed Enrico Andreotti, venne aperto al pubblico il 21 gennaio del 1881. Si ricorderà che nel 1875, dopo l’Unità d’Italia, la città seguì alcune modifiche previste dal “Piano Manfredi” includendo la realizzazione di un giardino pubblico che, come prima accennato, venne realizzato nelle adiacenze del Monastero di Santa Chiara. I lavori iniziarono nel 1878 e terminarono nel 1880, l’anno successivo venne inaugurato con la visita dei “Reali di Savoia”, intitolando il giardino pubblico alla regina Margherita, tant’è che fu apposta un’epigrafe commemorativa: “Il Municipio di Catanzaro acclamando ospiti desideratissimi il Re Umberto e la Reale Famiglia a dì XXI gennaio del MDCCCLXXXI questi clivi che adorni di palme e fiori scendono dal materno Appennino a vigilare le marine del Ionio intitolava a la Regina Margherita fiore fra tutti gentile Madre lodata fra tutte e dagli ulivi e dai lauri lieti del suo sorriso a una forte e prospera Italia traeva gli auspici”.

Nel secondo dopoguerra il giardino pubblico venne ribattezzato “Villa Trieste”, per poi tornare successivamente al suo nominativo originario. La posizione elevata (320 m s.l.m.) conferisce a “Villa Margherita” le sembianze di un’ampia terrazza dalla quale si può godere uno straordinario panorama potendo ammirare in lontananza le montagne della Sila e, verso il mare, la punta estrema di Isola di Capo Rizzuto. I suoi giardini, ideati dall’architetto Feher, mostrano ancor oggi una straordinaria peculiarità, furono infatti arricchiti da vialetti, aiuole e dalla presenza di numerose statue e busti di esimi catanzaresi. Proprio questi ultimi, fra alti pini, palme e giardini, sono ricordati sia per la loro professione che per essere stati sindaci della città. Fra questi, se ne menzioneranno alcuni come Francesco De Seta (politico), Francesco Fiorentino (filosofo), Andrea Cefalì (pittore), Diodato Borrelli (medico), Bernardino Grimaldi (avvocato e uomo di cultura), Eugenio De Riso (patriota), Luigi Grimaldi (avvocato), ognuno di essi si distinse in maniera determinante per le proprie qualità di professione, di pensiero e di arte.

Fra gli illustri “visitatori” di Villa Margherita si ricorderà il poeta Giovanni Pascoli che, particolarmente attratto dalla bellezza dei giardini, scrisse: “La parte più alta della città sembra che si svincoli dal colle su cui sorge, e quasi desiosa sempre più d’azzurro e di verde, voglia portare le sue bianche case verso il dolce anfiteatro degradante verso il classico golfo silenzioso; i colli vicini frementi di vigne e di ulivi, in basso le aspre rupi sulle quali con le braccia polverose….”. La villa, nel suo singolare “stile” si dipana fra piccoli sentieri, fontane e aiuole, accogliendo attualmente giovani e adulti, ma, nei tempi passati molto rappresentò per la città, era infatti meta di balie, di madri che accompagnavano i loro bimbi, di soldati in libera uscita, ma anche di studenti che marinavano la scuola o coppie di innamorati che usualmente vi si recavano per una romantica passeggiata. Sull’antistante piazzale vi era un palco che sovente veniva usato da “bande cittadine”, all’epoca diverse in città, come ad esempio quella dei ragazzi dell’orfanatrofio, alcune militari o provenienti da altri paesi.

“Villa Margherita” costituiva anche un luogo di ritrovo per il “sociale”, infatti, si organizzavano lotterie di beneficenza, fiere campionarie, spettacoli folkloristici o balli popolari. Nel corso della sua storia chissà quanti personaggi si alternarono, costituendo quella parte cittadina che ne visse il contesto. Fu così per un giardiniere che molto curò il suo “verde”, soprannominato “Peppinu d’a Villa”. Di lui ne parla Domenico Pittelli nel suo libro “Catanzaro d’altri tempi” descrivendo minuziosamente il suo mestiere di giardiniere, ma anche il profondo amore per “Villa Margherita”. Uomo di media statura e un po’ grassoccio, con il suo immancabile cappello non solo si occupava dei svariati giardini, ma anche dei frequentatori che, all’occorrenza, redarguiva qualora non avessero avuto un comportamento idoneo, soprattutto i giovani, con i quali alle volte iniziava goliardiche battaglie a colpi di “acqua” bagnandosi reciprocamente con il tubo usato per innaffiare. Ciò attirava molti dei visitatori che restavano a guardarli, divertiti dalle loro incessanti “diatribe”. Il suo amore per quel peculiare luogo era veramente speciale e pur avendo raggiunto l’età della pensione, continuò ad essere presente offrendo la sua opera.

Oggi, il giardino pubblico è anche sede della “Biblioteca Comunale Filippo De Nobili” e del “Museo Archeologico Numismatico”. Quest’ultimo, accoglie un vero patrimonio di reperti archeologici del periodo del ferro, del bronzo e dell’età paleocristiana, si aggiunge una pregiata collezione numismatica con monete antiche e moderne, mentre la Biblioteca conserva un considerevole complesso culturale con l’esistenza di pregevoli volumi. Attualmente nell’antico giardino molti dei luoghi sono cambiati adeguandosi ad un contesto più moderno anche negli arredi. Come non ricordare le antiche fontanelle o i particolari sedili in terracotta che ora hanno ceduto il posto a nuove “realtà”. La “storia” procede nella sua evoluzione, tuttavia, non si potrà certamente dimenticare l’importante retaggio storico di “Villa Margherita” che, indubbiamente, deve essere mantenuto e salvaguardato nella sua interezza.


(Foto gentilmente concesse dal gruppo “Catanzaro Antica”).

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