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La Scalinata del Teatro Masciari ripulita. “Un piccolo strappo alla regola”

Così l’assessore all’Ambiente Cavallaro sull’intervento sollecitato da cittadini e consiglieri e autorizzato dal sindaco Abramo

Qualcuno sa cos’è l’ailanto? Qualcuno certo sì, ma non tutti. Eppure è conoscenza comune, condivisa e condivisibile da chiunque si guardi intorno nelle vie cittadine, perlomeno quelle baciate dalla fortuna di avere un pò di verde sotto cui riparare la cervice quando il solleone incombe, come in questi giorni di caldo e d’arsura.

E’ una specie vegetale (nome scientifico Ailanthus altissima) altamente infestante, che cresce rigogliosa in forma di albero, anche imponente (Altissimo, appunto), dovunque il suo seme possa atterrare e prendere radici. Quando vedete un albero spuntato quasi dal nulla a bordo strada, dalle foglie di un bel verde con sfumature rossastre, lanceolate e disposte ordinatamente appaiate lungo la nervatura centrale, un albero che diventa tale nel giro di pochissimi anni da piccolo arbusto che era, quasi sicuramente è un ailanto.

Specie invasiva e pericolosa, perché tende a sopraffare la biodiversità vegetale, come in effetti succede da quando è stato importato dalla Cina per scopi agro-industriali.

Per esempio, è un ailanto quello che, sornione e frusciante, è cresciuto indisturbato sulle scale monumentali del Teatro Masciari, fronte Comune, appena dietro la paratia di protezione in alluminio. Tanto cresciuto da essere diventato l’esponente più in vista di tutta la costellazione di infestanti, erbacce, gramigne, rampicanti, parietarie e affini che hanno abitato fino a stamattina la scalinata più bombata della città. Perché stamattina, una squadra di Verde Idea, così assicurano i bene informati, ha provveduto a tagliare l’ailanto e a falciare l’erbario sottostante, restituendo alla scalinata un aspetto più visino al decoro, per quanto possibile e pur sempre adombrato dall’alluminio di contorno, quella sorta di estemporaneo monumento al domopak che da anni la circonda e la vitupera.

Ora, siamo tutti contenti dell’operazione di pulitura. Basta la fotonotizia che Czinforma ha subito pubblicato per approvare con un sorriso di benemerenza. Però… C’è sempre un però, mannaggia. Non è colpa di nessuno, è la vita che si è complicata a dismisura senza nessuna ragione apparente. Nel caso specifico, il problema è semplice e al tempo stesso composto. Il Teatro Masciari è proprietà privata. Appartiene ancora alla famiglia del fondatore, trapiantata a Napoli da tempo. Verde Idea è società privata che ha vinto l’appalto per la cura e manutenzione del verde pubblico cittadino. Da informazioni ricevute direttamente dall’assessore, Domenico Cavallaro, l’operazione di ripulitura è stata ordinata dal settore Ambiente previa autorizzazione del sindaco Sergio Abramo. Insomma, si è attuato da mano pubblica un intervento su suolo privato.

Si è fatto “uno strappo alla regola” in considerazione dello stato avanzato delle trattative per la cessione in mano comunale del prestigioso immobile, ponendo termine, se tutto va a buon fine, a una lunga vicenda amministrativa e, anche, di impegno civile e culturale, iniziata con la giunta Olivo.

D’altra parte, non è la prima volta che si interviene da parte del Comune a ripulire l’aria. Insomma, se si deve gridare allo scandalo adesso, lo si sarebbe dovuto fare anche prima. Suscita semmai leggera meraviglia che l’abbia fatto un’amministrazione “rigorista” come quella di Abramo, che fa della precisione contabile e finanziaria il suo miglior biglietto da visita. Ma, come dicevano gli avi, semel in legislatura licet insavire. E, per una volta, assecondando le sollecitazioni provenienti da stampa, social, associazioni, singoli e ammogliati. Sui social se ne sono viste e lette di tutti i colori. C’è chi ha pubblicato una sorta di rendering fotomontato che ha ampliato a dismisura le volute e le dimensioni della scala e rifatto pesantemente la facciata del teatro. C’è chi ha proposto: fatto trenta, facciamo trentuno: aggiustiamo la facciata e abbattiamo “l’orribile palazzo” dell’ex Catasto che le è stato ingloriosamente giustapposto. Magari fosse possibile abbattere tutto quello che negli anni sessanta e successivi è stato edificato malvagiamente dalle mani sulla città.

In ogni caso, cosa fatta capo ha. Però… a proposito di capo. A fine luglio a sollecitare un intervento risolutore, pardon ripulitore, era stato il consigliere Eugenio Riccio, che presiede l’onnipresente commissione Ambiente. Aveva risposto il Rup geometra Franco Greco, aveva così risposto alla sollecitazione: “Si comunica che la Scalinata del Teatro Masciari è un bene monumentale, è stata recintata da pannelli al fine di garantire l’incolumità dell’utenza, in quanto la stessa risulterebbe strutturalmente instabile. Pertanto a momento questo Settore è impossibilitato a intervenire. Rimanendo a disposizione eccetera eccetera”. A distanza di un mese esatto lo stesso settore è intervenuto. Probabilmente e possibilmente, dopo avere effettuato i preventivi interventi che lo hanno reso “strutturalmente stabile”. Solo che non se ne ha notizia. Una pec di questo tenore dovrebbe essere stata inviata al Settore Ambiente sempre dallo stesso consigliere Riccio.  Dovrebbe essere giunta al Settore Ambiente. Il Settore Ambiente dovrebbe chiarire.