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Libri, nuovo riconoscimento per la scrittrice catanzarese Maria Primerano

Finalista con encomio Le indemoniate Racconti fantastici di Tommaso Campanella al cardinale Richelieu al Premio Letterario Nazionale Un libro amico per l’inverno

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Ancora un riconoscimento per la scrittrice catanzarese nonché cardiologa Maria Primerano: si classificano, infatti, Finaliste con encomio Le indemoniate Racconti fantastici di Tommaso Campanella al cardinale Richelieu, Tullio Pironti Editore, tra 722 opere edite di narrativa e poesia al Premio Letterario Nazionale Un libro amico per l’inverno, indetto e organizzato dall’Associazione culturale GueCi, con i patrocini Città di Rende, Istituto Italiano di Cultura di Napoli, Cisat (Centro Italiano Studi Arte-Terapia), Liups (Libero Istituto Universitario Per Stranieri Francesco De Sanctis).

La vicenda del frate domenicano Tommaso Campanella e i suoi racconti fantastici al cardinale Richelieu in Francia ove era stato chiamato dal re Luigi XII per leggere la mano e fare l’oroscopo, e gli accadimenti verificatisi nel convento di Soriano Calabro, convento in cui il domenicano si era formato, costituiscono, ricordiamo, il fulcro del libro. Libro che, ricco di bibliografia, dalla pubblicazione, ha vinto moltissimi premi letterari nazionali e internazionali, tanto da far guadagnare all’autrice, nell’ambito del Premio letterario Locanda del Doge in Veneto, l’appellativo di Nuova Sherazade, ove Sherazade era la principessa orientale che, con le sue meravigliose storie raccontate ogni notte allo sposo non desiderato, era riuscita a salvarsi la testa dalla scimitarra incombente.

Ma ecco cosa scrive l’autrice nella prefazione:

Come un incantevole trompe l’oeil una moltitudine di personaggi si diafanizza nei riflessi di una galleria di specchi barocchi. Ed è in questi, superbamente dorati e dalle cesellate cornici, ora tutti macchiati e appannati dal tempo, che essi si rincorrono, si scambiano il posto da protagonisti e intrecciano le loro vicende come giocando a mosca cieca tra citazioni filosofiche e spaccati di vita fantastici in un labirinto di unicità.

Si gioca all’aperto, nelle campagne, nelle chiese, nei conventi e nei castelli.

In una continua tensione dialettica fra ordine e disordine, il gioco, sotto forma di racconto, fatto di rimandi e sottigliezze, di dialogo ricorrente fra soggetti e situazioni evocate, presenta, su tale palcoscenico di superficie riflettente, una varia umanità che danza su musiche diverse come bourrées, gavotte e minuetti, ma anche tra suoni di campanili, di sonagli di asini e cavalli, di campanacci di pecore, di stoviglie di cucina e di agenti atmosferici, di catene carcerarie e di abiti fruscianti, e ne fa intravvedere le favole, ne svela le storie apocalittiche, ne traccia i ritratti maschili e femminili, i vezzi e i capricci.

Siamo nel regno dell’utopia e del reale, e giochiamo e ci divertiamo con ironico delirio e impulsiva e spinta teatralità.

Lo specchio, infatti, artificio che consente tale gioco, davanti al quale si rimane a bocca aperta per stupore e meraviglia inseguendo realtà e illusione, nella sovrapposizione di visioni reali e visioni immaginarie, normali o distorte, restituisce forme che si duplicano e si centuplicano. In esso possiamo far diventare l’albero foresta e da una stella tuffarci in un firmamento pieno di astri, vedere un corvo librarsi nell’aria tra una moltitudine di altri corvi e osservare un fascio di erba secca farsi tante fiamme da cui diavoli si lanciano verso di noi e ululano e sghignazzano.

Tra svolazzi di verità e arzigogoli di falsità, prospettive artificiali e immagini in cui la realtà sfuma in illusione, lo specchio riflette spettacoli fantastici, trasfigurazioni dell’uomo, racconti e favole, e ci regala numerose epifanie:  personaggi come Tommaso Campanella e il Cardinale Richelieu, Caterina de’ Medici, Nostradamus e Fernel, Cartesio e Galilei, poi ancora Re Luigi XIII e Maria de’ Medici, Diana de’ Poitiers, Gabrielle d’Estrées, suore vere e indemoniate, nane e deformi di corte, musicisti e cantanti, danzatori, cortigiane e lacchè, aristocratici e santi, domenicani e francescani, diavoli veri e diavoli falsi. 

Nel 1600, però, la catottrica non è solo lo studio di un surrealismo visionario, fuor di dubbio fantastico per la comparsa di mondi divertenti e immaginari, ma è anche percepito come lo studio delle riproduzioni esatte della realtà, e lo specchio, sia liscio che incurvato, fatto di vetro, di metallo o di liquido, è sempre strumento riflettente il mondo, è fonte di conoscenza, concetto già espresso nell’Antico Testamento, ritornato nella filosofia del platonismo antico e poi ripreso nel neoplatonismo rinascimentale. L’intero universo, dunque, si specchia nell’uomo e questi a sua volta riflette l’immagine di Dio. E ciò accade sia nelle sue migliori espressioni sia nelle varianti deviate ossia nel diabolico.

 

Le indemoniate Racconti fantastici di Tommaso Campanella al cardinale Richelieu figurano, tra le altre biblioteche, nella Harvard Library di Cambridge, USA e nella Biblioteca della Università di Denver, USA.

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