Catanzaro del dopo Covid: la riflessione dello storico Bevilacqua

Un altro illustre e significativo intervento ha arricchito il Forum sul futuro della città

Lo storico e docente universitario Piero Bevilacqua è la seconda firma illustre che ha inteso offrire il proprio contributo al “forum” sulla Catanzaro del dopo-Covid, promosso dall’assessore alla cultura Ivan Cardamone. Tante personalità di successo di origini catanzaresi, in ogni settore, hanno aderito all’iniziativa condividendo idee e progetti per ridisegnare la Catanzaro del futuro.

CHI È PIERO BEVILACQUA

Professore ordinario all’Università “La Sapienza” di Roma, è considerato uno dei più importanti storici e saggisti italiani. Dopo aver partecipato al gruppo redazionale della rivista Laboratorio politico (1981-1983), nel 1986 ha fondato l’Istituto meridionale di Storia e di Scienze sociali (Imes), che tuttora presiede, e la rivista Meridiana, di cui è direttore. Autore di numerose e apprezzate opere, ha dedicato le sue più recenti ricerche alla storia delle risorse e dell’ambiente. È uno degli studiosi internazionali chiamati a partecipare al Manifesto Food for Health (Cibo per la salute) promosso da Vandana Shiva, la celebre attivista indiana.

“LA CITTA’ ANTICA COME CENTRO CULTURALE DIREZIONALE”

“Gentile assessore Ivan Cardamone,
provo a rispondere alla sua richiesta di fornire un contributo di idee utili alla crescita civile   e all’arricchimento culturale di Catanzaro. Nei limiti di un breve scritto mi limiterò ad alcune proposte facilmente realizzabili con un po’ di impegno e di buona volontà politica. Mi permetta preliminarmente, tuttavia, di svolgere una considerazione di ordine generale sulla città, che nasce da una riflessione sul ruolo civile della cultura. E allora io credo che sia difficile che la cultura, la vita artistica, letteraria, spirituale di una città possa svolgersi in un luogo urbano in cui le automobili  prevalgono sulle persone. Catanzaro è una città imbarbarita, abbruttita dal traffico, soffocata dalle auto nei suoi spazi vitali. Come può allora nascere e diffondersi cultura in una città sotto assedio? In luoghi così si pensa solo a sopravvivere. Mi permetto qui di ricordare che da tempo nelle città del Nord Europa l’eliminazione delle auto dalle strade della città viene sempre più fatta coincidere con il benessere dei cittadini, considerato un aspetto del ben vivere, una riconquista degli spazi, ma anche una rinascita della civiltà urbana. Camminare a piedi senza l’assedio delle auto significa per il cittadino poter ammirare e riscoprire la bellezza degli edifici, delle piazze, dei monumenti, degli squarci dei paesaggi naturali. Al tempo stesso questo offre, oltre che un rinnovato sguardo sui patrimoni architettonici, rendendo onore alle precedenti generazioni che li hanno costruiti, la possibilità di vivere una diversa dimensione del tempo, che cessa di essere veicolo per qualcos’altro, per diventare fruizione estetica disinteressata del paesaggio cittadino.
Ora non posso non ricordare che Catanzaro è forse l’unica città d’Italia che non offre ai cittadini un’isola pedonale. So bene quanto sia difficile la collocazione fisico-geografica della città. Ma risolvere il problema del centro storico non sarebbe impossibile. Se ai cittadini si offrono delle alternative alla fine rinunciano alle auto e si accorgono del vantaggio incommensurabile che ne ricevono. Io credo che se l’amministrazione comunale riuscisse a creare  ai vari ingressi alla città dei grandi parcheggi (alcuni già esistono), impedendo l’ingresso nel centro storico ai veicoli e si facessero circolare costantemente 3 o 4 pulmini elettrici, per le strade principali, la mobilità dei cittadini sarebbe assicurata e la città tornerebbe a respirare. Una convenzione di servizio taxi con il Comune potrebbe, a prezzi popolari, consentire lo spostamento di anziani e persone disabili nei vicoli e nei quartieri non serviti dal pulmini.
E veniamo alle possibili attività culturali. Chi conosce Catanzaro sa che essa è ormai una città policentrica e così bisogna  considerarla e affrontarne i problemi. Essa è formata dal centro antico, ma anche da quartieri Nord, con i presidi ospedalieri, pubblici e privati, da Germaneto ( sede di Università, Uffici della Regione, Ospedale universitario ), e da Lido, un luogo dei divertimenti serali, ma anche di attività culturali, ricercato dai giovani per trascorrere le serate. E’ noto che in sofferenza è il centro antico, che si va svuotando. E dunque per prima cosa occorre cercare di ripopolarlo. Una via percorribile se questo cuore della città si arricchisce di funzioni che altrimenti vengono svolte dagli altri poli urbani. Dunque quello di centro culturale direzionale è una funzione imprescindibile e occorre assumere delle iniziative conseguenti in grado di riempire di vita e di elementi di attrazione gli spazi cittadini. Una iniziativa che da decenni ho vanamente auspicato è quella  della istituzione di una un grande Casa dello Studente, da collocare in qualche caserma dismessa o altro edificio vuoto, dove ospitare non solo gli studenti universitari che frequentano le facoltà collocate in città, ma anche gli studenti delle medie superiori che pendolano quotidianamente dai paesi vicini. Ne verrebbe un incremento significativo della demografia cittadina e una domanda accresciuta per ristorazione, beni e servizi.
Naturalmente la città antica avrebbe bisogno di far nascere al suo interno dei centri di ricerca, delle Scuole di specializzazione post universitarie, in grado di attrarre forze professionali e intellettuali utili per elevare il tono culturale della città. Ma di questo occorrerebbe ragionare con una riflessione a parte che si potrà fare più avanti. Ciò che invece si può intraprendere subito è una iniziativa che riguarda i quartieri. Io credo che sarebbe molto utile tentare di far rinascere in qualche modo l’antica identità dei quartieri, rendendo protagonisti i suoi abitanti. Quando io ero bambino e vivevo a Sant’Angelo, mi sentivo fieramente abitante di quel quartiere, diverso da chi era del Pianicello, dello Zingarello, dei Cocoli, ecc. Ricordo che in altre regioni d’Italia (Toscana, Marche e Umbria soprattutto) queste antiche divisioni cittadine sono occasione di feste, di gare, di attività turistica. Allora perché non pensare a delle mostre fotografiche da tenere in qualche locale pubblico con le foto raccolte nelle proprie case dagli abitanti dei vari quartieri, in grado di illustrare frammenti di vita del passato?
Una iniziativa che si potrebbe far partire subito, anche questa estate, è quella di montare dei palchi nelle piazze e negli slarghi dei vari quartieri popolari della città e qui svolgere presentazioni di libri, recitare poesie della nostra tradizione, ma anche brani letterari della tradizione nazionale, pezzi di teatro. Il teatro di strada sarebbe, se ci fossero le forze, una felice invenzione capace di richiamare anche pubblico da altre aree della città e dai dintorni. Puntare sui quartieri è importante. Si potrebbe anche pensare a una  o più giornate nel corso dell’anno in cui organizzare un Festival dei Quartieri durante il quale, all’esterno ma anche negli edifici pubblici, si svolgono relazioni sulla storia della città, si allestiscono mostre, recite teatrali, naturalmente si preparano piatti tipici, ecc, Insomma, una gara a chi realizza le iniziative più originali e più valide. Infine, sempre privilegiando i quartieri, ma con iniziative più durature, credo che molto utile sarebbe creare dei Centri di lettura insediati come presidi culturali e di socialità nei vari punti della città. Penso a dei locali del Comune dove collocare un po’ di libri (che si possono anche raccogliere fra i cittadini) qualche quotidiano e magazine, almeno un computer connesso, in grado di costituire un luogo di incontro per  ragazzi e soprattutto per anziani, che oggi non hanno più le osterie di un tempo, e si incontrano ai tavolini dei bar o alle panchine di qualche striminzito giardino. D’inverno inagibili”.