Dalla musica alla scrittura ecco l’evoluzione di Giuseppe Lazzarini

Il giovane scrittore catanzarese, nel suo apprezzato romanzo tratta argomenti di vita quotidiana con risvolti etici

A scuola non amava scrivere e quando era costretto a farlo, lo faceva con scarsi risultati. Poi è arrivata la musica e con essa un grande cambiamento: quell’evoluzione che oggi fa di Giuseppe Lazzarini uno scrittore emergente e molto apprezzato dai lettori.
Nel suo Romanzo dal titolo “Darsana. Il trapianto dell’anima”, il giovane catanzarese, affronta temi che si intrecciano con la vita di tutti i giorni raccontando l’ambizione di Lorenzo Chio, il giovane scienziato e protagonista della storia, convinto di poter trasferire l’intelligenza umana reale alla sua macchina, per ottenere una coscienza potenziata senza vincoli di tipo biologico. In questa intervista Lazzarini ci racconta un pò di sè, parla di come il suo rapporto con la scrittura sia mutato nel tempo, descrive i temi affrontati nel libro e pone infine l’accento su quelle due passioni che gli hanno permesso di esprimere se stesso riscuotendo un sorprendente consenso.

Come definisce il suo rapporto con la scrittura?
Si è notevolmente evoluto nel tempo. Ricordo che a scuola non riuscivo a completare un tema o ad arricchirne il contenuto; scrivevo largo, 3/4 parole per rigo, cercando di riempire un foglio protocollo spesso con pessimi risultati. Avevo un professore d’italiano che ci permetteva di ricopiare la “bella copia” il giorno successivo e così approfittavo del pomeriggio per lasciare a mia madre il compito di rendere quanto meno discreto un tema che non avrebbe meritato neanche la sufficienza. Poi arrivò la musica che mi abituò al sacrificio, al bisogno di concentrare l’attenzione per il raggiungimento di uno scopo che via via diventava sempre più grande.

Curiosità e la tenacia l’hanno dunque accompagnata in questa evoluzione…

Posso dire che le passioni hanno preso il sopravvento sul resto e il desiderio di esprimermi al meglio continua a indurmi a cercare di colmare le varie lacune che mi si palesano lungo il mio percorso. Almeno per ora, da un foglio protocollo striminzito questo mi ha portato alle 300 pagine di un libro, lo considerò già un valido motivo per sorridere.

Cosa ha ispirato il suo romanzo ‘Darsana. Il trapianto dell’anima’?

Alla base penso ci siano paure e domande che tutti quanti ci siamo posti almeno una volta nella vita. Argomenti intensi, emersi con la complicità delle notti lunghe trascorse in compagnia degli amici più cari con i quali condividi e consumi pensieri che vanno oltre la normale quotidianità. C’è la paura di perdere quella consapevolezza di esistere che ognuno di noi matura durante tutta una vita alla quale il protagonista trova una soluzione. Ho cercato di immaginare cosa potrebbe accadere se questo si verificasse realmente introducendolo in un contesto abbastanza realistico nel quali tutti possono rispecchiarsi.

Quali temi affronta nel libro?

La contraddizione che regna nella natura dell’uomo. Esasperare ciò che di buono esiste fino a distruggerlo, quella ricerca dell’eccesso che crea grandi cose prima e poi le consuma velocemente facendoci addirittura regredire.
Estremizziamo qualsiasi cosa e questo porta a semplificare tematiche che, vista la loro importanza, andrebbero solamente approfondite.
Questo concetto nel libro è esteso agli ambiti più importanti della vita di ognuno: il lavoro, l’ambizione, i sogni, l’amore, l’amicizia, la vita e la morte.
Il lettore stesso si troverà nella condizione di giudicare aspramente i protagonisti prima di doversi necessariamente ricredere con l’avvicendarsi degli eventi… forse… niente spoiler.

Rimando alla lettura della sinossi per qualche dettaglio più specifico sulla trama

Sinossi Darsana

Oltre ad essere uno scrittore, lei è anche un musicista, lo ha già detto prima, la musica in passato l’ha aiutata a maturare dal punto di vista della stesura dei testi. Oggi, invece, come convivono queste sue due passioni?

Per prima cosa ci tengo a precisare che non mi definisco scrittore. Ho semplicemente scritto un libro, la qualifica di scrittore va meritata e bisognerà scriverne altri che riescano a conquistare un seguito sufficientemente ampio per potersi fregiare di questo titolo. Per ora mi godo la bella sensazione di aver scritto un libro che sta riscuotendo consensi inaspettati e mi impegno a completarne altri due che andranno a chiudere la trilogia di Darsana.
Ad ogni modo scrittura e musica, nel mio caso, si completano a vicenda.

Per concludere, può descriverci questo stretto legame?

La musica mi accompagna lungo tutta la giornata dove l’assenza di parole è colmata da note che svolgono comunque lo stesso compito, cercare di esprimere qualcosa. È una ricerca costante ed ossessiva che ha trovato la sua naturale evoluzione con la scrittura nei momenti in cui non posso imbracciare una chitarra. La sera amo quell’atmosfera dove tutto rallenta, il respiro si fa meno affannoso e anche il pensiero perde molto della sua frenesia. Amo navigare in ragionamenti che riguardano i più svariati aspetti della mia vita e anche di quella degli altri immaginando le emozioni provate, i segreti e le paure che tutti nascondiamo gelosamente; poi valuto i vari scenari possibili, le evoluzioni e le conseguenze di ognuno di questi e, quando ti ritrovi a farlo per lungo tempo, immaginare una storia per poi scriverla è svilupparla fino a trasformarla in un romanzo è un passo breve e abbastanza naturale. Musica e scrittura per me sono due modi di esprimere la stessa cosa. La vera domanda è se e quanto posso essere bravo a farlo.