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Catanzaro d’altri tempi e quella rivolta delle monache ‘barricadere’

Era il 1745: dopo una serie di controversie le suore dell'antico convento di Santa Chiara decisero di occupare le stanze del Vescovo

“La rivolta delle monache”. E’ cosi, che nella rivista “La Provincia di Catanzaro” (settembre/dicembre anno 1983), Enzo Zimatore intitolò un suo articolo ove veniva descritto un episodio, certamente inusuale, della storia catanzarese. Quanto accaduto, nel lontano 1745, vedeva come protagoniste le monache dell’antico Convento di Santa Chiara. Ora, si vorrà nuovamente riportare lo svolgersi di quel particolare evento che, come tanti altri, fa parte della storia cittadina che è sempre stata ricca di vicissitudini e avvenimenti, di cui molti personaggi illustri si sono interessati. Fra questi, se ne occuparono anche Giovambattista Moio ( anni 1710/ 1752) e Gregorio Susanna ( anni 1773/1769), a loro si aggiunse Giuseppe Moio, fratello di Giovambattista ( anni 1725/1733) e, fra i tanti avvenimenti descritti, da annotare questa curiosa vicenda che, come prima accennato, interessò il  “Convento di Santa Chiara” ubicato nei pressi dell’attuale Villa Trieste.

Il Convento, era il più antico monastero della città e il terreno che lo determinava, oltre ad altri beni, erano stati donati dai nobili del tempo. Il cospicuo patrimonio e la posizione sociale delle famiglie delle suore dell’epoca, permettevano una considerevole agiatezza, tanto che le consorelle erano state più volte esortate dal Vescovo Monsignor Carlo Sgombrino, a condurre una vita monastica più adeguata. Ma, fu proprio sotto il vescovato di Monsignor Emanuele Spinelli ( anno 1715) che la situazione assunse  ancora altri aspetti. Lo spunto venne dato dal crollo di un muro dell’orto del monastero, infatti, in seguito a ciò, il Vescovo anziché far restare le suore nel Convento durante i lavori di ripristino, in tutta fretta le fece traslocare nel Convento di Santa Caterina con l’ausilio di calessi, con grande meraviglia di tutti i cittadini che assistevano alla scena. Le suore vi rimasero per più di cinque mesi, dimenticando gli agi a cui erano abituate. Il dubbio, su questa tempestiva azione, certamente sorse e, forse, si pensò che il prelato le volesse “tutelare” maggiormente. Tornate in Convento, le suore pensarono di aprire una porta di ingresso, che nella mente di Monsignor Spinelli non aveva ragione di esistere, tanto che ingiunse alle monache di chiuderne il passaggio, poiché “abusivo”. Ciò risultò vano e dopo vari tentativi, il 20 febbraio del 1716, interdisse la Chiesa di Santa Chiara.

Le suore si risentirono di tale decisione e dopo varie controversie, il dissidio fra il Monsignore e le monache fu risanato, tanto che il parlatorio del Convento tornò ad essere il più “frequentato salotto” della città e, come descrive anche Modesta De Lorenzis nel suo libro dedicato a Catanzaro, “ il parlatorio era diventato il centro di tutti i pettegolezzi delle cronache cittadine”.  Tuttavia, quando arrivò il nuovo Vescovo, Monsignor Ottavio Da Pozzo, ulteriori dissapori si presentarono. Le suore, infatti, ancora una volta avevano aperto, sempre senza autorizzazione, alcune finestre che davano sull’attuale strada ove risiede il palazzo Comunale e, un tempo, l’ex mercato coperto, nella zona che veniva denominata “Largo Ariella”. La controversia fra le monache ed il vescovo si acuì fortemente, tant’è che quest’ultimo minacciò “azioni di forza”.

Fu allora che le suore decisero di protestare. In una fredda sera del gennaio del 1745, la porta del Convento si aprì e un’inconsueta fila di suore ne uscì, con un Crocefisso in mano ed il volto coperto da un pesante velo nero. Il particolare corteo passò per “Piazza Mercanti” (oggi Piazza Grimaldi), salì successivamente per “Via degli Scarpari” (oggi Via Menniti Ippolito)  e si diresse verso il Palazzo Vescovile, entrando nella “baracca” che si trovava in giardino, dove Monsignor Spinelli risiedeva, poiché il palazzo era stato danneggiato dal terremoto. Le suore “occuparono” le stanze del Vescovo, in quel momento assente poiché impegnato ad officiare la Santa Messa nella Chiesa del Monte. Fu qui che, seguendo il racconto di “Moio/ Susanna” ed ugualmente quello della De Lorenzis, si discusse di tale avvenimento coinvolgendo anche i parenti delle stesse suore. Queste ultime furono persuase a fare ritorno in convento e non subirono alcuna punizione. Di contro, non andò tanto bene per il Vescovo Da Pozzo, che venne chiamato a Roma in Vaticano per dare delucidazioni in merito e, pare, che venne anche aspramente rimproverato. Egli, sebbene il giudizio finale nei suoi confronti fu favorevole, non tornò più a Catanzaro e, successivamente, arrivò notizia della sua morte mentre stava celebrando la S. Messa. Come nuovo Vescovo di Catanzaro, venne nominato Monsignor Fabio Troijli, che, a quanto pare, ben si guardò di fare ulteriori ingiunzioni alle combattive monache. Ricca e particolare la storia della nostra città, grazie a coloro che ne vogliono sempre dare nozione, si possono scoprire singolari episodi, forse, non proprio da tutti conosciuti. (foto dal web)