Presidenza Consiglio Catanzaro, Cimino: “Il 17 agosto non sia la battaglia dei 17”

Suggerisco che i tre candidati a sindaco (tra questi l’eletto) presenti in Consiglio operino insieme per la ricerca del presidente

Il Consiglio Comunale c’è. È il nuovo da fine giugno. Quanto sarà davvero nuovo lo scopriremo tra non molto. Intanto, i nomi nuovi dei componenti, diciamo, non sono affatto male. Il nuovo Sindaco c’è. Pure lui da quasi la stessa data. Quanto sarà sostanzialmente nuovo, per come la Città, che tempo lo attende, lo desidera, lo scopriremo presto. Anche se nome, età, giovinezza politica, qualità del primo voto e suo significato, dichiarazione, intenzioni, parola e parole e primi suoi atti, fanno ben sperare che lo sia. La data della fatidica riunione del Consiglio per quel fatidico, ancora inevaso, ordine del giorno, c’è pure, finalmente. È il diciassette agosto. Non la migliore, ma se essa fosse la prima utile per il ritorno di Valerio Donato dal viaggio di nozze, va bene pure questa. L’ora d’inizio, che avrebbe attivato nuove polemiche, anche queste risibili, invece che “ strana o sospetta” , è pure buona. Alle otto di mattina si dovrebbe essere sempre già tutti al lavoro, non si comprenderebbe perché ai consiglieri comunali si dovrebbe riservare un altro orario da un altro orologio.

Desidero soffermarmi, qui, un solo attimo per dire, io che ho sollecitato sempre le più accesse urgenze istituzionali, del perché, visto l’irresponsabilità collettiva delle prime riunioni, si potesse attendere un giorno migliore per una nuova convocazione dell’Assemblea cittadina, invece che l’improvviso accelerare non appena qualcuno abbia ritenuto, da una parte o dall’altra, di aver trovato i numeri per eleggersi il suo presidente. Attendere un tempo breve, se questo fosse stato il motivo più saliente, il ritorno del candidato sindaco dello schieramento cui le elezioni del primo turno hanno assegnato la netta maggioranza dei seggi, rappresentava un doppio dovere. E politico e morale. Il prof Donato non si è allontanato per una vacanza qualsiasi, ma per il viaggio di nozze, fatto in sé di grande valore, non soltanto privato. Sposarsi è bello. Innamorarsi pure. Prendere un impegno così solenne, è atto di responsabilità anche pubblica. Lo è per tutti. In particolare, per chi riveste un ruolo istituzionale. Sul piano morale, il rispetto è maggiore perché rivolto anche alla persona che si coniuga con quella delle istituzioni, per la quale condizione essa non porta alcuna responsabilità. È il caso del prof Donato, a cui rinnoviamo, unitamente alla consorte, i migliori auguri per una vita sempre più felice. Non potendo egli, per tale ragione, rinviare o cancellare il viaggio, se non fosse stato lunghissimo, e in assenza di decisioni responsabili nei giorni che lo hanno preceduto da parte dei consiglieri, giusto, a mio avviso, è stato aspettarlo. Se, ovviamente, così fosse. Questo sul piano umano, ché è giunto il tempo di moralizzare la Politica introducendo i valori umani e la gentilezza nel trattarli, anche sul terreno dei rapporti personali. I sentimenti sono parte fondamentale della Politica. Una delle tre. Le altre due sono le idee, con le proposte programmatiche, e il confronto per realizzare la decisione democratica. Da questo gesto, quello più propriamente politico. Non può mancare, pertanto, alla elezione, ma di più alla formazione della scelta, il candidato a sindaco della fase del ballottaggio.

Molti conoscono il mio pensiero sull’immodificabile valore del candidato sindaco perdente. Questi, quando siede in Consiglio comunale-purtroppo per lui e buon per la Città- non è un consigliere come gli altri. Lo è certamente in ogni operazione di voto interno all’aula, ma non nel fatto che lui stia lì proprio perché ha perso nell’ultimo tratto della corsa. Il candidato perdente, insieme al vincente, riceve col voto un qualcosa di straordinario, che gli resterà per tutta la vita, lo voglia o no. Ambedue, per quindici giorni, sono egualmente sindaci della Città. Idealmente indossano la fascia tricolore che gli resterà attaccata addosso per tutta la vita. Anche il sindaco eletto la vestirà, con la gioia e la responsabilità aggiuntiva di indossarne una vera, quella di stoffa, con la frangia dorata che ne chiude le estremità. La presenza di Donato, quindi, potrà favorire la soluzione più necessaria a rendere onore all’altra notizia, da pochi giorni comunicataci dal Sindaco. È quella che, dopo le autorizzazioni appena concesse dalla Sovrintendenza alle Belle Arti, e alla fine dei pochi mesi occorrenti per la realizzazione dei lavori, atteso che progetto e finanziamento già vi sono da tempo, la restituzione dell’Aula Rossa alla Città e al Consiglio sarà finalmente realtà. Il modo migliore per entravi tutti, cittadini compresi, è che vi sia un Consiglio sì dialetticamente pure conflittuale, ma non pregiudizialmente rissoso e pieno di aggressività. Ovvero, spaccato in più parti, nel mezzo delle quali ci mettiamo pure i trasformisti e coloro che, sotto l’egida della responsabilità, muoveranno ricatti e condizioni “ proprie” per la loro “propria” governabilità dell’Ente. L’elezione di un presidente di garanzia, che annulli la tentazione di fare della presidenza il totem di una vittoria “ risicata”, e perciò di cartapesta, sotto l’antico motto “ gliel’abbiamo fatta vedere a quelli là”, non sarebbe sbagliata. Sbagliato, e gravemente, invece, sarebbe utilizzare l’istituzione quale arma di guerra o come uno dei più comuni strumenti di potere e al servizio del potere. Specialmente, se è di tipo o personale. Si faccia un bel presidente, che per cultura e carattere, storia anche personale, dimostri di poter essere super partes. Ovvero, di conciliazioni tra le parti. Soprattutto, di garanzia del miglior funzionamento, secondo il rispetto più rigoroso delle leggi e del regolamento, della intera attività degli organi consiliari. Togliendo il fine settimana e il ferragosto, i giorni che ci separano al diciassette sono veramente pochi. Ma ne basterebbero anche di meno se vi fosse in tutti la volontà di superare i rancori e le feroci divisioni della campagna elettorale e la consapevolezza che oggi Catanzaro ha bisogno di un momento di pausa produttiva. Per riflettere, quietare i guerrafondai e gli egoisti. Per consentire che chi ha il dovere di amministrare e gli altri la voglia di lavorare per il bene esclusivamente della comunità, lo possano fare più agevolmente.

Suggerisco, pertanto, che, in assenza dei capigruppo ufficiali, o se vi fossero, nel frattempo, anche con loro, i tre candidati a sindaco( tra questi l’eletto) presenti in Consiglio, e senza ingerenze esterne comunque inaccettabili (l’Istituzione è la sola padrona e serva di se stessa), si incontrino, prima o direttamente nell’aula. Si stringano la mano e operino insieme per la ricerca di un consigliere( ce ne sono non pochi) che possa essere eletto presidente, se non con l’unanimità, almeno con un consenso che sia assai più largo, e politicamente motivato, dei diciassette voti animosamente cercati dall’una e dall’altra parte. Che bella lezione ne verrebbe fuori! Per tutti“.
Franco Cimino