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Bene per l’acquisto del Masciari ma tanti nodi ora da sciogliere

Preoccupa per esempio che da parte dell’Amministrazione Comunale non si sia ancora stabilito che la gestione deve essere affidata alla Fondazione Politeama, che deve gestire le attività per cui è nata e non già ambigue attività commerciali polivalenti

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di Marcello Furriolo*

L’Amministrazione Comunale di Catanzaro ha concluso positivamente l’iter procedurale per l’acquisizione definitiva dell’immobile del Cinema Teatro Masciari. Si conclude così una tormentata vicenda avviata da oltre un decennio, che rischiava di sottrarre alla comunità catanzarese e non solo uno dei beni culturali che hanno fatto la storia civile del capoluogo di regione. Occorre, pertanto, dare atto a quanti hanno contribuito al buon esito di questa operazione, dal Sindaco agli Uffici Comunali e ai consulenti esterni che hanno collaborato alla stesura del programma di Agenda Urbana, che ha consentito questo importante e meritorio risultato.

Detto questo, però, non mi fermerei alla parte trionfalistica di questa vicenda, che ha interessato molto l’opinione pubblica, a conferma di quanto il Masciari sia parte integrante della storia e della vita sociale e culturale di Catanzaro e del suo centro storico. Ma lo è stato e lo è non come bene immobile, pure di grande pregio architettonico e artistico, ma per la sua imprescindibile funzione di luogo di spettacolo pubblico, nelle sue espressioni  più importanti, dal cinema al teatro.

Il Masciari ha svolto un ruolo straordinario per intere generazioni di catanzaresi, anche quando a Catanzaro i cinema erano chiusi o quando il nuovo Politeama non era stato ancora pensato. Si deve al lavoro di imprenditori appassionati come Angelo Rocca, Don Mimì Lacanna, se nell’immediato dopoguerra, al vecchio Politeama e al Masciari, si poteva assistere ai grandi film americani, al grande teatro di Vittorio Gassmann, di Romolo Valli, di Paolo Stoppa, ma anche alle grandi riviste di Carlo Dapporto, Renato Rascel, Walter Chiari... E negli anni 70 il Cinema Masciari fu anche teatro di una grande battaglia di costume in difesa del “comune senso del pudore” dell’allora Procuratore Generale Donato Massimo Bartolomei, che portò Catanzaro e la Calabria agli onori della cronaca nazionale per il sequestro, nel solo anno 1974, di ben 9 film ritenuti osceni.

Vicende cariche di sottile melanconia della memoria, se si pensa che, proprio in questi giorni, si è decretata, finalmente, l’abolizione definitiva di qualsiasi forma di censura alle opere cinematografiche e in genere all’arte e ai prodotti dell’intelletto… 

Sul finire degli anni 80 come Amministrazione Comunale avevamo immaginato di collegare idealmente l’area del Masciari a quella del Politeama, in una sorta di “quartiere dei teatri e dello spettacolo”, nel cuore del centro storico e ricordo che, in questo senso, assieme all’amico prof. Massimo D’Alessandro, ebbi l’onore e il privilegio di incontrare il grande architetto Marco Zanuso, che avrebbe dovuto elaborare uno studio preparatorio. La cosa, purtroppo, come tanti altri buoni propositi, rimase solo a livello di idea… 

Alle alterne vicende che hanno caratterizzato l’esistenza del Masciari ha dato un contributo decisivo per la sua sopravvivenza, garantendone a tutti i costi la sua destinazione esclusiva come luogo di cultura e di spettacolo, il compianto avv. Franco Ferrara e la sua encomiabile iniziativa della “Cooperativa Nuova Ipotesi”, mirabile esempio di intelligenza e amore per la cultura legata allo sviluppo del territorio. L’instancabile lavoro di Franco è stato pervicacemente portato avanti dal fratello Andrea che, con sacrifici anche personali di non poco conto, ha garantito che il Masciari continuasse ad offrire grandi spettacoli cinematografici e teatrali, sopravvivendo anche all’usura del tempo e alle ridotte risorse economiche  per garantire un’adeguata manutenzione dell’immobile.

Fino a quando anche l’entusiasmo e la passione della famiglia Ferrara non si è dovuta arrendere difronte agli interessi sordi della proprietà e alle differenti valutazioni della pubblica amministrazione. Inizia così una lunga fase in cui si spengono le luci in sala e con esse anche le speranze dei catanzaresi di ritornare a sedere sulle poltrone di velluto  giallo o nei palchetti riservati della splendida balconata in ferro battuto del vecchio cinema teatro. Si deve alla Giunta guidata da Rosario Olivo l’avvio concreto delle procedure per l’acquisto dell’immobile, non andato purtroppo a buon fine, sino ad un diverso approccio della Giunta guidata da Sergio Abramo, che cambia modalità di finanziamento dell’operazione e inserisce il Masciari in un contesto finanziario di più largo respiro.

Ma anche di più incerta definizione della sua destinazione d’uso originaria. Con non poche incognite che si collegano a tante storie che riguardano il patrimonio immobiliare catanzarese, che nel corso degli anni ha subito stravolgimenti, che hanno completamente snaturato la destinazione e la vocazione culturale iniziale. Non è chiaro, infatti, sia il programma di restauro dell’immobile che la sua destinazione futura, al di là di vaghi riferimenti alla sua “fruizione sociale”, che, se possibile, accresce la preoccupazione sulla salvaguardia di un patrimonio architettonico e culturale nato per essere un cinema-teatro e tale deve rimanere.

Preoccupa, infatti, che da parte dell’Amministrazione Comunale non si sia ancora stabilito che la gestione del Masciari deve essere affidata alla Fondazione Politeama, che deve gestire le attività per cui è nata e non già ambigue attività commerciali polivalenti. Preoccupa altresì che il Comitato per la difesa del Masciari, che ha avuto il grande merito di tenere acceso l’interesse della pubblica opinione nei momenti difficili della sua nefasta chiusura, ancora non dica nulla sui lavori di restauro e soprattutto sulla salvaguardia della sua funzione esclusiva di cinema teatro pubblico, aperto evidentemente a proficue partnership con qualificati professionisti privati del settore.

Credo che si debba aprire una grande questione, non meno importante della questione immobiliare, anzi sicuramente più delicata e complessa. Perchè occorre difendere il Masciari, così come tanti altri beni culturali, da una gestione populista, che sotto la bandiera demagogica  del sociale rischia di distruggere la storia, la memoria e i valori culturali di questo territorio. Perchè acquisire un immobile alla proprietà pubblica potrebbe essere solo un’operazione finanziaria, se non si preservasse e si restituisse quell’immobile alla funzione straordinaria e non negoziabile per cui è stato realizzato, amato e vissuto dai cittadini.  

 *avvocato

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