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Da Bologna a Simeri, la scrittrice Marta Franceschini: ”La felicità di vivere in Calabria, la mia ‘India italiana’”

L'autrice di 'La discesa della paura' (Sellerio), 'La valigia di Agafia' (Marlin Editore) e altri libri ancora si racconta. Il colpo di fulmine con la Chiesa Collegiata, il suo amore per il Sud: 'Un luogo che vibra con me'

Che poi non è del tutto vero che dalla Calabria scappano tutti. C’è anche qualcuno che questa terra tanto bella e bistrattata dai suoi stessi abitanti, la sceglie per viverci. Così, semplicemente perché ha deciso che le piace.

È la storia di Marta Franceschini, 62 anni bolognese, giornalista e scrittrice; sono suoi La discesa della paura (edito da Sellerio), La valigia di Agafia (Marlin Editore) e Ieri, oggi e domani (Angelini), solo per citare alcuni dei libri che ha scritto. La si potrebbe definire un’autentica giramondo, appassionata di cultura e culture.

Un bel giorno, durante il primo lockdown, nella sua casa di Bologna, Marta matura l’idea di mollare tutto e ricominciare daccapo… in Calabria: “Il 19 Marzo 2020 sono passata da un miliardo e trecento milioni di persone a zero, nel giro di 24 ore: rientrata precipitosamente dall’India, mi sono ritrovata da sola, nella mia casa di Bologna, in pieno lockdown – racconta-.

Da anni vivevo 6 mesi in Italia, e 6 in India, che ho sempre considerato una seconda patria, e avevo tutte le intenzioni di continuare a farlo. Invece è arrivata la pandemia. Ho subito intuito che sarebbe stata una storia lunga, e soprattutto che avrebbe influito pesantemente su viaggi e spostamenti.

Durante i lunghi giorni di isolamento forzato ho avuto tanto tempo per riflettere. Sentivo forte l’esigenza di un cambiamento, di una profonda trasformazione. “Se non posso più andare in India”, mi sono chiesta, “dove vorrei fermarmi?” La risposta è stata istintiva e immediata: in Calabria!

La Calabria la amo da sempre, ci sono venuta in vacanza decine di volte, anche perché, durante gli anni dell’università, avevo fatto amicizia con dei ragazzi calabresi, proprio del quartiere Lido di Catanzaro, con cui siamo rimasti in contatto in tutti questi anni.

Credo di avere un animo “meridionale”, ho sempre sostenuto di essere nata per sbaglio a Bologna: amo il sud del mondo, e anche in Italia, lo confesso, il mio cuore batte da Roma in giù. Conosco bene anche Puglia e Sicilia, entrambe regioni bellissime, ma quello che provo per la Calabria è viscerale e irrazionale, come tutti gli amori. Per dirla in altre parole: la felicità di essere qui, non la provo altrove.

Diciamo che è la mia “India italiana”. Le sue incongruenze, in qualche modo, mi corrispondono. Forse il fatto di essere così incompresa, me la fa amare tanto. Così violata, in un certo senso. E così selvaggiamente bella.

Comunque, durante il mio lockdown bolognese, ho telefonato ai miei vecchi amici di Catanzaro Lido e ho chiesto loro un appoggio per il primo periodo, cosa che, grazie alla proverbiale generosità dei calabresi, mi è stata prontamente accordata. Ho caricato la macchina all’inverosimile e, il 3 Giugno mattina, ovvero all’alba della riapertura nazionale, sono partita per il mio amato sud”.

Adesso vivi a Simeri Crichi. Perché proprio Simeri?

“Quando mi chiedono come ho fatto a trovare Simeri, rispondo sempre che è Simeri che ha trovato me. Pochi giorni dopo il mio arrivo a Catanzaro Lido, stavo esplorando in macchina il territorio circostante, quando ai miei occhi sono improvvisamente apparse le rovine di uno stupendo castello medievale, ai cui piedi un cartello indicava la direzione per un improbabile “centro”.

L’ho seguito, e mi sono trovata davanti alla Chiesa Collegiata di Santa Maria dell’Itria: è stato amore a prima vista! Incredula, mi sono incamminata per i vicoli deserti del piccolo borgo, fino al belvedere che si affaccia sullo Ionio, in lontananza. Immediatamente ho pensato: “Qui, vorrei vivere!” Ed é qui che vivo attualmente”.

Che idea ti sei fatta del tuo futuro calabrese?

“Mi piacerebbe passare qui l’ultima parte della mia vita, se Dio vorrà. Vorrei che questa terra diventasse “casa”. Non cerco grandi cose, forse perché molti sogni li ho già realizzati: ho vissuto in tante parti del mondo, ho viaggiato moltissimo, sono andata lontano, sia coi piedi che con la mente. Ora sogno una vita semplice, all’insegna dello “slow-style”: per esempio, mi piacerebbe impiegare i prossimi dieci anni a visitare la Calabria palmo a palmo, scoprire una ad una le sue segrete bellezze, gioielli magari nascosti o dimenticati, così come la sua storia, le sue tradizioni. E magari, un giorno, scrivere un romanzo ambientato in Calabria…”

Cosa ti aspetti da questa terra?

“Spero che la Calabria possa accettarmi per quello che sono: una vecchia signora un po’ stramba, che le fa la corte, nonostante tutto”.

C’è un luogo in cui hai vissuto in passato che ti ha delusa? Non hai paura che succeda anche qui?

“La delusione fa parte della vita, non è un optional che si può evitare. Una dose di delusione è implicita in ogni relazione, lavoro, esperienza. Il posto perfetto non esiste. Al massimo, si può trovare quello più vicino alla propria natura, quello che ci è più congeniale. Un luogo che vibra con noi. Al momento, per me, è la Calabria”.