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Al Magna Graecia book festival bagno di folla per Chiara Francini

Grande affetto e pienone per il suo ultimo romanzo 'Un anno felice' e lei un pensiero lo ha rivolto alla Calabria: 'La regione più accogliente che esista'


Autentico bagno di folla ieri sera per l’incontro con Chiara Francini. Affollata come raramente si è vista sia per il Film che per il Book festival, la sala conferenze de La Perla del Porto ha accolto con affetto l’attrice ormai votata alla scrittura alla presentazione del suo ultimo romanzo, “Un anno felice” (Rizzoli). 

Affiancata dalla giornalista Donatella Soluri, Francini è stata, come sempre del resto, un fiume di parole. Che incanta, puntualmente. Sì, perché se ad assistere c’erano molti giovani che l’hanno conosciuta per le sue partecipazioni televisive, ma non solo loro, un motivo ci sarà. Sarà perché è simpatica – di quella simpatia contagiosa tutta toscana -, sarà perché è solare e bella, ma Chiara Francini riesce a calamitare l’attenzione principalmente per ciò che dice. Mai frasi fatte o di circostanza, con un  linguaggio ricercato e invidiabile, non afferma nulla di sciocco, andando dritta al punto

Così la presentazione del libro – del quale la trama non è stata svelata del tutto per ovvi motivi -, è diventata occasione per riflettere sulla vita, sulle questioni davvero importanti. Sensibilità da vendere, Francini ha snocciolato pillole di saggezza come fossero like, frutto di un’acuta osservazione – «Sono una spugna», ha ammesso -, passando da tematiche quali l’amicizia, il cinema e la tv  – «E’ come se fossero delle telefonate d’amore» -, il teatro e la letteratura, «Un abbraccio», li ha definiti, ma anche l’essere donna. Con molta ironia. «Dostoevskji ha detto che la bellezza salverà il mondo – ha detto -, io penso che l’ironia e l’autoironia lo faranno». 

In “Un anno felice” racconta della ricerca dell’amore vero, che spesso è distorta dalla proiezione dei propri sogni, e di  un rapporto di coppia «in cui c’è uno squilibrio, in cui prevale il maschio. Sì, ho ambientato il romanzo in Svezia, paese che conosco molto bene – ha raccontato -, perché la mancata alfabetizzazione del maschio non è legata alla latitudine, ma alla carne». 

E sulla reazione più opportuna da parte delle donne che si trovano soggiogate dal proprio partner, è stata limpida: «E’ come se ci si trovasse davanti a uno specchio dopo essersi fatti una doccia – ha spiegato -, molte volte le donne sono convinte di riconoscere perfettamente i lineamenti di chi vedono riflesso, ma se lo specchio è appannato, la vista è falsata». Cosa fare allora, se non togliere il vapore dalla superficie? «Puntare il dito contro noi stesse – vedendo chiari i contorni non più appannati, ndr -, non è colpevolizzarci, ma salvarci». 

Prima di essere circondata dai tanti presenti per foto e autografi, un pensiero lo ha voluto fortemente rivolgere alla Calabria: «E’ la regione più accogliente che esista, in assoluto. E’ quella che frequento di più ed è sempre una gioia». 

Carmen Loiacono