Carmine Capellupo e le sue poesie sul Coronavirus

Il provetto imprenditore di Petronà  conferma, anche in tempi di pandemia, la sua passione smisurata  per la poesia dialettale

Non smarrisce  l’afflato poetico Carmine Capellupo.

Il provetto imprenditore di Petronà  conferma, anche in tempi di pandemia, la sua passione smisurata  per la poesia dialettale come voce  del  sentire comune della gente di montagna. Carmine Capellupo ha scritto due poesie sul Coronavirus: c’era da aspettarselo da chi ingrandisce tutto  ciò che impara. Nella prima lirica, tutt’e due in vernacolo,  riflette della congiuntura negativa che sta sconvolgendo tempi e abitudini in tutto il mondo, senza minimizzare il ruolo imprescindibile della scienza e della medicina. Nella seconda poesia, Capellupo, contitolare della Salpa, ditta che esporta funghi e castagne in quasi tutti i continenti, esorta  i lettori a serbare ricordo di un’emergenza sanitaria  che può anche insegnare tanto e non sopporta improvvisazioni.

Non si è limitato a queste due riflessioni  il quasi 90enne cittadino di Petronà: anche un omaggio al compianto  dottore Salvatore Capellupo, versi sull’ importanza della cultura come motivo ricorrente e altre poesie, dedicate al compianto figlio Ciccio, alla mamma o all’affetto per gli animali, che contengono la saggezza di secoli e lo spontaneismo dell’ingegno popolare. In tutto altre cento poesie che, dopo i sessanta componimenti  di “Pensieri in prosa”, andranno a comporre la seconda raccolta di poesie dialettali di Carmine Capellupo dal titolo Vidu, siantu e cuntu”. La poesia di Carmine Capellupo non può essere marginalizzata o  banalizzata: è l’espressione originale del sentire popolare.