Piazza Matteotti: a Catanzaro la storia tra le storie

Una serata che è diventata lo spunto per interrogarsi, ancora, sul valore di “una piazza che piazza non è”

“Piazza Matteotti è una storia ed è fatta di storie”. Biagio Cantisani, che si definisce “architetto per scelta, docente di storia dell’arte per amore e anche fotografo, per passione”, l’ha definita così la piazza più controversa di Catanzaro. Quella che agli inizi degli anni ’90 accese il dibattito tra i cittadini del capoluogo. O meglio il suo restyling, affidato a un architetto di grande fama, Franco Zagari, che realizzò un progetto per certi versi avveniristico e, per altri, “da ragazzino ingenuo”. Come lo ha giudicato l’architetto Isidoro Pennisi, docente all’Università di Reggio Calabria, nel corso di “La piazza è mia”, un nuovo appuntamento di “Arte al muro”, rassegna coraggiosa, fuori dagli schemi, che all’interno del “Bike bar & Wine Il Cavatore” crea, da qualche mese, momenti di riflessione culturale.

arte al muro piazza matteotti

L’ha ideata Nicola Fazio e, ieri sera, l’Arte al muro è stata quella di Biagio Cantisani che, dopo aver realizzato degli scatti di Piazza Matteotti in diversi momenti della giornata, ha deciso di raccoglierli ed esporli: ne è venuto fuori un percorso di 13 fotografie, oggettivamente belle, ognuno delle quali racconta qualcosa.

Lo scatto sembra salvare quell’istante da un destino segnato ed è come se al frame si desse un nuovo desiderio

C’è la studentessa assorta nello studio. Ci sono gli anziani che discutono seduti sui cubi. C’è la signora che l’attraversa con le buste della spesa. Ci sono i colombi che si abbeverano alla fontana. “Guardando ogni singola fotografia di Biagio Cantisani – ha spiegato Pennisi – si vive una compartecipazione sentimentale: riesce a ritrarre un istante della realtà che non è organizzata. Lo scatto sembra salvare quell’istante da un destino segnato ed è come se al frame si desse un nuovo desiderio. E’ un po’ il valore della foto – ha proseguito Pennisi – salvare attimi del tempo che passa”.

Ma le fotografie sono state solo lo spunto per interrogarsi, ancora, sul valore di “una piazza che piazza non è” – ha detto Cantisani rivolgendosi ad un auditorio fatto più che altro da colleghi architetti – “ma è molto più importante: il collegamento di due mondi, il presente e il futuro; la congiunzione per passare da un luogo all’altro della città”. Uno spazio urbano che è stato ripensato dallo stesso architetto Zagari con il restyling del 2015 con il quale la discussa “scaletta” venne abbattuta per far posto alla fontana. “Il fatto che Zagari abbia partecipato al bando per la seconda ristrutturazione – ha proseguito Cantisani – lascia intendere che lo stesso avesse in qualche modo capito che il progetto non fosse proprio perfetto”.

Qualche aneddoto

Quello sui chioschi del fioraio e dell’edicola che avrebbero dovuto trovare posto all’inizio e alla fine della piazza ma che restarono desolatamente vuoti – ed eliminati – perché ritenuti inidonei dai commercianti. O come quello, ancora, sulla “scaletta” cui tutti cercarono di dare un senso: “In realtà aveva una funzione: solo salendo in cima – ha rivelato Cantisani – si poteva scorgere il “disegno” della piazza”. Alla fine tutti d’accordo sul commento del professor Pennisi secondo cui “non si giudicano le opere di architettura pensando alle nostre biografie. E’ vero, ho definito il progetto di Zagari ingenuo, soprattutto per i materiali utilizzati. Ma la sua piazza è oggi un simbolo della città e il fatto che se ne parli tuttora lo dimostra”.

Quasi due ore di piacevole discussione, come lo sono sempre state fino adesso quelle organizzate nell’ambito di questa rassegna che spiega il suo stesso ideatore, l’architetto Fazio: “Quando abbiamo fatto il progetto di questo locale ci siamo posti una domanda fondamentale: può un bar assumere un ruolo più marcato, all’interno della città, del semplice ruolo di somministratore di bevande e cibi? Certo – ha spiegato – è anch’esso un luogo di relazioni, ma relazioni fugaci “mordi e fuggi”, e noi cercavamo qualcosa di più. Così è nato “Arte al muro”: un modo di far conoscere l’arte ad ogni livello, dando l’opportunità ai giovani artisti catanzaresi e calabresi di esporre le loro opere”. Un’idea che sta riscuotendo un buon successo e che proseguirà ora con altri appuntamenti dedicati ai più disparati ambiti culturali: dalla pittura alla scrittura, passando anche per la musica.