L’INTERVISTA- Lea Garofalo rivive nel magico incontro tra la cantastorie Francesca Prestia e i Pupi Antimafia

La "prima" dello spettacolo il prossimo 1 agosto al Teatro al Castello di Roccella Jonica

La storia di Lea Garofalo, testimone di giustizia vittima della ‘ndrangheta, rivive sul palco attraverso il magico incontro tra la tradizione delle marionette e la musica popolare. Protagonisti il puparo Angelo Sicilia e la cantastorie catanzarese Francesca Prestia che sono a lavoro per la “prima” dello Spettacolo dell’Opera dei Pupi e delle Pupe Antimafia prevista al Teatro al Castello di Roccella Jonica il prossimo 1 agosto.  Un emozionante connubio, dal forte impatto sociale, che unisce Calabria e Sicilia alla riscoperta delle proprie radici. Francesca Prestia ha raccontato a Catanzaroinforma la sua personale attesa verso il debutto sul palco al fianco della marionettistica popolare siciliana di Palermo.

Come è nata l’idea di mettere insieme due forme d’arte diverse come il teatro dei burattini e la musica della tradizione popolare?

Nasce da un incontro casuale avvenuto a Trame Festival a Lamezia un paio di anni fa. Io ero lì per cantare le mie ballate e Angelo era lì con i suoi pupi antimafia. Io ho visto lui e lui ha sentito me. Abbiamo parlato e abbiamo capito che si poteva pensare di fare qualcosa insieme. L’anno successivo ci rincontriamo a Guardia Piemontese. Io ero lì per studiare la lingua occitana guardiola e lui rappresentava con i suoi pupi la storia di Martin Lutero. Nuovamente è scoccata la scintilla artistica. Questa volta abbiamo deciso fermamente di progettare la nostra prima opera insieme. La cosa che più mi ha meravigliato, in entrambi i due incontri, è che ancora ora, da grande, i pupi riuscivano ad esercitare su di me un fascino straordinario; sentivo quasi di ritornare bambina, quando a Piazza Pitagora a Crotone con i miei nonni assistevo agli spettacoli dei pupi della famiglia Cuticchio. Ho pensato subito: chissà come sarebbe bello cantare, cuntare e drammatizzare le storie delle donne coraggiose calabresi?

Con la “Ballata di Lea” hai cantato la storia della collaboratrice di giustizia uccisa dalla ‘ndrangheta. In che modo si arricchisce, con questo nuovo lavoro, il racconto in scena di questo personaggio legato alla Calabria?

Alla forza della musica si unisce “il mondo fantastico dei pupi”, il mondo immaginario dei personaggi che anche se muoiono, soffrono, uccidono, fanno meno male, perché tutto succede in un’area del gioco dalla quale io, pubblico, posso distanziarmi per proteggermi. La musica emoziona e fa vibrare i cuori, i pupi e le pupe raccontano la storia, sempre io, pubblico, assisto dal di fuori e medito, registro. L’emozione rimane. Il messaggio arriva. La storia è stata custodita.

Angelo Sicilia e Francesca Prestia
Pupi antimafia

Lo spettacolo ha preso forma durante il lockdown, è stato difficile lavorare a distanza, ognuno da casa, in attesa di poter sperimentare poi dal vivo?

L’urgenza artistica di realizzare quest’opera ci ha fatto muovere in anticipo. Io sono stata alcuni giorni a Palermo nel mese di dicembre. Angelo è salito a Catanzaro nel mese di febbraio. Abbiamo buttato giù il grosso delle idee in quei due incontri. Durante il lockdown abbiamo finito di scrivere il copione e abbiamo provato sulla piattaforma Skype. Io ho dovuto imparare a dare voce alle pupe, che solitamente nella tradizione siciliana vengono parlate dal puparo maschio. Non è stato semplice, ho dovuto studiare e cercare toni diversi per le personagge:  Lea, Denise, Marisa Garofalo, l’avvocatessa Rando. In giugno sono discesa nuovamente a Palermo e abbiamo provato con tutta la compagnia. Eravamo tutti e tutte emozionati/e.

Qual è secondo te la peculiarità di questa opera?

Io e Angelo viviamo in due terre in cui cosa nostra e la ‘ndrangheta hanno fortemente condizionato, col sangue e la paura, lo sviluppo e la storia. Nel copione, i personaggi danno voce alle nostre terre Calabria e Sicilia. Ci sono i cattivi e ci sono le donne coraggiose e sognatrici; ci sono i sanguinari e i giusti. La parte più bella è la voce delle donne calabresi, fatta di tenerezza, di sogno, di amicizia, di senso materno, ma anche di denuncia contro una cultura calabrese fortemente maschilista e prevaricatrice, di paura e di coraggio. Finalmente un’opera molto al femminile. In Calabria ce ne era proprio bisogno!

Il teatro dei pupi antimafia
Pupi antimafia

Il progetto è stato sostenuto da tante realtà del Nord che hanno dato vita ad una gara di solidarietà. Un bell’esempio di condivisione e di impegno civile che supera le barriere geografiche e culturali.

Dici proprio bene, queste associazioni italiane (Coordinamento di Libera Monza-Brianza, Coordinamento di Libera Bergamo, Coordinamento Libera Val d’Aosta, Associazione MIA, CGIL Monza e Brianza, Cisl Monza-Brianza-Lecco, CGIL SPI Brianza, CISL FNL Monza Brianza Lecco, Coop Lombardia, Circolo ACLI di Vimercate, La casa della Poesia di Monza, Zeroconfini onlus, Ass. Amici Boscherona verde viva) conoscono me e Angelo già da tempo, perché spesso saliamo a tenere lì spettacoli. Hanno saputo di questo nuovo progetto e delle difficoltà economiche che noi artisti stiamo vivendo in questo particolare periodo storico. Hanno deciso di coprire le spese di allestimento per far sì che lo spettacolo vivesse presto, prestissimo. L’Italia è una, i partigiani e le partigiane hanno speso la loro vita per la nostra democrazia, noi abbiamo il dovere e il compito di mantenerla unita e migliorarla giorno per giorno con l’impegno di tutti.

Dopo la “prima” di Roccella Jonica lo spettacolo proseguirà con altre tappe in Calabria e in giro per l’Italia?

Si farà un bel giro. Stiamo mettendo giù le varie tappe calabresi con i Sindaci più sensibili, poi a metà agosto partiremo per le date della Lombardia e della Val d’Aosta. In novembre, covid permettendo, in memoria del rapimento e dell’uccisione di Lea Garofalo avvenuto a Milano il 24 novembre 2009, rappresenteremo l’opera dei Pupi e delle Pupe contro la mafia in Emilia Romagna, in Lombardia e chissà… spero in tanti altri luoghi, incontrando tanta bella gente, emozionandoci insieme ancora e ancora.