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Il caso della ricca ereditiera chiude per decreto la rassegna “Ricomincio da Cinque”

Uno dei più fortunati allestimenti della Compagnia, commedia brillante dal sapore noir, ricca di ritmo e colpi di scena, agile e moderna

Dopo la fine, la fine. Una sintesi che pare appropriata alla chiusura anticipata della Rassegna “Ricomincio da Cinque” che Edizione Straordinaria e la Compagnia del Teatro di MU avevano programmato per ripartire in autunno col Teatro dopo un’estate di sofferenza, per respirare, per sopravvivere, per non abbandonare un pubblico cha mai come ora avrebbe bisogno di sognare.

In scena la doppia replica di “Il Caso della Ricca Ereditiera e di Gianni Amor Suo”, sabato e domenica scorsi al Politeatro IL MINORE presso il Centro Polivalente per i Giovani di via Fontana Vecchia. Uno dei più fortunati allestimenti della Compagnia, commedia brillante dal sapore noir, ricca di ritmo e colpi di scena, agile e moderna. Sul palcoscenico Massimiliano Rogato, Mia Carmen Talarico, Ludovica Romani, Pasquale Rogato e per l’occasione lo stesso regista Salvatore Emilio Corea, un mix di esperienza e gioventù che ha gestito con perizia e talento un plot complesso, con tempi comici perfetti e disinvoltura nella padronanza dei generi, dal Vaudeville alla Commedia dell’Arte financo al Grand Guignol.

Ma al buio finale, l’ultimo colpo di scena. Gli attori hanno ringraziato gli spettatori (in numero rigorosamente contingentato e in un contesto perfettamente in regola con tutte le norme di sicurezza sanitaria) restando in silenzio, senza chiedere applausi, mentre i tecnici recintavano simbolicamente il palcoscenico col tradizionale nastro bianco e rosso, a suggellare il nuovo lockdown che di lì a poche ore avrebbe sospeso il Teatro per DPCM. Le risate e il divertimento hanno lasciato il posto ad una fosca sensazione di sconfitta. C’è un sotterraneo e misterioso fiume di empatia che connette la comunità degli artisti, se episodi del genere si sono ripetuti contemporaneamente in diversi luoghi d’Italia, in teatri grandi e piccoli, nella serata di domenica.

« La nostra non è una protesta urlata, noi non abbaiamo alla luna » ci spiega Pasquale Rogato, attore della Compagnia del Teatro di MU, « siamo consapevoli della situazione preoccupante e del danno incommensurabile che ogni attività ha subito. Ma a modo nostro, con i nostri arnesi da lavoro, la voce, il corpo, vogliamo ricordare a tutti che il nostro mondo ha affrontato i problemi con responsabilità e meticoloso rispetto delle regole, e tuttavia ora subisce un altro colpo dal quale sarà arduo riprendersi. La nostra brutta sensazione è che nel nostro Paese l’Arte continui ad essere figlia di un dio minore, negletta e sottovalutata da ogni forma di potere, centrale e locale, con o senza pandemia. Ed è davvero paradossale, se si considera che è stata proprio l’Arte, in ogni sua forma, che ha plasmato l’identità italiana nel mondo. Da sempre. Gli artisti possono pure diventare fantasmi, ma una comunità senza artisti è una comunità fantasma. »