Politeama, la Pirandelliana fa centro con ‘Regalo di Natale’

Ad andare in scena è stata la versione teatrale di uno dei più bei film di Avati

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Anche questa volta la Pirandelliana ha fatto centro. La compagnia romana è ritornata ieri sera sul palco del Teatro Politeama dopo il successo ottenuto a gennaio con un ottimo “Anfitrione”, e ha presentato al pubblico catanzarese un’operazione ambiziosa ben accolta fin dalle prime recite, “Regalo di Natale” di Pupi Avati. Adattato per il palcoscenico da Sergio Pierattini, ad andare in scena è stata la versione teatrale di uno dei più bei film di Avati, che aveva come protagonisti Alessandro Haber, Gianni Cavina, George Eastman, Diego Abbatantuono e Carlo Delle Piane.

Una scelta coraggiosa, quindi, quella del regista Marcello Cotugno e della compagnia – guidata da Valerio Santoro -, che si sono confrontati prima di tutto con un film e con un regista così importanti nella storia del cinema italiano – e li hanno ampiamente rispettati, rimanendo il più possibile fedeli alla sceneggiatura originaria, nei limiti del possibile trattandosi di teatro e dell’ambientazione, più vicina ai nostri giorni –, poi perché hanno puntato su cinque attori di rilievo, tali da permettere alla commedia di prendere il largo con semplicità, riuscendo se non a eguagliare, a mantenere alto il livello in parallelo con il film. Con un buon Fulvio Pepe (Franco) al posto di Filippo Dini, il cast ha potuto puntare sullo stesso Santoro – sempre azzeccatissimo – nel ruolo di Ugo, il bravo Gennaro Di Biase in quello di Stefano, Giovanni Esposito nella parte di Lele e Gigio Alberti in quella dell’avvocato.

Tutti gli attori si sono dimostrati all’altezza del compito, ma l’attenzione è stata inevitabilmente catturata dagli ultimi due: dimenticato l’autorevole Giove dell’Anfitrione, Alberti è stato un perfetto avvocato Santelia, imbranato e sempliciotto, ma solo all’apparenza, alle prese con i suoi problemi intestinali, mentre Esposito, facendo sempre bene come ci ha abituati, ha preso in mano i momenti comici dello spettacolo, spezzando qualche volta la tensione drammatica, ma forse proprio per questo strizzando un poco l’occhio al pubblico più pigro. Un ruolo cruciale, insomma, quello di “Lele” Esposito per una trama particolare: quattro amici di vecchia data decidono di ritrovarsi la notte di Natale in un non luogo – è la casa di un’amica di uno di loro, ma potrebbe essere ovunque -, per una partita a poker senza precedenti. E’ previsto infatti l’arrivo di un quinto giocatore, il ricchissimo avvocato Santelia, il presunto pollo da spennare.

Il gioco, vero demone per tutti i presenti al tavolo, è il pretesto per un affresco sul rapporto tra i quattro amici, con tanto di questioni irrisolte e incomprensioni del passato che emergono man mano che i giocatori distribuiscono le carte e fanno le loro puntate. Dialoghi serrati, a suon di full e scale, e una scenografia – di Luigi Ferrigno – molto interessante in cui le sedie la fanno da padrone intorno al tavolo, re indiscusso dell’intera opera, che ruota, permettendo al pubblico di vedere frontalmente tutti i giocatori, quando non danno anche le spalle alla platea con un’accennata quarta parete. I costumi di Alessandro Lai e le luci di Pasquale Mari – fondamentali in alcuni momenti, come nel riecheggiare gli anni passati -, hanno completato il quadro. Prova decisamente superata.

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