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Ferrara: “Non penso a ció che ho fatto, ma ai film che avrei voluto fare e che non ci sono stati”

Cinquant'anni di carriera raccontati al magna Graecia film festival

Cinquant’anni di carriera vissuti attraversando e mescolando epoche e generi fino a riscriverne le regole. Da Hollywood a Catanzaro, il regista di culto Abel Ferrara si é raccontato al pubblico in occasione della terza masterclass del Magna Graecia Film Festival. A introdurre i temi del dibattito il giornalista Antonio Capellupo al quale Ferrara ha risposto inanellando, come nel suo stile, i suoi pensieri in libertà.

“The driller killer” e il tentativo di imitare Clint Eastwood”

Si é tornati indietro nel tempo agli esordi degli anni ’70 con la sua opera prima “The driller killer” in cui Ferrara apparve anche come attore: “In quel periodo non c’erano i cellulari – ha detto – si noleggiavano le macchine da presa per girare nel fine settimana e se si rompeva qualcosa finiva tutto. Ora è tutto più veloce, ma allora non sapevamo cosa stessimo facendo, imparavamo facendo i film. Con la voce cercavo di imitare Clint Eastwood”.
Nei suoi film a fare da cornice é molto spesso una New York notturna: “I miei personaggi vivevano come noi la notte, era un modo di fuggire dalla vita di giorno partendo da zero e creando il proprio mondo”.

Il conflitto con la spiritualità e la scuola cattolica del Bronx

Religione e violenza due dei temi che hanno fatto da filo conduttore della sua filmografia. “Durante gli anni ’50 – ha spiegato – frequentavo una scuola cattolica nel Bronx. Della Bibbia tutto ti veniva letto, ma non ti dicevano cosa leggere. Nei miei film c’é un conflitto con la spiritualità. Il modo di fare cinema, quando ho iniziato, contemplava solo il sesso o la violenza. E più erano “hardcore” più facevano soldi”.
Tra le parole di Ferrara emerge anche il ricordo delle sue origini italiane, la fascinazione per i gangster che rappresentavano la voce della ribellione di quella Little Italy come “mondo magico che non esiste più”.
Si arriva ai giorni nostri con “Siberia” che ha avuto una gestazione lunga sei anni, realizzato dopo Tommaso e Pasolini, girati a Roma:

William Defoe e l’attore icona

“Volevo che William Defoe fosse lui stesso il personaggio, con le sue visioni e i suoi desideri”, ha raccontato parlando del rapporto con il suo attore icona. Infine, lo sguardo rivolto al futuro. “Oggi mi sento rinato”, ha evidenziato il regista rivelando di non fare uso di droga da otto anni. “Sto facendo le cose che facevo da ragazzo. E’ difficile separare il cinema dalla vita e in questo momento non penso a ció che ho fatto, ma ai film che avrei voluto fare e che non ci sono stati”.