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Sede del Consiglio regionale a Catanzaro, Cimino: “No a una nuova guerra fratricida”

Franco Cimino: "Riproporre, e per giunta per fini strumentali di mera propaganda politica, la questione è un fatto grave"

In un mondo dilaniato dalle guerre, in un’Europa che a fatica evita di rompersi, in un’Italia sempre pronta a dividersi su tutto (ieri su Covid e vaccini, oggi sull’Ucraina), in una regione dei mille campanili su cui ancora grava l’ombra dei tragici fatti di Reggio del luglio del 1970, in una Città, la nostra, che nell’apparente sonnolenza, non riesce a cercarsi nell’unità, riproporre, e per giunta per fini strumentali di mera propaganda politica, la questione dell’unificazione nella sede di Catanzaro, è un fatto grave. Un fatto che devia violentemente dal senso di responsabilità e nel contempo rischia di creare una disputa fratricida in Calabria. Chi propone una simile cosa mostra anche di non conoscere la storia della nostra regione degli anni settanta, i mesi di pericolose tensioni tra Catanzaro e Reggio, originate dalla contesa per il capoluogo. Non conosce il prezzo, che non solo le Città di Reggio Calabria e quella di Catanzaro hanno dovuto pagare per chiudere un pericoloso stato di tensione, nel quale violentemente si sono inserite le forze che allora operavano in segreto per attentare alla tenuta della Democrazia nel Paese.

Non conosce quello più pesante pagato dall’intera Calabria, che ancora manca di un organico progetto di sviluppo che realizzi e valorizzi , attraverso l’unità politica, l’unità territoriale di una terra bellissima e feconda come la nostra. Siccome non sfuggirà a nessuno, neppure tra più i più ignoranti e distanti dalle problematiche calabresi, che mai alcuna possibilità di unificazione degli spazi dei due livelli istituzionali della Regione( Consiglio e Giunta nello stesso luogo), allo stato, potrà essere realizzata, come a nessuno sfuggirà che questo fatto eccezionale non sia di competenza comunale, bensì di un’altra autonoma istituzione, e inoltre che alcun beneficio, né di prestigio né economico, apporterebbe al Capoluogo, mi domando il perché di una simile pretesa.

E per quanto io mi sforzi davvero di cercarlo, non lo trovo e se lo trovassi non riuscirei comunque a darmi una risposta. Aprire una nuova guerra di campanile? E perché mai? Stimolare nei catanzaresi un falso orgoglio affinché “gliela facciano finalmente vedere a quelli là”),i reggini)? E con quali aspettative? Riproporre una vecchia logica secondo la quale i nemici di Catanzaro siano le sue consorelle e che per rafforzarsi, dopo le tante “ rapine” istituzionali subite anche per colpa nostra che non abbiamo saputo difendere ciò che avevamo, bisogna prendere ad altri ciò che hanno già? Oppure, che alla nostra debolezza, la migliore gratificazione sia la debolezza degli altri territori che vogliamo a noi noi distanti e contrapposti? Oppure ancora, che all’invidia non c’è mai fine quando essa possa intervenire per coprire la nostra mediocrità nel non pensare a costruire una Catanzaro migliore non di altre città, ma migliore di se stessa del giorno prima? Servirebbe tutto ciò? No che non serve se a Catanzaro, per mantenersi la Città più bella del mondo basta che difenda la bellezza che all’interno di se stessa ancora possiede. La Calabria non ha bisogno di eroi che si lottino tra loro, ché non troverebbero, tra l’altro, eserciti che li seguano armi in pugno. Ha bisogno solo di uomini della genialità del cuore, dell’intelligenza umile. E della buona volontà. Uomini che operino per costruire l’unità. Quella vera, che affratelli tutti i calabresi e insieme li chiami a difendere questa terra nell’unico modo possibile, servirla senza servirsene.

Catanzaro, dalla sua tra l’altro, non ha bisogno di generali che si sentano tali per la divisa che indossano, sotto la quale poco o niente. Ha bisogno di catanzaresi generosi, “ operai della vigna” di tutti, ma con in testa grandi idee, forti ideali. E nelle mani incallite la forza di arare i campi sotto ogni condizione del cielo. Un vero capoluogo di Regione, per il quale altre battaglie lo attendono per farsi riconoscere e sostenere come tale, deve avere come primo compito, direi vocazionale, quello di rappresentare tutta la Calabria, realizzando per essa proprio quell’unità di cui ha bisogno. Unità politica e culturale, anche, che la proponga all’intero Paese e all’Europa, quale risorsa fondamentale per ogni strategia di sviluppo, che guardi, nella funzione di ponte europeo, alle nuove regioni della Pace, i paesi che si trovano sull’altro versante del Mediterraneo. Ecco, Catanzaro capoluogo del grande mare e Città della e per la Pace. Sarebbe bello, no?
Franco Cimino