Quaresima: la lettera dell’arcivescovo Bertolone ai fedeli

“Fate che chiunque venga a voi se ne vada sentendosi meglio e più felice. Tutti devono vedere la bontà del vostro viso, nei vostri occhi, nel vostro sorriso"

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    “Fate che chiunque venga a voi se ne vada sentendosi meglio e più felice. Tutti devono vedere la bontà del vostro viso, nei vostri occhi, nel vostro sorriso.  La gioia traspare dagli occhi, si manifesta quando parliamo e camminiamo. Non può essere racchiusa dentro di noi. Trabocca. La gioia è molto contagiosa”. Con queste parole di speranza l’Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace, Mons. Vincenzo Bertolone, conclude la lettera per la Quaresima 2013 nell’orizzonte dell’Anno della fede.

    Il Presule, alla luce della Sacra Scrittura e riprendendo il pensiero di Sant’Agostino, esorta la comunità diocesana a mettere a fuoco le relazioni tra fede e amore, per riscoprire la dedizione totale che il popolo deve avere verso Dio e la comunità. Un messaggio che richiama la profondità delle virtù teologali  (fede, speranza e carità) e dei sacramenti del battesimo, dell’eucaristia, della confessione-riconciliazione, che purificano, vivificano e perfezionano la storia di ogni uomo di buona volontà. 

    Monsignor Bertolone si rivolge ai suoi diretti collaboratori: “amati confratelli, che avete pubblicamente  promesso completa dedizione al Signore nel rito della vostra Ordinazione sacramentale, sarete i primi a rinnovare, fin nel profondo della vostra anima e del vostro corpo, questa conversione al Dio di Gesù Cristo, per essere testimoni di fronte a tutti i fratelli della povertà, della castità, dell’obbedienza e, soprattutto, delle relazioni nuove che vanno instaurate tra uomini e donne”. 

    Il Presule evidenzia come “ce n’è tanto bisogno, in una stagione etica poco attenta alla vita ed all’identità della persona umana, che cerca addirittura di oltrepassare, con altre forme di convivenza, la famiglia fondata sul matrimonio come sacramento. Nel  cammino della costruzione in noi del tempio dello Spirito Santo – scrive ancora l’arcivescovo – , dobbiamo gettare le basi d’una radicale conversione nelle convinzioni e nelle decisioni morali. Esse, che orientano la nostra prassi, le nostre relazioni, le nostre stesse decisioni istituzionali, dovranno essere sempre più caratterizzate non dai gusti e dalle opinioni della maggioranza, bensì dall’amore sacrificale, realizzato nell’Eucaristia; soprattutto, dovranno articolarsi secondo le mozioni al bene che ci vengono di volta in volta, ispirate, suggerite dallo Spirito che abita nei nostri cuori (cf Rm 8,11) dal giorno del Battesimo e della Confermazione. E ciò, consentirà finalmente di vivere effettivamente anche un’esistenza individuale e sociale secondo la disciplina e gli insegnamenti morali della Chiesa”.

    La quaresima è un tempo di grazia che richiama il cristiano a “riconoscere gli errori, decidere di ricominciare senza ricadere negli stessi errori del passato, riconciliarsi con Dio ed il prossimo, riparare per i mali commessi e per il bene che abbiamo eventualmente sottratto agli altri, soprattutto alle collettività cittadine, agli esseri viventi, al cosmo ed alla terra”.

    Poi l’Arcivescovo pone alla comunità diocesana degli interrogativi:  a che punto siamo nel nostro approssimarci a Dio ed ai fratelli? Riusciamo a far assaporare, anche nella cura sobria del corpo e nell’abito, la bellezza e la luminosità che proviene dall’essere salvati? Ci siamo convinti di poter ritornare finalmente “a casa propria”, la casa della carità che conduce alla fede ed apre alla speranza?

    Per Monsignor Bertolone “se tutti noi non viviamo soltanto di alimenti e desideri materiali come aspirare a soddisfare i bisogni primari come il cibo e quelli sociali come lavorare, guadagnare, di vivere in coppia e di formare aggregazioni e gruppi (cf Lc 4,1-2), non possiamo aspirare alle cose “di lassù”, come nobili ideali, virtù, santi desideri, buon nome, gloria celeste. E tutte le gratificazioni che ne deriveranno non potranno darci la soddisfazione massima, anche se i nostri comportamenti sono legittimi ed onesti, ma guai se si allontanassero dalla prima e fondamentale esigenza: riconoscere che tutto è di Dio e tutto ci viene da lui. Noi non dobbiamo vivere di altro che di ogni parola che esce dalla bocca di Dio (cf Mt 4,4).

    Invitando tutti a guardare alla croce come supremo gesto d’amore generoso di Cristo, Mons. Bertolone afferma che “nessuna colpa commessa, seppur gravissima, può generare disperazione in chi, pentito e deciso a riparare davvero il male commesso, vuole ritornare a Dio ed alla comunità”.  “In vista di questa beata speranza, carissimi, la Quaresima – scrive il Presule – ci sollecita opportunamente alla purificazione, al digiuno, alla preghiera e alle opere di carità fraterna che, quest’anno, compiremo nello spirito peculiare del raccordo tra carità e fede, per manifestare a tutti la speranza. Compiremo soprattutto le opere di misericordia verso i fratelli, sapendo che esse diventano il segno che noi abbiamo davvero accolto l’invito a convertirci e stiamo tornando al Padre. Se il regno dei cieli si fa così più vicino, bisogna effettivamente ritornare, non indugiare, non attardarsi, non soltanto nel peccato, nei cattivi costumi e nell’immoralità, ma neppure nel lamento o nella disperazione inerte.  Rallegriamoci per ogni fratello che inverte il cammino e si fa ritrovare; soprattutto, offriamo occasioni e condizioni, non solo individuali, ma anche pubbliche, per far ritornare tante pecorelle!”.

    Il cammino in preparazione alla Pasqua in diocesi sarà caratterizzato dalla visita di Mons. Arcivescovo nella quattro zone pastorali, per celebrare assieme al popolo santo di Dio la Via Crucis per le vie cittadine con una riflessione quaresimale e vocazionale (ore 18, 1Ëš marzo, Taverna; 8 marzo, Davoli Marina; 15 marzo, Roccelletta di Borgia; 22 marzo, Mater  Domini – Cz).

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