Michele De Luca con il suo ultimo libro “Silvestro Bressi, il demologo dei “bassi” di Catanzaro”

Quando non alimenteremo i nostri ricordi, non avremo più memoria”, riportata da Mimmo Catania, avvalora quanto Michele De Luca voglia rimarcare ponendo in evidenza la figura di Silvestro Bressi,

La storia nasce e si arricchisce con le tradizioni popolari. Dal “vulgus” (popolo), si è sempre tratto tutto ciò che rappresenta la città nelle sue particolari usanze: religiose, di vita quotidiana, di lavoro e finanche nell’idioma dei dialetti. Michele De Luca, romano di nascita, ma di origini calabresi da parte del padre, ha dedicato il suo impegno lavorativo all’insegnamento e, nei suoi numerosi libri pubblicati, ha sempre posto in evidenza la Calabria e nel particolare i dialetti dell’intera regione.

Nelle sue prime visite in Calabria, la passione per la fotografia lo porta a realizzare un nutrito numero di foto in bianco e nero, specie negli anni che andarono dal ’69 al ’72. Con l’avvento del “digitale”, ne incrementò il numero tanto da arrivare a circa mille scatti in un anno. Dunque, un vasto archivio fotografico, per lo più ricco di soggetti che si riferivano ai “particolari”. Le foto, sono poi servite a completare le pagine dei suoi libri dei quali se ne vorrà ricordare qualcuno, come ad esempio: “Nomi dialettali e nomignoli dei comuni della Calabria e dei Calabresi”, “ La caffettiera napoletana nella tradizione folkloristica calabrese”, “ ‘U pisci. Storia della “caccia” al pesce spada”.  In tutto questo, non mancano ovviamente le tradizioni ed è proprio da ciò che egli parte nel realizzare il suo ultimo libro. Con “Silvestro Bressi, il demologo dei “Bassi” di Catanzaro”, egli pone ancora una volta in luce la tradizione che si rivela proprio mediante la figura di Bressi, catanzarese doc e grande amatore di storia e tradizione popolare. De Luca vuole evidenziare quel lavoro “certosino” che gli appartiene, definendolo nel libro un “documentalista accorto”.

Di Silvestro Bressi – afferma De Luca – mi ha sempre interessato la sua “indagine”, condotta quale “osservatore partecipante”. Lui, “osserva e ripete”, la sua conoscenza dei “bassi” di Catanzaro è notevole, va in profondità, non si limita a descrivere le situazioni dei personaggi, ma li fa “parlare”. Riporta ciò che ha visto e sentito, ma il testo che ne consegue, non si limita alla mera “raccolta” di fatti, i suoi scritti sono sempre accompagnati da una vera ricerca d’archivio”. Nel libro, pone in evidenza quelle singolari caratteristiche che a Silvestro Bressi non sfuggono, come ad esempio i “fattarelli” ascoltati dalle comari della ruga, le parole dette dagli anziani, i canti dei contadini, i segreti degli artigiani o, ancora, i giochi di strada.  Si aggiunge alla tradizione popolare seguita da Bressi, il suo interesse per la rappresentazione teatrale che iniziò nel 1999 con la rielaborazione di un’opera singolare “ ‘A fharza ‘e Carnavalara”, una farsa di cui rimangono alcuni frammenti di autori diversi. Egli cerca di ricostruire il testo originale, sebbene da considerare un’impresa piuttosto ardua, con un lavoro di minuziosa ricerca che comprendeva anche l’uso delle parole dialettali.

A questo spettacolo teatrale se ne associa un altro che non si può fare a meno di citare e che si annovera nel meticoloso lavoro di Bressi, ovvero “ ‘U prisèbbiu cchi si mòtica”. Anche qui, vi fu una redazione alquanto complessa poiché indirizzata a documenti d’epoca, inoltre, si aggiungeva la particolarità del linguaggio usato, che era alquanto “sboccato e “profano” tant’è che veniva recitato al di fuori della Chiesa. Nel contesto del suo libro, Michele De Luca sottolinea quanto Silvestro Bressi non “disconosca” certamente i grandi letterati, sebbene la sua attenzione venga indirizzata verso quegli autori calabresi poco conosciuti, se pur di grande talento. Fra questi, da ricordare ad esempio Giovanni Patari, Raffaele Cotronei, Ferruccio Fregola e Giovanni Sinàtora, tutti nella loro singolarità diedero tanta magnificenza alla città di Catanzaro. Al lavoro rivolto allo studio delle tradizioni popolari, si aggiunge per Bressi quello della storia locale. Come fa notare De Luca, molti dei suoi scritti sono proprio dedicati a questo argomento, nascono così “ Dal Tirreno allo Jonio. La ferrovia da S.Eufemia biforcazione a Catanzaro Marina ( 1899 – 1999) scritto con la collaborazione di alcuni colleghi di lavoro, “ Il Brigantaggio nel Catanzarese” e “ I calabresi e la Grande Guerra del 1915-1918” ( scritto con la collaborazione di Antonio Iannicelli). La frase menzionata nella parte introduttiva del libro: “ Quando non alimenteremo i nostri ricordi, non avremo più memoria”, riportata da Mimmo Catania, avvalora quanto Michele De Luca voglia rimarcare ponendo in evidenza la figura di Silvestro Bressi, che con delicata maestria e grande conoscenza, pone all’attenzione quell’universo molte volte dimenticato, fatto di semplicità, di uomini e donne che hanno vissuto nell’antica “ruga”, degli artigiani che operano accanto ai loro “bancareddhi” o della vivace arguzia dell’analfabeta che legge il giornale capovolto. Un mondo, dunque, di cui certamente non si vorrà perderne le tracce.