“I nostri musei sono la nostra storia e identità. L’importanza dei servizi educativi museali”

"Occorre più curiosità e studiare le collezioni del territorio, che le scuole possano scegliere con continuità un’esperienza culturale annuale nei musei. Molto è stato fatto negli anni a Catanzaro"

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Antonella Cefalì, professionista servizi educativi museali

I Musei sono centri di ricerca, di produzione di educazione, di mediazione culturale, non giustificano la loro esistenza solo per la conservazione del patrimonio storico-artistico alle generazioni future. Qual è il valore del servizio educativo museale? Rendere accessibile il patrimonio ai vari pubblici: attraverso la nostra cultura trasmettiamo la nostra storia, la nostra identità, la nostra tradizione, celebriamo l’integrazione tra i popoli.
Il museo racconta attraverso le collezioni lo sviluppo della conoscenza, non è una soffitta dove sono raccolti artefatti polverosi, ma quest’opera d’arte, questo reperto archeologico cosa ha prodotto nella società? Come ci si è arrivati per trasmetterli alle nuove generazioni? Molte incomprensioni, molte paure del “non pubblico” derivano dal non capire la funzione delle istituzioni “Musei”, custodi della memoria del mondo.
Come può interagire di più il museo con la scuola, con l’università, con il territorio?
In maniera tale che i bambini, gli studenti, le famiglie, gli adulti, gli anziani, i diversamente abili, gli stranieri, possano utilizzare il museo come laboratori, dialogare con il museo, diventando partecipanti attivi anziché spettatori. È stata compiuta un’indagine sull’apprendimento degli studenti, si scoprì il valore aggiunto di queste esperienze collaterali in museo, e soprattutto scientifiche. Basti pensare ai laboratori didattici di Bruno Munari, per citare qualche esempio. I musei sono la parte più avanzata in campo laboratoriale “educativo” e artistico, arricchiscono la proposta formativa.
Occorre più curiosità e studiare le collezioni del territorio, che le scuole possano scegliere con continuità un’esperienza culturale annuale nei musei, attraverso percorsi basati su progetti educativi mirati: l’educazione estetica che riguarda la conoscenza non solo attraverso la mente, ma anche attraverso la percezione dei sensi, la visualità, l’emozione, la poesia, la narrazione.
Molto è stato fatto negli anni a Catanzaro, dalle mostre alle proposte didattiche dei musei, ai festival, alle presentazioni di libri etc., ed una città capoluogo e una Regione che può avere una vocazione turistica ha la necessità di “caratterizzare” il suo patrimonio culturale e renderlo fruibile anche attraverso progetti di ricerca, per una coesione sociale e di cittadinanza attiva.
Accedere ai bandi pubblici, creare sinergie tra i musei e i corsi di formazione in partenariato con i vari ordini di scuola, valorizzare i workshop, dare la possibilità di un tirocinio all’interno dei musei.  Spesso i limiti diventano forza perché portano alla collaborazione, e la collaborazione richiede coraggio e innovazione.  Nel mio piccolo, è il mio augurio per i pubblici e i musei di Catanzaro, per i pubblici e i musei della Regione Calabria.