San Vitaliano, il Santo Patrono di Catanzaro: niente processione, resta forte la devozione

Il coronavirus ferma anche le festività per il Santo Patrono del Capoluogo

di Elisa Giovene
Come dettato dalle norme vigenti, a causa dell’emergenza “Coronavirus”, tutte le processioni religiose sono state momentaneamente sospese. Per questa motivazione, anche la festività del Santo Patrono del capoluogo, San Vitaliano, non vedrà lo svolgersi della consueta processione. Ugualmente, però, si vorrà sottolineare la forte devozione dei fedeli catanzaresi, che annualmente trova maggiore espressione ogni 16 luglio, giorno della festa patronale.
San Vitaliano, come si ricorderà, nacque a Capua “antica” (oggi S. Maria Capua Vetere) nella seconda metà del settimo secolo. Egli, successivamente, divenne Vescovo della città grazie alle sue grandi virtù, umane e religiose.

Come la storia narra, venne preso di mira da alcuni suoi nemici che l’osteggiarono e fu oggetto di calunnie e persecuzioni. Il culmine venne raggiunto quando, assalito da alcuni malfattori, venne chiuso in un sacco di cuoio e gettato nel fiume Garigliano. Malgrado ciò il Signore gli salvò la vita e, infatti, se pur trasportato dal fiume sino alla costa, ne rimase incolume. Per tale misfatto la città di Capua venne punita con una devastante siccità, che fu causa di morte e distruzione. I capuani si pentirono e implorarono il perdono al Santo, che benevolmente lo accordò, pregando per loro. Fu così che un’abbondante pioggia bagnò la città sollevandola dalla siccità e dai numerosi malanni che l’avevano afflitta. Alla richiesta di diventare nuovamente Vescovo della città, non accettò e si ritirò a Cosola per costruire un eremo, qui, come narra la leggenda, fu aiutato nel trasporto delle pietre di tufo da un mansueto lupo. A Cosola, si fermò dieci lunghi anni in totale preghiera, la sua cella divenne luogo di pellegrinaggio, meta delle numerose persone che vi si recavano per pregare e ascoltare le sue predicazioni.

In seguito, si ritirò definitivamente a Montevergine dove edificò una chiesetta dedicata alla Madonna e qui morì il 16 luglio del 699. Le sue spoglie furono poi donate alla città di Catanzaro, nel 1122, da Papa Callisto. La tradizione popolare religiosa, attribuisce al Santo Protettore numerosi miracoli e leggende, proprio queste ultime si possono ritrovare nelle pagine del libro “Iconografia e Religiosità popolare dei catanzaresi” di Silvestro Bressi, grande appassionato della storia e delle tradizioni della nostra città. Pare, infatti, che nel 1656 una tremenda pestilenza colpì la Calabria, ma, quando giunsero in città due stranieri affetti dal morbo, non solo non contagiarono i catanzaresi, ma essi stessi ne guarirono miracolosamente.

La leggenda del fischietto, tradizionale desiderio dei più piccoli, le tradizioni e i racconti legati alla festa

Ala storia di San Vitaliano si associano tanti altri episodi che danno ulteriore esempio di leggende legate al Santo Patrono, da menzionare anche la storia che riguarda il “libeccio”, la “tramontana” e il “ponente” che sovente spirano sulla città e che, pare, siano proprio da addebitare alla volontà di San Vitaliano che volle accontentare il fratello che mal sopportando la “calura catanzarese”, non andava mai a trovarlo.

Alle leggende, si aggiunge una curiosità che un tempo veniva realizzata il giorno della festa patronale. Come scrive ancora Bressi, durante i festeggiamenti, veniva dato un “fischietto di terracotta” che ne riproduceva l’effige. Il fischietto, con il busto di San Vitaliano, era dotato di un beccuccio per emettere il tradizionale suono del piccolo strumento a fiato. Grande era l’attesa dei bambini che, in quel giorno, non desideravano altro che ricevere il “fischietto” che veniva conseguentemente benedetto.

E’ forse superfluo dire che la festa patronale è tuttora un’occasione religiosa molto sentita, il Santo, portato in processione, percorre le strade del centro storico e, un tempo, molti erano i fedeli che allestivano dei piccoli altarini in alcuni punti del tratto da percorrere, come riferimento delle Chiese situate nei vicoli adiacenti. Inoltre, proprio nei particolari vicoli di Catanzaro, non mancavano a finestre e balconi i tradizionali “copriletti damascati” stesi in segno di devozione. Una nota storica da ricordare, è da ricondurre al lontano 27 agosto del 1943, anno che vide l’ampio scenario della seconda guerra mondiale e, proprio durante un cruento bombardamento, vennero danneggiate alcune parti della città, tra cui il Duomo, quale custode delle spoglie del Santo Patrono. I danni furono ingenti, tant’è che venne colpita la Cappella del Santo e con lei anche il cinquecentesco busto reliquiario in argento. Il popolo ne rimase profondamente addolorato ma, nonostante i tempi particolarmente duri, si riuscì a recuperare la somma che ne permise il restauro.

Il busto reliquiario venne così ripristinato da un orafo napoletano e, l’anno dopo, il 16 luglio del 1944, il Santo Protettore passò come sempre in processione con grande commozione da parte dei catanzaresi che rivedevano l’effige “statuaria” ritornata alle primarie origini. Oggi, come allora, la processione di San Vitaliano fa riemergere quel profondo significato che fa prevalere “l’anima” della città. Certamente, la mancata espressione del corteo religioso, peserà nel cuore dei fedeli catanzaresi, ma ugualmente si manterranno quei forti valori che distintamente possono riconoscersi nella storia e nella religiosità del Santo.