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Santuario di Santa Maria di Mezzogiorno: il “prodigio” della Madonna del pane

Una leggenda si associa alla edificazione della storica costruzione del centro storico

Nel cuore della città di Catanzaro, si trova quella parte di storia che ben si riconosce nelle sue strade, nei sui particolari vicoli e nei suoi antichi palazzi. Inoltrarsi in quelle strade affiancate da edifici oramai vetusti, significa ritrovare il sapore di anni passati, con il vissuto di gente umile, di frotte di ragazzini scalpitanti nelle vie e di quelle porte dei “bassi”, aperte a tutti, ove s’intravedeva quella vita semplice, fatta anche di povertà. Il cuore pulsante del centro cittadino raccoglie dunque una parte di vita, con le sue leggende e la sua storia. E proprio quest’ultima la si può rinnovare passando tra i vicoli di “Via Case Arse”, immaginando quei drammatici momenti dell’ incendio del rione “Paradiso” (1461), una pagina di storia della città che delinea parte del passato burrascoso di Antonio Centelles di Ventimiglia. La sua figura è nota ai catanzaresi e, molte volte, alcuni tratti della sua vita sono stati anche rappresentati con raffigurazioni teatrali. Ma, il cuore della città si manifesta anche in quelle zone che ricordano altri importanti periodi storici, come può essere ad esempio la Filanda, luogo noto per la tessitura della seta che rese Catanzaro una delle prime città produttrici.

Si aggiunge poi, l’antica “Piazza Mercanti”, oggi Piazza Grimaldi, sede un tempo del mercato cittadino e punto nevralgico, poiché facilmente raggiungibile sia dalla zona nord che da quella a sud. Non può mancare un altro luogo importante in questo piccolo “dedalo” di vie e, i “Coculi”, restano tuttora un centro che pullula di vita, proprio come tanto tempo fa. Inoltrandosi fra le vie di questa parte di città con una immaginaria passeggiata, si potranno notare le alte mura che tuttora fungono da recinzione a qualche giardino o ancora la strada dove il Patari, grande scrittore catanzarese, abitava. Queste vecchie “rughe”, insomma, parlano della nostra Catanzaro di come il suo passato vive e di come è visibilmente presente. Proprio per tale ragione si vorrà proseguire il cammino e procedendo fra quei vicoli stretti e particolari, un’altra parte del centro storico ci appare: il rione “Pianicello”. La zona risulta essere inclusa fra i rioni più antichi della città, il cui nome, pare faccia riferimento all’area pianeggiante su cui sorge. Parlando di questo quartiere il Gariano afferma: “ (il quartiere) di S. Maria di Mezzogiorno si estende da San Nicola Coracitano sino alla porta di Pratica ed ha più corpi di guardia, il primo nella valle sottostante, il secondo sulla detta chiesa, il terzo sulla porta di Prattica ed altri in diversi luoghi”. Tuttavia ciò di cui si vorrà parlare è proprio dell’ antica chiesetta che lì si trova e che primariamente venne fondata sulla roccia (fra i secoli IX e XI), su di un costone dal quale ancor oggi si può ammirare un considerevole panorama.

C’è da dire che la chiesa, proprio in riferimento alla sua strategica posizione, non assunse un ruolo deputato al semplice culto, ma venne inclusa nelle undici “ripartizioni militari” esistenti, assumendo anche un determinante ruolo “amministrativo”. L’ edificio, riferentesi al periodo “alto medievale”, venne dedicato alla Madonna dell’Assunta, ospitando la Confraternita di San Michele Arcangelo, che rimase attiva sino al 1670. La chiesa, attualmente chiamata “ Santa Maria di Mezzogiorno”, nacque come “ Santa Maria de Meridie” proprio per la sua posizione volta a mezzogiorno. Intorno alla sua edificazione si narra una antica leggenda che fa riferimento al considerevole affresco ben visibile sul muro esterno del campanile, realizzato dal pittore Gioacchino Lamanna nel 1991. Lamanna riprodusse un dipinto, oramai completamente sbiadito, realizzato da Diego Grillo (1878/1963) noto pittore e affreschista calabrese, rinnovando nei minimi particolari quelli dell’antica tela, suscitando negli anziani del quartiere grande meraviglia (come descrive Silvestro Bressi nel suo libro “Iconografia e Religiosità Popolare dei Catanzaresi”).

Ma veniamo all’evento prodigioso che accadde e che, come viene raccontato, vide protagonista una signora avvolta in un meraviglioso mantello celeste che apparve in cima ad un albero posto in un orto adiacente al luogo ove sorge l’attuale Santuario ( la chiesa venne poi eletta a Santuario nel 1991 dall’ arcivescovo Mons. Cantisani). La carestia all’epoca si faceva sentire e la bellissima signora si presentò proprio a dei poveri bambini, offrendo loro del pane bianco e dei fichi. Fu così che sfamati da questa “ celestiale” apparizione vicino ad un albero di fico, tornarono più volte, tanto che la “signora” chiese di dedicarle una edicola. Dunque ogni dubbio venne evaso e per i fedeli del luogo, la “ signora” apparsa non poteva che essere la Madonna. Per tale motivo venne eretta una piccola cappella che nel tempo subì varie trasformazioni.

Nei pellegrinaggi dei fedeli, qualcuno ricorda che, come “atto votivo”, molti erano coloro che intraprendevano la salita dell’irta scala che da “Via Carlo V” arriva proprio dinanzi al Santuario di S. Maria di Mezzogiorno. Attualmente la Chiesa consta di una navata unica con tre cappelle per lato, al suo interno varie opere sono custodite. Fra queste da ricordare la tela della “Madonna col Bambino”, un’opera di Battistello Caracciolo del XVII secolo, si aggiunge il “Buon Pastore” un cesello in argento della porticina del Tabernacolo dell’ Altare Maggiore, un prezioso organo del ‘700 e, infine, un rosone con “San Vitaliano benedicente” e il dipinto sacro della “Assunzione della Madonna in Cielo”. La “Madonna che offre pane e fichi”, che mostra la Santa Vergine nella sua “elevazione celestiale” sulla cima di un albero di fichi ed in mano una forma di pane, rimane dunque un’opera molto singolare, simbolo di un “evento miracoloso” e di quella religiosità popolare che viene tramandata nel tempo.