Un grande della poesia in vernacolo compie 90 anni. Buon compleanno Achille Curcio

I nostri auguri prendendo a prestito i suoi versi

Un compleanno tondo che non può passare inosservato, ma che se anche non fosse così tondo, lo avremmo tutti onorato ugualmente: sono i 90 anni di un illustre personalità del Catanzarese, il grande poeta Achille Curcio nato il 26 maggio del 1930. L’autore, che ci invidiano in molti, è infatti una delle voci più rinomate della nostra terra, riconosciuto anche oltre i confini regionali e finanche nazionali, con la sua scelta della lingua locale al posto dell’italiano, per le poesie che cominciò a scrivere fin da giovanissimo. Non si sono fatti attendere, oggi, infatti, in più luoghi i felici auguri da parte dei suoi conterranei, condivisi anche sui social, perché Achille Curcio non è un intellettuale isolato nella sua torre d’avorio, ma è della gente comune che nei suoi versi si rivede e contempla la sua realtà, che è la nostra.

Nato a Borgia, ma trasferito fin dalla prima infanzia a Montauro, Curcio non ha mai nascosto che è stato lì che la sua poesia ha gettato le radici, nel piccolo centro ionico, fatto di famiglie di pescatori, gente semplice, umile, tra cui il piccolo Achille è cresciuto formando il suo animo sensibile, e fuori da ogni schema.

Maestro di scuole elementari, testimone di una Catanzaro e di un suo circondario che ormai non c’è più, ancora oggi attraverso le sue composizioni e i suoi racconti – coloriti anche e divertenti a dispetto dell’immagine nostalgica e riflessiva del poeta che Curcio incarna appieno nei suoi versi -, continua a raccontare personaggi ed episodi che bene rappresentano l’animo della nostra terra, con tutti i suoi concittadini. Più che d’obbligo la “chiave d’oro” della Città di Catanzaro che nel 2010 il sindaco gli ha consegnato in occasione dei suoi 80 anni.

Particolarmente attivo nella scrittura, a partire dal 1970 ha pubblicato numerose raccolte. Vogliamo fargli i nostri più sentiti auguri, con una sua stessa poesia, ‘U poeta non rida, che ha dato il titolo al volume pubblicato nel 2005: ci sembra il migliore riassunto e omaggio alla sua arte. Buon compleanno maestro Achille!

 

’U poeta non rida:
guarda e ciangia
si ncuntra nu guagliuna gialinusu,
chi va stendendu ’a manu virgognusu
mu ricogghia nu signu, na carizza.
Cu nu cora mpuciutu d’amarizza
ciangia e guarda
facci, senza culura, arrepicchiati
comu vecchi damaschi,
de mammi chi nt’o chiantu
strudiru l’occhi stanchi,
perciati de nu lampu de lupara.
’U poeta non rida e resta sulu
mu guarda e pemmu senta
’u tempu, chi leggeru
trasa pe ogni casa,
striscia supra ogni cosa
e, senza ’u ti nd’adduni,
t’arrobba nu suspiru, na jornata.
’U poeta capiscia ca nt’o mundu
’a vita è sulu sonnu:
nu sonnu a voti longu,
e a voti curtu e amaru
chi poi diventa eternu.
Poi ’a sira, quandu ’a genta
si jetta, scamazzata d’a fatica,
mu procura ’e riposu nu tornisa,
’u poeta s’affaccia a la finestra
e vida ca nt’o celu
cumpara ancora ’a luna,
’a stessa luna antica,
vecchia guardiana amica
de tutta sta miseria.
All’arva supra i hjuri
poi trova l’acquazzina:
lacrimi de sta luna
chi, guardandu sta terra,
addhucia ’a notta e ciangia:
comu fannu i poeti pe campara.