L’artista Sonia Bellezza e la sua pittura materica, l’energia nella sua manualità

Breve ritratto di una artista non convenzionale, nelle sue opere rivela lo stato d’animo che l’ha spinta a dipingere, a raccontare e raccontarsi

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Sonia Bellezza è un artista calabrese, autodidatta e premiata in diverse mostre a livello nazionale. La sua storia è intrisa di cambiamenti, presenti sia nelle sfera privata che in quella lavorativa. Dopo aver lasciato il frenetico contesto cittadino, si rifugiò in campagna, alla ricerca di un mondo più silenzioso, facendosi trasportare dalla bellezza dei paesaggi agresti e marittimi, che la Calabria, terra di arte, passione e colore, è in grado di offrire. Ha iniziato il suo percorso artistico come sperimentatrice della pittura convenzionale, tradizionale, fatta di tela e pennello. Tuttavia, dopo diversi tentativi che la lasciarono ripetutamente insoddisfatta, decise di dare una svolta alla sua esperienza artistica, abbandonando definitivamente i pennelli e iniziando il suo viaggio verso la pittura materica, in particolare quella figurativa, scoprendo così un modo alternativo e sintetico di fare arte.

Le sue opere sono il frutto dell’incontro delle sue mani con materiali malleabili, quali il gesso e lo stucco. È un’arte spontanea, senza pretese culturali, le cui pennellate sono libere e improvvisate, di modo che l’opera d’arte, priva di qualsiasi valore formale, coincida con l’atto stesso della sua creazione. Si lascia trasportare dall’immaginazione, rispettando pur sempre la forma. I soggetti sono realizzati in bassorilievo, nei quali è presente una predominanza di figure femminili, poiché Sonia crede che la donna ricopra diversi ruoli nella vita di tutti i giorni, e lei stessa ne costituisce un primo esempio.

Tuttavia, le figure maschili non mancano, ma rappresentano una minoranza, a causa della limitata creatività che stimolano in lei. Nella ripetizione di determinati personaggi, ritrovo un punto di contatto tra la pittura di Sonia Bellezza e quella di Francis Bacon, artista scozzese, il quale era ossessionato dalla rappresentazione delle figure dei papi, che si ripetono con variazioni minime, alla ricerca della forma perfetta, e attraverso un’esplosione di colori. Per comprendere il significato della ripetizione, possono entrare in gioco la psicologia, dove la ripetizione ha la funzione di mantenere e conservare nella memoria le informazioni, e la psicoanalisi di Freud, che considera la serialità un mezzo per spingere il soggetto a ripetere esperienze già vissute. Oltre all’insostituibile esperienza materna, significativo per il consolidamento della sua impronta artistica fu anche il ritrovamento e il restauro di un casale dell’800’, rudere abbandonato e distrutto dalle intemperie, di cui seguì personalmente i lavori come operaio e architetto. È proprio in quel contesto che capì l’importanza della manualità, capace di trasmettere una forte energia da chi la toccava a chi la riceveva.

Durante la sua vita, Sonia Bellezza si è trovata ad affrontare la cosiddetta “sindrome del nido vuoto”, e ha riscoperto nell’arte una forma di terapia, che ancora oggi continua a tenerla impegnata non solo fisicamente, ma soprattutto mentalmente. Così si impegnò nella realizzazione di dipinti, con lo scopo di riempire la sua casa di personaggi e colori, che hanno contribuito ad affievolire la sensazione di vuoto. Da una pittura monocroma, fatta di colori cupi e spenti, passò ad una pittura vivace, dove il colore è protagonista, simbolo di una rinascita interiore della sua persona. L’arte, come sosteneva Freud, rappresenta il soddisfacimento di un desiderio inconscio, un mezzo attraverso il quale l’osservatore viene coinvolto da visioni, emozioni e sentimenti dell’autore.

Allo stesso modo, Sonia nelle sue opere rivela lo stato d’animo che l’ha spinta a dipingere, a raccontare e raccontarsi, a condividere la sua storia con l’esterno. All’inizio della sua carriera, si è chiesta più volte se i suoi dipinti fossero rappresentativi di un’arte vera e propria, o se invece fossero solo frutto di una sua percezione visiva. Così decise di sottoporsi alla critica, esponendo i suoi lavori nelle mostre, e l’effetto riscontrato fu positivo. Ha scoperto di possedere in sé il cosiddetto “genio dell’artista”, che, mosso dalla creatività e dal proprio intimo sentire, dà vita ad opere originali e provocatorie, poiché spinge l’osservatore a porsi interrogativi e a cercare di comprendere ciò che l’autore vuole trasmettere.

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