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Morelli: “La politica ha prima usato e poi abbandonato il movimento culturale Altrove”

Dura presa di posizione del giovane intellettuale che molto si è speso per la diffusione della street art e per la valorizzazione delle opere de U Ciaciu

Di Stefano Morelli

Per tre soldi o perché Altrove. In questi giorni bagnati d’estate, Edoardo Tresoldi, artista poco piú che trentenne, è impegnato a Reggio Calabria a innalzare al cielo Opera, un colonnato sciolto composto da quarantasei  elementi che raggiungono gli otto metri di altezza. Era dai tempi antichi che non si ripeteva una tale meraviglia. Quarantasei colonne quante quelle che avrebbero composto un tempio votato ad Apollo. Ma qui non c’è tempio, ne divinitá, solo poesia, e l’opera, Opera,  segna la svolta della piena maturità  dell’artista, che giovane, giovanissimo, declina un nuovo linguaggio architettonico, negando matericitá al progetto, riportandolo alla sua natura primordiale di puro pensiero.

La felicità di una piccola estate

 Bisogna essere felici in questa piccola estate, di una Calabria che sa farsi contemporanea, attuare scelte coraggiose, investire cifre piú che considerevoli in scelte edificanti per il futuro. Bisogna essere felici per una  Reggio in cui che, parole del sindaco, <la cultura ha la stessa importanza degli altri settori e servizi>, ma anche per Catanzaro che per una volta è arrivata prima e forse anche meglio.

La poetica di Tresoldi e Borondo

Tresoldi è infatti un artista brianzolo che si forma a Roma negli in cui la Streetart va trasformandosi in Arte pubblica, in piena comunione fisica e spirituale con un altro giovane, straordinario artista, Gonzalo Borondo. Insieme sembrano sviluppare “una poetica della assenza” che porterà da una parte Tresoldi a giocare con le trasparenze della rete metallica e dall’altra lo spagnolo Borondo a una singolare estremizzazione del graffitismo che, grazie al vetro utilizzato come supporto significante, declina la pittura nella sua forma archetipa di luce e ombra, forma e caos.  Il dialogo contemplativo con il paesaggio, la costruzione di opere aperte e mutevoli, un esigenza ieratica e parsimoniosa nella costruzione dell’immagine, sono tratti comuni dei due artisti. Frutto appunto di una comunità di ricerca. E quello che per Edoardo Tresoldi è il Lungomare Falcomatá di Reggio Calabria è il Piazzale del Complesso monumentale del San Giovanni a Catanzaro per Gonzalo Borondo. Già da qualche anno fa, sfruttando le vetrate frangivento, lo spagnolo cinge la cittá con una corona di ombre. Oltre 185 lastre di vetro serigrafate descrivono una donna nuda che porta uno stendardo senza lessilli. E la figura, trasparente, prende corpo nel paesaggio, e  moltiplicata, si fa moltitudine, e quindi  esercito in marchia. Il titolo, Aria, giá da solo suggerisce una affinità con Opera, l’installazione reggina di Tresoldi. Ma oltre a questo vi è una equivalenza qualitativa e d’ambizione, una comunanza simbolica e una stessa potenza evocatrice.

Cosa sarà di Altrove?

C’è da essere certamente felici di questo dialogo nato altrove e concretizzato in Calabria. Altrove appunto. Perché  c’è da chiedersi in queste felici circostanze, a un anno di distanza dell’ultimo Altrove festival che cosa sará di questo  movimento che, oltre che al monumentale lavoro di Borondo, ha regalato altre decine di opere alla cittá facendone la capitale europea dell’astrattismo murale. Ha riflettuto la città sul contributo estetico, identitario ed economico di questo movimento in questi anni di attività? Uno spunto può essere una cifra, i 940mila euro con cui la città sullo stretto ha finanziato la realizzazione dell’opera, che fanno impallidire le poche decine di migliaia d’euro con la quale Catanzaro ha finanziato in questi anni il festival e quindi la realizzazione delle opere.

La politica ha utilizzato e poi abbandonato il movimento artistico Altrove

Ora che Altrove è, per cosí dire, sospeso, con i ragazzi che lo organizzano isolati dalla politica che sembra averli utilizzati ed abbandonati, privati di qual si voglia ruolo o riconoscimento nel panorama culturale catanzarese è urgente che la città prenda coscienza di ciò che forse sta per perdere, e che la politica e l’amministrazione si assumano la responsabilitá delle loro scelte, o ancora peggio, delle loro non scelte, del tergiversare, del rimandare.

Abramo, Polimeni, Cardamone battete un colpo

Cosa pensa il sindaco Sergio Abramo della mancata realizzazione del festival quest’anno? E il presidente del Consiglio Comunale Marco Polimeni, lui fu il primo a scommetterci e così come anche suo ne è stato il successo anche sua dovrà essere la responsabilitá del naufragare dell’iniziativa? E l’assessore Ivan Cardamone? Possibile che il settore cultura del comune riesca a rintracciare cifre  importanti solo per importare mostre blockbuster , che utilizzando il nome di un grande artista ne propongono letture al ribasso e deludenti; oltretutto senza alcun riscontro economico. E la creatività vera, quella che contamina la cittá, trasformandola e arricchendola perché deve essere delegata all’auto produzione? 

La piazza del San Giovanni dove campeggia l’opera di Barondo ridotta ad un parcheggio

In questi giorni d’estate, in una Catanzaro bellissima, se si è fortunati si trova il cancello aperto e ci si può spingere nel piazzare del San Giovanni a vivere l’opera di Gonzalo Borondo. La piú bella piazza della città è infatti ridotta a una sorta un parcheggio privato riservato ai dipendenti dell’assessorato. Ma se si è fortunati e ci si trova lì al tramonto, si vedrà quel esercito di donne serigrafate fiammeggiare di rosso e viola e nei loro vessilli disegnarsi araldi con le nuvole. E  nella sua corona scopriremo una città regina, che dialoga con Reggio e con il mondo, alla pari, e, anche se inconsapevolmente, in anticipo.