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L’intervento: ‘Sebastiano Valentino e il suo flauto: una magnifica passione’

L’ultimo saluto al direttore della “Magna Graecia Flut Choir – Orchestra di Flauti della Calabria” che dall’estremo Sud della stessa aveva portato per anni il suo messaggio musicale di pace, amore, passione e volontà al resto del mondo

Riceviamo e pubblichiamo a seguire l’intervento a firma di Adele Fulciniti 

Non è stato, come potrebbe sembrare, per uno strano caso del destino, ma piuttosto, potremmo dire, per un perentorio Ordine Celeste che il feretro contenente la salma del maestro Valentino si trovasse, venerdì 16 aprile 2021, nella camera ardente allestita nell’ospedale “Le Molinette” di Torino, dove alcuni elementi dell’orchestra di flauti Joueurs de Flute facente capo al Teatro Regio della città, si recavano, sua sponte, a rendere omaggio all’amico, al collega, con la cui formazione la stessa orchestra è gemellata.

Compunti e commossi i musicisti tributavano così, dall’estremo nord dell’Italia, l’ultimo saluto al direttore della “Magna Graecia Flut Choir – Orchestra di Flauti della Calabria” che, dall’estremo sud della stessa, aveva portato per anni il suo messaggio musicale di pace, amore, passione e volontà al resto del mondo coi suoi giovani flautisti che, grazie a lui, continueranno, lo speriamo tutti, ad incantare le platee.

Non aveva ancora quarant’anni il nostro eroe della musica; li avrebbe compiuti il 24 maggio prossimo, ma aveva dedicato tutta la sua breve esistenza alla nobile causa musicale come arte capace di dare un senso alla vita dei più piccoli, spesso sopraffatti dalla realtà attuale che, deprivata dei valori fondamentali, getta la gioventù in uno stato di smarrimento e oppressione attanagliante.

Il Maestro era nato a Borgia, in provincia di Catanzaro, paese di antica storia, situato sulla collina antistante il Golfo di Squillace, così chiamato a memoria dell’efferato dominio della omonima famiglia, ma con un retaggio culturale di maggiore rilevanza che risale al 500 d.C., quando Flavio Magno Aurelio Cassiodoro fondava a Scolacium, a un tiro di schioppo dal luogo natio, la prima Università d’occidente.

Negli “Studi Universali” l’illuminato filosofo e giurista riproponeva, nel cuore della Magna Grecia, il modello greco, appunto, che vedeva la musica come la madre di tutte le discipline, anello di congiunzione tra arte e scienza.

Il giovane Sebastiano si era nutrito di tali principi e li aveva sposati in maniera indissolubile, comprendendone profondamente la linea guida imprescindibile: il pathos, la passione, motore unico dell’universo.

Non a caso aveva denominato la sua associazione musicale “Magna Graecia” per rammentare ai suoi ragazzi quell’ “amor che move il Sole e le altre Stelle” di dantiana memoria, di cui a essi ha dato esempio altissimo e che rimarrà il marchio indelebile della loro vita, quel segreto antico e nuovo che fa di ogni giorno un miracolo, quella polverina magica capace di rendere reale ciò che sembra addirittura impossibile.

Egli riusciva ad applicare questa norma ardua e semplice a un tempo, gettando ponti, creando sinergie e intessendo relazioni fruttuose che hanno consentito ad un manipolo di fanciulli di salire alla ribalta internazionale, partendo dalla remota Calabria.

La regola d’oro che egli ha insegnato ai suoi fortunati pupilli ha tre elementi fondamentali: serietà, severità, sacralità che rifiutano le scorciatoie, il lassismo ed il pressapochismo minimalista, pane quotidiano offerto con leggerezza e a piene mani alle giovani generazioni, cui oppone il rigore assoluto che non cede alla resa e che anela alla perfezione, affrancandoli in tal modo dal grigiore della mediocrità, cosa della quale dovranno essi esser grati e consapevoli per il resto della loro vita.

La stupefacente capacità di saperli amorevolmente bacchettare e galvanizzare al tempo stesso, ha permesso loro di raggiungere un livello così alto da lasciare di stucco fior di maestri del calibro di Peter-Lukas Graf di Zurigo, di Juana Guillem di Valencia, Nicola Mazzanti, Claudio Montafia, Angelo Pertichilli, Marta Rossi, Salvatore Vella, Marco Zoni e molti altri, duranti i seminari da lui organizzati, nel trovarsi di fronte ad una formazione omogenea e professionale oltre ogni aspettativa, si da far guadagnare a turno, a ogni componente della gloriosa compagine, varie borse di studio assegnate puntualmente dagli stessi maestri, all’appuntamento di fine anno col “Gran Galà del flauto”, spettacolo che non ha mai mancato di riscuotere un autentico successo di pubblico e di critica, con la partecipazione di ospiti eccezionali.

Il gruppo, impavido, ha varcato i confini regionali dopo i positivi esiti ottenuti attraversando la Calabria in lungo e in largo, continuando la sequela di affermazioni dalla Sicilia all’Abruzzo, dall’Umbria alla Lombardia, alla Toscana dall’Emilia, dalla Campania al Lazio, dove hanno raggiunto Papa Francesco suonando per lui in Piazza San Pietro in occasione dell’udienza generale dell’11 giugno 2014.

Si sono spinti addirittura oltralpe alla volta dell’Inghilterra, percorrendola da un capo all’altro e mietendo ovunque lusinghieri successi, fino a meritare una diretta radiofonica trasmessa dalla BBC.

La tenacia e l’audacia del valoroso capitano non si ferma qui, pronto sempre ad arricchire i suoi variegati spettacoli dal vastissimo repertorio, con la presenza, oltre ai già citati maestri, di solisti dei più svariati strumenti, come ad esempio il famoso violinista Sergio Messina e soprattutto di una rosa eccezionale di cantanti lirici, quali i soprani Maria Grazia Cucinotta, che ricopre anche il ruolo di direttore artistico dell’Associazione, Marta Amoroso, Fernanda Iiritano, le giovani promesse Maria Mellace e Marta Bianco, i baritoni Fabrizio Brancaccio e Daniele Tommaso Mellace e il tenore Amerigo Marino che con le loro melodiose espressioni vocali allietano le brillanti serate.

Una particolare menzione merita la figura tenorile di ICHIO SAKATSUME, che per l’affetto e la stima che ha sempre nutrito verso l’orchestra ed il suo fondatore, ci tiene a raggiungere la Calabria da Tokio, pur di offrire il suo contributo a tutta la compagine con la sua splendida voce.

Il maggior vanto del Maestro è il suo quintetto di flauti “Aulos”, fiore all’occhiello del suo glorioso percorso, che vedeva impegnati, in alternanza insieme a lui nelle esecuzioni al flauto e all’ottavino i suoi allievi più fedeli e brillanti allievi quali: Manuela Casadonte, Maddalena Cefaly Gianni Iannelli, Claudio Lumare, Francesca Palaja, Veronica Romeo, Gennaro Santillo, Luigi Tassone e non ultime le beniamine del gruppo: Giulia Curcio e Asia Guerrisi, che hanno seguito il maestro con ammirevole costanza sin da bambine, padroneggiando i due strumenti con lodevole maestria.

Geniale oltre ogni immaginazione, il vulcanico Sebastiano era una fucina di sempre nuove ed esilaranti idee che lo avevano portato addirittura a invitare in Calabria l’ “Ars Choralis” di New York e a gemellarla con la sua orchestra, che aveva con essi inciso due brani per un CD.

Amava visceralmente la sua terra che non aveva mai voluto lasciare e che di essa aveva fatto un punto di partenza e un polo di accoglienza. Aveva preferito, perciò, portare a compimento i suoi studi al Conservatorio “Fausto Torrefranca” di Vibo Valentia, sotto la guida dell’emerito maestro Verio Sirignano, che tanta parte ha avuto e continua ad avere in questa luminescente iniziativa, cominciata alla Scuola Media Pascoli di Catanzaro, città nella quale ha continuato a offrire le sue brillanti prestazioni collaborando anche con l’Associazione “Amici dell’Opera Lirica”, con la presidenza di Daniele Tommaso Mellace e l’Associazione “Amici della Musica”, con la presidenza di Daniela Faccio Schipani.

La sua religiosa vocazione alla musica e alla sua orchestra non gli aveva fatto sentire l’esigenza di sposarsi, considerava i suoi ragazzi suoi figli spirituali e le loro rispettive famiglie, la sua grande famiglia allargata, viveva per loro e con loro condivideva gioie e soddisfazioni, dolori e preoccupazioni.
Generoso fino allo spasimo, non si risparmiava mai, fino a trascurare se stesso e la sua salute, fino a morirne.

Sarebbero dovuti partire tutti insieme alla volta della Grande Mela dove l’Ars Choralis li aspettava a braccia aperte. … Ma non rinunceranno all’agognato viaggio: lassù il mago saprà escogitare un piano di risoluzione e per esortarlo ad agire in tal senso voglio usare le parole toccanti e traboccanti di stima e di affetto a lui rivolte, dopo la sua dipartita, dal primo flauto del Maggio Musicale Fiorentino, Nicola Mazzanti: “Caro Sebastiano, avrei voluto riabbracciarti domani. Sei stato una grande persona. Hai sempre lavorato col cuore, con tanto amore. Hai fatto grandi, grandissime cose. Ciao Sebastiano. Tra i beati in cielo aiuta noi tutti a proseguire idealmente il tuo lavoro, il tuo percorso, la tua passione. Riposa in pace.”
Si, proprio così, sarà la sua passione ad accompagnarli, la sua magnifica passione!