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Gratteri: “Da ministro avrei chiuso tribunali e Corti d’Appello che non servono”

Il procuratore di Catanzaro alla presentazione del nuovo libro “Ad un passo da Provenzano”. "Smart working nelle Procure? Una truffa"

Mantenendo il ruolo di Procuratore Capo di Catanzaro, Nicola Gratteri ha portato la sua esperienza umana e professionale durante la presentazione del libro “Ad un passo da Provenzano” del giornalista Giampiero Calapà , organizzata dalla libreria Ubik di Nunzio Belcaro, nell’ambito delle manifestazioni che si tengono sulla terrazza Saliceti nel quartiere marinaro. Con loro l’ispettore superiore di polizia Alessandro Scuderi.
La domanda sull’attualità arriva alla fine dell’incontro, sulla possibilità di diventare ministro Gratteri ha detto” Di questa storia ne abbiamo parlato molte volte, dentro di me c’era molto conflitto , io amo molto questo lavoro. Non hai nessuno sopra di te se non la legge , hai solo il codice, condanni o assolvi solo sulla base di ciò che emerge nel dibattimento. Ciò che mi dispiace è vedere i giovani magistrati che corrono dietro le correnti. Dico loro di imparare prima quando è necessario stare zitti e imparare subito il codice non scritto e la mimica facciale quando hanno davanti un mafioso. Se fossi stato ministro mi sarebbe piaciuto tagliare rami secchi, ad esempio ci sono Corti d’Appello che andrebbero chiuse e Tribunali che dovrebbero essere soppressi, non si può vivere con l’indotto giudiziario.

Gratterilido

Covid e informatizzazione Io ad esempio sono per l’informatizzazione, se fosse stata fatta noi oggi con il Covid non saremo stati in difficoltà. Il lavoro della Procura non si può fare da casa. Il 12 maggio noi avevamo il 100 per cento di impiegati, unico ufficio di Procura d’Italia. Davanti ai sindacati ho preso il decalogo e le linee INAIL e ho fatto rispettare le regole. I vigili del fuoco hanno fatto sanificazione gratuita e l’Asp ha fatto i tamponi a tutti. Quando ho parlato con il Ministro gli ho detto io truffe non me firmo , il lavoro a distanza è una truffa, è più facile infettarsi al supermercato che a lavoro. Dico sempre quello che penso e se non posso dire la verità sto zitto. Il mio approccio alla vita è molto pragmatico, per questo non sono diventato ministro. Quando al carcere di Modena e Foggia ci furono le rivolte, durante una riunione io dissi di mettere nelle carceri degli inibitori per i cellulari, se c’è un’emergenza bisogna chiamare il comandante, non c’è bisogno dei cellulari. Se si affrontano le cose con un approccio pratico i problemi si risolvono” . Ed in conclusione Gratteri ha ribadito “Non pensavo fosse così bello fare il procuratore di Catanzaro. Ma ora riappropriamoci di ciò che la mafia sta rubando alla società civile, l’esercizio del potere”. La conversazione era iniziata con delle riflessioni sul libro.

Il libro “ La differenza tra un’ operazione di successo ed un’operazione che fallisce – ha detto Gratteri – la fanno gli uomini ad essa assegnata. Dal più semplice dei poliziotti o dei carabinieri o della Guardia di Finanza fino al più alto in grado. Ma il successo o il fallimento di un’operazione, non sono di uno solo ma di tutto il gruppo. Perché ci possono essere ufficiali o dirigenti di Polizia onestissimi, ma che non hanno abbastanza coraggio da dare o da darsi e allora un’operazione fallisce. Poi ci sono quelli palesemente collusi, che nel loro temporeggiare e sminuire fanno ugualmente danno. Ma in ogni caso, chi è chiamato a ricoprire alcuni ruoli deve conoscere a fondo il territorio ma non farsene pervadere, deve sapere chi scegliersi come amici o conoscenti”.
Il libro è chiaramente incentrato sul ruolo di Cosa Nostra, ma ci sono chiari riferimenti anche al legame con la ‘Ndrangheta “Toto’ Riina – ha raccontato ancora Gratteri- spesso è venuto in Calabria vestito da prete , a riprova del legame sempre esistito tra ‘Ndrangheta e Cosa Nostra. La ‘Ndrangheta però non ha partecipato con Cosa Nostra alle fasi dello stragismo in questo Paese. Certo alcune famiglie della ‘Ndrangheta si sono prestate durante alcune riunioni della malavita a fiancheggiare i piani criminali di Cosa Nostra , ma la ‘Ndrangheta non ha sposato la filosofia criminale dello stragismo. Oggi però continua questa osmosi attraverso il traffico di droga”.

Collaboratori di giustizia E sulla gestione dei collaboratori di giustizia Gratteri ha detto “Appena penso che una persona possa diventare un collaboratore di giustizia lo sposto a 1000 km , anche se è Natale. Poi se io o la Pg abbiamo capito male lo spostiamo ancora senza problemi , però nel dubbio lo metto in sicurezza e se qualcuno non si vuole spostare me lo faccio mettere per iscritto. In questo modo la Procura e le Forze dell’ordine sono a posto. Da quel momento in poi la persona non decide e pensa più. Non è possibile correre il rischio che i probabili pentiti abbiano margini per incontrare qualcuno di diverso da noi che poi magari lo ammazza”.