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Storia dell”ingordo’ Giangurgolo: la Commedia dell’arte, il Convento della Stella,la peste e gli spagnoli

Il personaggio già da diversi anni è stato posto alla ribalta nazionale da Enzo Colacino, catanzarese doc

Una storia così tramandata, una storia che riconduce ai tempi della “Commedia dell’arte” (seconda metà del 500), ma anche al Convento delle Suore della “Stella” di Catanzaro. Intorno alla figura carnascialesca di “Giangurgolo” diverse tesi si affacciano, fra queste pare si accrediti l’origine di questo personaggio proprio al Convento della Stella ove lui sembrerebbe esser nato, spostandosi successivamente nel vicino Convento dei Cappuccini del Monte dei Morti dove avrebbe passato la sua infanzia.

Si narra ancora, che, una volta adulto, un particolare episodio stravolse la sua vita, cambiandone probabilmente il percorso. Durante una battuta di caccia si trovò a salvare uno spagnolo dall’assalto di alcuni briganti, il suo impegno non ebbe fortuna e, nonostante le cure, il malcapitato trovò ugualmente la morte. Tuttavia lo spagnolo, in segno di riconoscenza, volle lasciargli la sua eredità e una lettera, dove veniva spiegato come poter salvare la città di Catanzaro. Egli cominciò, a suo modo, a contrastare l’occupazione spagnola e insieme ad altri attori inscena spettacoli satirici, al fine di fomentare il pubblico portandolo così alla rivolta. Di seguito, non trovando il raggiungimento del suo scopo ed essendo stato condannato a morte, cerca rifugio in Spagna. Diverso tempo dopo, tornato a Catanzaro, la visita ad un amico ammalato di peste fu fatale, poiché infettatosi anche lui, di lì a poco morì.

La breve storia di Giangurgolo, svoltasi nella città di Catanzaro, non è comunque il solo punto di “origine” di questo personaggio, infatti, come si è già detto, viene legato alla Commedia dell’Arte, rappresentando la maschera per eccellenza della Calabria. Il suo nome pare significhi “Gianni Golapiena” o “Gianni Boccalarga”, ovvero una persona chiacchierona e ingorda, delineandosi pertanto come un “tipo” un po’ spaccone e dedito al consumo del buon cibo. Nella Commedia dell’Arte egli appare, probabilmente a caricatura, come un signorotto ricco e gradasso, nelle varie immagini viene rappresentato indossando una maschera dal grosso naso, un cappello a forma di cono, un colletto plissettato bianco alla spagnola intorno al collo, un gilet arabescato con sopra una lunga giacca a righe rosse e gialle, pantaloni al ginocchio dello stesso colore e, infine, una spada posta nella bandoliera alla cintura. Nella “Commedia” prevale quel suo carattere spaccone, adulatore delle donne, sebbene il suo aspetto fisico non trovi riscontro in loro, suscitando pertanto comicità ed ilarità nelle sue espressioni teatrali. Alcune fonti riconducono la nascita della maschera di Giangurgolo anche a Napoli, poiché in alcune “commedie” compariva un certo “Capitan Giangurgolo” (1618), altre invece, nei secoli successivi, la destinano alla città di Reggio Calabria, dove questa maschera veniva sovente usata per deridere i nobili siciliani decaduti. Certamente, la sua figura risaltava in maniera particolare perché, ironicamente, mostrava le classi dominanti.

Attualmente il personaggio di Giangurgolo già da diversi anni è stato posto alla ribalta da Enzo Colacino, catanzarese doc, nonché regista e attore vernacolare. Egli ne aveva già rappresentato il personaggio in alcune commedie, ma soprattutto, lo ha reso noto in svariate manifestazioni carnevalesche svoltesi in tutta Italia, in rappresentanza della Calabria e della stessa città di Catanzaro. Vari i suoi interventi nelle sfilate carnascialesche di Modena, Verona e Novara, senza dimenticare il “Festival Nazionale delle Maschere italiane” a Parma, si aggiungono altre tappe come ad esempio Chieri, Busca e Loano, ma, nei suoi viaggi non manca certamente il sud ed infatti Colacino ne fa conoscere la maschera anche ad Acireale e Lecce. Insomma, un variegato tour che lo vide impegnato anche lo scorso anno, appena in tempo con il procedere del “Covid”.

Enzo Colacino iniziò questa sua “avventura”, in maniera del tutto casuale: “Nel 2013 tramite un’amica – afferma infatti – seppi casualmente del “Festival delle Maschere” di Parma dove venivano invitate tutte le regioni, decisi di partecipare portando questa maschera per la Calabria, di cui, tra l’altro, ne avevo già indossato i “panni” in diverse commedie del Sorrenti“. Iniziano così ad esserci appuntamenti annuali in occasione del Carnevale, ai quali Colacino non manca, questo fa sì che Giangurgolo viene sempre più conosciuto affermandosi anche per la sua simpatia ed eloquenza, tant’è che nell’ultima manifestazione carnevalesca di Modena, viene invitato ad affacciarsi dal balcone del “Palazzo dell’Accademia” insieme al sindaco, per salutare le numerose maschere che affollavano l’intera piazza. Un momento particolare e ricco di grande emozione.

Nei suoi viaggi Giangurgolo viene accompagnato dal “cantastorie” Alessio Bressi e dalla stessa signora Colacino nei panni di “Calabrisella”, una maschera ideata da entrambi i coniugi ispirandosi ai costumi calabresi. A questa particolare idea si aggiunge anche quella della creazione della statuetta in cartapesta e terracotta, affidata ad un’artista del settore della città di Lecce, un modo per rinnovare un’arte antica traslandola nella bella immagine di questo peculiare personaggio. Certamente, aver dato modo di far conoscere la maschera del territorio calabro, non può che far emergere quella cultura che fa riferimento proprio alla “Commedia dell’arte”, inserendo in maniera tangibile anche la Calabria nelle maschere carnevalesche del panorama italiano. A Catanzaro, non si può dimenticare il carnevale organizzato dal grande Umberto Catacchio (scomparso nel 2009) che, nel quartiere marinaro, se pur in maniera semplice ha sempre avuto la capacità di raccogliere un gran numero di persone e di “maschere”. Il carnevale in città ha avuto un proseguo con altre manifestazioni, tuttavia sarebbe bello poter avere qualcosa di particolare come ad esempio un “raduno” delle varie maschere italiane, come già da tempo Enzo Colacino avrebbe voluto realizzare:” L’idea di portare il carnevale qui, è sempre stato nei miei pensieri – dice in conclusione – purtroppo il Covid ha intralciato ogni attività, ma, rimane sempre la speranza che questo “sogno nel cassetto” possa in futuro avverarsi”. Giangurgolo, intanto, procede la sua “corsa” e si prepara per questo nuovo carnevale.