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Laetitia Eido: dal successo su Netflix al MGFF con Beirut nel cuore

La giovane attrice franco-libanese protagonista dell'ultima masterclass

Un’artista a 360 gradi, diventata attrice quasi per caso in grado di pochi anni di conquistare il successo internazionale con una serie Netflix e di arrivare a lavorare con un mostro sacro del cinema come Terrence Malick. Parliamo di Laetitia Eido, la giovane interprete franco-libanese che ieri è stata ospite della quarta e ultima masterclass del Magna Graecia Film Festival diretto da Gianvito Casadonte. Sul palco dell’arena del porto, ieri sera, il suo primo pensiero è stato per tutti coloro che a Beirut hanno perso i propri cari, evidenziando che in questo momento l’amicizia tra Francia e Libano, che lei porta nel suo sangue, diventa ancora più importante, così come il festival di Catanzaro quale cassa di risonanza anche di impegno civile.

La dottoressa di Fauda e il ponte tra Israele e Palestina

E’ nell’incontro pomeridiano al Complesso San Giovanni – condotto da Antonio Capellupo – che la Eido si rivela al pubblico con il suo talento sincero e genuino fin dal racconto di come è cominciata la sua carriera: lei giovane studente di architetto sostituisce un’amica a lezione di teatro e, alla fine, i percorsi delle due si invertiranno. Arrivano così i primi ruoli in tv nelle vesti di Andromaca e di Cleopatra, ma per il grande salto bisognerà aspettare la serie “Fauda”, con il suo boom di ascolti su Netflix, nella parte di una dottoressa nel difficile scenario mediorientale. “La mia volontà fin dall’inizio è stata quella di dare vita ad un personaggio senza clichè, cercandone il senso umano più autentico, così da creare empatia con il pubblico. E per farlo ho conosciuto dei medici che lavorano sul campo per avvicinare Israele e Palestina. Un personaggio dal carattere forte, ma ci sono ancora pochi ruoli del genere al cinema e nelle serie e di donne così quasi nessuno ne parla”.

Sul set con Terrence Malick e dietro la macchina da presa per un videoclip

Laetitia ribadisce più volte l’importanza di essere se stessi sul set: è quello che è successo anche sui set del suo prossimo film al fianco di Daniel Auteuil e nel nuovo lavoro di Terrence Malick, regista di culto, intitolato “The last planet”. “E’ stato un regalo poter lavorare con lui – racconta – è un grande creatore che rispetta molto gli attori. Tra di noi c’è stata subito sintonia, mi sono riconosciuta in lui, nella sua spiritualità”. Non solo cinema e tv, ma anche musica: quest’anno, nel periodo del lockdown, si è cimentata anche col canto e con la regia di un videoclip. “Sono contenta di essere tornata al mio primo amore, quello di scrivere e dirigere. Sono dieci anni che prendo lezioni di canto, ma oggi ho ancora un po’ di paura, per questo la vivo come una sfida che sono riuscita a superare”.

Le nove lingue e l’amore per il cinema italiano

Non manca l’atto di amore per il cinema italiano di ieri e di oggi: “Penso alla Dolce Vita, a icone come Claudia Cardinale e Anna Magnani che rappresentano tanto per me.  Oggi vorrei tanto girare in Italia e in italiano – lei che parla nove lingue senza fatica – ammiro registi come Sorrentino, Garrone, Tornatore e anche Michele Placido che qui al Magna Graecia è presidente di giuria”. Ma a strappare gli applausi scroscianti del pubblico della masterclass è stata la sua risposta alla domanda su chi fosse per lei l’uomo ideale: “Chi sta abbastanza nelle proprie scarpe per rispettare le donne”.