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Il paradosso burocratico “inquina” l’universo di Luca Viapiana

Il Comune di Stalettì costretto a revocare l’autorizzazione già concessa per la serie "Workshop from Pandemic"

di STEFANO MORELLI e LUCA VIAPIANA  

Ma in fondo mancava qualcosa nelle serie di Luca Viapiana “Workshop from Pandemic“. Elaborata nei giorni più bui del lockdown, essa si sforza attraverso dieci arcani di descrivere il nuovo mondo nell’era del virus e, incredibilmente, i nuovi noi. “La Distanza”, “La Zona Rossa”, “L’Asintomatico” sono alcune delle dieci apparizioni che Viapiana ci proponeva, in una istallazione da me curata, nella Grotta di San Gregorio a Stalettì.

Mancava, nell’universo di Viapiana, il paradosso burocratico e la volontà delatoria.

Ci dicono infatti essere state moltissime le telefonate alle forze dell’ordine seguite addirittura,sembra, da quattro esposti, che indicavano come abusiva la mostra, perché l’intera area è interdetta. A seguito di ciò, il comune di Stalettì, che comunque ringraziamo il per sincero contributo, si è trovato costretto a revocare l’autorizzazione già concessa.

Bisogna accogliere l’ottusa cecità di coloro che, ipocritamente vede del male in noi, accogliere le telefonate e gli esposti e le rendiamo parte dell’istallazione, come un suo completamento, sua sublimazione e un’ancoraggio, quasi brutale, alla realtà e agli individui.

La grotta è il luogo più sacro della costa, sacro agli dei antichi come al nostro unico Dio. Qui, ai piedi di questa “rupe liscia e lucente”, giunge Ulisse. Qui, millenni dopo, giungono trasportate da angeli, le reliquie di San Gregorio Taumaturgo chiuse in un sarcofago di piombo. La Grotta è un santuario. E noi, consci di questo, non abbiamo violato il Santuario. Quante sono le chiamate e gli esposti, per le costruzioni abusive da abbattere? Per gli accessi esclusivi a mare con vie pubbliche sbarrate da cancelli che di fatto privatizzano intere magnifiche baie? Quante le chiamate per denunciare una costa devastata,ridotta a parcheggio, con le spiagge libere decimate?

Saverio Rotundo, di cui  noi ci sentiamo figli, forse non è fiero di noi oggi. Lui, il maestro, per più di un decennio, con le sue ‘Mostre d’Arte di Tutti i Tempi dedicate al turista’ nello spiazzo all’uscita della galleria di Copanello, sempre a Stalettì, ha occupato i luoghi e imposto la sua grandezza e non avrebbe mai smantellato una sua mostra. È finito in tribunale per questo. Ma lui era grande, noi piccoli. E allora, da oggi, la mostra che non ci doveva essere, non c’è più.

Un anno fa, giusto oggi, da quella scogliera, esponendo un suo autoritratto dicevamo addio all’anima di Filippo Dobrilla, e quella di Luca, almeno nel mio cuore, era una mostra in suo omaggio, immenso uomo e grandissimo artista.

(Foto di Fabio Itri)